Attualità
Colorado: scuole cattoliche alla Corte Suprema per non rinnegare l'insegnamento della Chiesa
L'episcopato americano difende davanti alla Corte Suprema alcune scuole materne cattoliche del Colorado che rifiutano di rinunciare all'insegnamento della Chiesa sulle ammissioni per entrare nel programma prescolare universale.

La Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti ha depositato un parere di amicus curiae presso la Corte Suprema a favore di alcune scuole materne cattoliche del Colorado. Due genitori, due parrocchie e l'arcidiocesi di Denver chiedono di essere ammessi al programma prescolare universale dello Stato senza rinunciare all'insegnamento della Chiesa sulle ammissioni. La causa è nota come St. Mary v. Roy e ha per oggetto il dipartimento della prima infanzia del Colorado.
La Chiesa non ha mai considerato l'educazione dei bambini una materia neutra. Rivendica, per diritto divino, una parte propria nella formazione delle anime redente dal battesimo, e questa parte non si piega ad alcuna autorità civile. Educare significa ordinare il bambino al suo fine ultimo; una scuola cattolica che ammettesse indistintamente, senza riguardo alla fede e ai costumi delle famiglie, cesserebbe di essere ciò che pretende di essere. Il matrimonio è l'unione di un uomo e di una donna, e l'uomo è creato maschio e femmina; insegnare altro, o tacere là dove lo Stato esige il silenzio, è già tradire.
Il Colorado apre il suo programma alle scuole laiche come a quelle confessionali, ma vieta a ogni scuola aderente di escludere un bambino a motivo dell'«identità di genere» o dell'«orientamento sessuale». Le scuole cattoliche rispondono che una simile regola toglie loro la facoltà di accogliere soltanto i bambini le cui famiglie aderiscono alla dottrina della Chiesa su questi punti. Il parere vi vede un esempio ulteriore di Stati e città che usano regole di non discriminazione per «esercitare discretamente pressione su certe convinzioni religiose o emarginarle», e avverte che una simile tendenza, se prosegue, rovinerebbe la capacità delle opere cattoliche di servire il bene comune accanto ai pubblici poteri.
Ciò che il potere civile chiama non discriminazione, la dottrina lo chiama confusione: non si chiede alla Chiesa di aprire le sue porte, le si chiede di tacere ciò per cui quelle porte esistono. Una scuola che non osa più dire a chi appartiene ha già cessato di insegnare.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), sul sacramento del matrimonio e sul sesto comandamento; Genesi i, 27 secondo la Vulgata, «masculum et feminam creavit eos»; Pio XI, enciclica Divini illius Magistri (1929) sull'educazione cristiana della gioventù, ed enciclica Casti connubii (1930) sul matrimonio cristiano.