Attualità
Leone XIV convoca 248 vescovi in Vaticano per i dieci anni di Amoris Laetitia
Per i dieci anni di Amoris Laetitia, Leone XIV riunisce in Vaticano circa 248 vescovi di tutto il mondo; misuriamo l'esortazione sull'insegnamento perenne della Chiesa riguardo al matrimonio e alla comunione.

Papa Leone XIV ha convocato in Vaticano, dal 7 al 14 ottobre 2026, un incontro che riunisce i capi delle Chiese orientali e i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo, in occasione dei dieci anni dell'esortazione Amoris Laetitia. Sono attesi circa 248 vescovi, «con alcune famiglie e alcuni esperti». La sotto-segretaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, Gabriella Gambino, presenta queste giornate come un «discernimento sinodale» sul modo di annunciare il Vangelo alle famiglie oggi alla luce dell'esortazione. L'unica convocazione paragonabile di tutti i presidenti delle conferenze episcopali resta il vertice sugli abusi del febbraio 2019.
A sostegno sono stati addotti alcuni dati: in Polonia i matrimoni religiosi sarebbero calati del 45% in cinque anni; in Australia sarebbero passati dall'88% al 16% tra il 1970 e il 2024. Firmata da papa Francesco al termine dei sinodi del 2014 e del 2015, Amoris Laetitia ha aperto la porta a che i divorziati impegnati in una nuova unione possano, in alcuni casi, accedere alla santa comunione, e ha riconosciuto «elementi positivi» in unioni che non corrispondono pienamente al matrimonio cristiano. Il papa regnante ha, nei suoi interventi pubblici, fatto propria l'esortazione.
La presentazione ufficiale insiste: non si tratta formalmente di un sinodo, l'incontro non intende valutare i punti di forza e di debolezza di Amoris Laetitia e non produrrà un documento finale sinodale. Il programma prevede preghiera, interventi di fondo, discussioni in piccoli gruppi, relazioni quotidiane, dialogo in plenaria e una commissione incaricata di redigere un testo. Altri leggono l'evento diversamente: tra i nomi aggiunti dal Papa figurano Cupich, McElroy, Tobin, Cobo, Hollerich, Fernández, Tagle e David, tutti ritenuti favorevoli alla linea del pontificato precedente, mentre nessuno di coloro che avevano criticato l'esortazione è stato convocato. Il metodo sarebbe stato affidato alla Segreteria generale del Sinodo, cosa che uno dei suoi responsabili, padre Giacomo Costa, ridimensiona: «C'è stata anche una preparazione che abbiamo fatto insieme, quindi è inutile spaccare il capello in quattro su chi ha fatto cosa.»
Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato
Il Signore ha parlato senza giri di parole: «Non divida pertanto l'uomo quel, che Dio ha congiunto» (Mt 19, 6), e «chiunque rimanderà la sua moglie, e ne prenderà un'altra, commette adulterio contro di essa» (Mc 10, 11). Il vincolo di un matrimonio consumato tra battezzati è indissolubile, e nessuna autorità sulla terra può scioglierlo. Il concilio di Trento lo ha fissato sotto pena di anatema: chi afferma che la Chiesa erra quando insegna che il vincolo coniugale non può essere sciolto per causa di adulterio, sia anatema (sessione XXIV, canone 7).
Sull'Eucaristia la medesima tradizione è formale: «Provi perciò l'uomo se stesso: e così mangi di quel pane, e beva di quel calice. Imperocché chi mangia, e beve indegnamente, si mangia, e beve la condannazione, non distinguendo il corpo del Signore» (1 Co 11, 28-29). Il concilio di Trento insegna che nessuno, consapevole di peccato mortale, per quanto contrito si ritenga, si accosti alla santa comunione senza la previa confessione sacramentale (sessione XIII, cap. 7). Il Catechismo del Concilio di Trento ribadisce che ricevere il Corpo del Signore in stato di peccato mortale è mangiare e bere la propria dannazione.
La misura
Chi permane, fuori di ogni vincolo riconosciuto dalla Chiesa, in un'unione che il legittimo matrimonio precedente rende adultera, si trova in uno stato oggettivamente contrario alla legge di Dio. Ammetterlo alla comunione senza che rinunci a tale stato equivale a separare il sacramento dalla verità che esso significa. Aprire «la porta» dell'Eucaristia ai divorziati impegnati in una nuova unione urta frontalmente la duplice disciplina che Trento ha sigillato: sull'indissolubilità del vincolo e sulla degna ricezione del Corpo del Signore.
Un incontro convocato per approfondire questa via, i cui invitati ne condividono l'orientamento e i cui contraddittori sono assenti, si dà i mezzi di un consenso; ma la questione non dipende dai voti, dipende dalla parola di Cristo. Che sia o no un sinodo, che produca o no un documento, essa non può mutare nulla del deposito ricevuto. Il fedele terrà ciò che la Chiesa ha sempre tenuto: il matrimonio valido e consumato non si scioglie, e nessuno si accosta all'altare in stato di peccato mortale senza essersi prima confessato.
Fonti. Vangelo secondo san Matteo 19, 6 e san Marco 10, 11 (Vulgata); prima lettera ai Corinzi 11, 27-29; concilio di Trento, sessione XXIV (1563), canone 7, sul sacramento del matrimonio, e sessione XIII (1551), capitolo 7, sulla ricezione dell'Eucaristia; Catechismo del Concilio di Trento (1566), sul sacramento del matrimonio e sul sacramento dell'Eucaristia.