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La Seconda Lettera di san Giovanni
La Seconda Lettera di san Giovanni sta tutta in tredici versetti: un biglietto del «seniore» alla «Eletta signora» e ai suoi figli, che unisce la verità e la carità e mette in guardia contro gli impostori che negano Cristo venuto nella carne. Qui sotto trovate il suo unico capitolo nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue lo spiega versetto per versetto.
Leggere 2 Giovanni: un capitolo
La Seconda Lettera di san Giovanni è un solo capitolo di tredici versetti, che si legge in tre minuti nella pagina di 2 Giovanni. Sta fra la lunga Prima Lettera di san Giovanni e la sua gemella, la Terza Lettera, e dice in breve ciò che Giovanni dice dappertutto: il comandamento è che ci amiamo gli uni gli altri, e non c'è amore vero fuori della verità su Gesù Cristo. La parola «verità» torna in ciascuno dei primi quattro versetti.
Chi ha scritto la Seconda Lettera di Giovanni?
La Chiesa l'ha ricevuta come opera di san Giovanni apostolo, il discepolo prediletto. Egli non dà il suo nome, ma un titolo: «Il seniore» (2 Gv 1), Senior nella Vulgata, presbyteros in greco, l'anziano. Il titolo conviene all'ultimo superstite dei Dodici, venerato da tutte le Chiese d'Asia, che poteva scrivere a una comunità senza bisogno di altre presentazioni.
La testimonianza della lettera. Parla la lingua del Vangelo e della prima lettera. Il comandamento «che avemmo da principio, che ci amiamo l'un l'altro» (v. 5) riprende 1 Giovanni 2,7 e la parola della Cena: «Un nuovo comandamento do a voi, che vi amiate l'un l'altro» (Gv 13,34). Gli impostori che «non confessano, che Gesù Cristo sia venuto nella carne» (v. 7) sono quelli smascherati in 1 Giovanni 4.
La testimonianza dei Padri. Sant'Ireneo cita il versetto 11 come parola di “Giovanni, discepolo del Signore” (Contro le eresie, I, 16, 3), e i versetti 7 e 8 come tratti dalla sua lettera. Il Canone Muratoriano conosce due lettere di Giovanni, Clemente Alessandrino ha commentato questa, Origene conosceva le due piccole lettere. Eusebio le metteva tuttavia fra gli scritti discussi, non sapendo se attribuirle all'evangelista o a un omonimo (Storia ecclesiastica, III, 25), e san Girolamo riferisce che alcuni le davano a un Giovanni detto il presbitero, di cui si mostrava la tomba a Efeso. Molti esegeti moderni distinguono questo «presbitero» dall'Apostolo; la tradizione della Chiesa legge nelle tre lettere la voce di san Giovanni.
Quando è stata scritta?
La lettera non dà alcuna data. La tradizione pone le tre lettere di Giovanni alla fine della sua lunga vita, negli ultimi anni del I secolo, a Efeso o nei dintorni.
L'occasione è chiara. Maestri itineranti si spargevano per l'Asia, negando la vera umanità del Figlio di Dio o separando Gesù dal Cristo. Sant'Ireneo racconta che Giovanni, vedendo l'eretico Cerinto nei bagni di Efeso, ne uscì senza essersi lavato, temendo che l'edificio crollasse addosso al nemico della verità (Contro le eresie, III, 3, 4). La lettera è diretta contro questi stessi errori, quelli dei doceti e dei primi gnostici.
Chi è la «Eletta signora» della Seconda Lettera di Giovanni?
La lettera si apre così: «Il seniore ad Eletta signora, e a' figliuoli di lei, i quali io amo nella verità» (v. 1); la Vulgata dice Electae dominae, et natis ejus. Il greco si può intendere alla signora eletta, alla signora Eletta o all'eletta Kyria, oppure come il nome di una Chiesa. Il Martini, scrivendo «Eletta» con la maiuscola, ne fa un nome proprio, come Clemente Alessandrino. Gli interpreti cattolici sostengono due opinioni.
Una cristiana e la sua famiglia. Molti vi vedono una donna reale, insigne per pietà e carità, i cui figli camminano nella verità.
Una Chiesa e i suoi fedeli. Altri leggono nella «signora» una Chiesa locale e nei suoi «figliuoli» i fedeli. La chiusa va in questo senso: «Ti salutano i figliuoli di tua sorella Eletta» (v. 13), cioè i fedeli della Chiesa da cui Giovanni scrive. La lettera passa del resto dal «tu» al «voi», come se parlasse a una comunità, e anche san Pietro chiama «eletta» una Chiesa: «Vi saluta la Chiesa, che è in Babilonia, con voi eletta» (1 Pt 5,13).
La Chiesa non ha deciso. In entrambi i casi la lettera parla a una casa della fede, una madre e i suoi figli che camminano nella verità.
Di cosa parla la Seconda Lettera di Giovanni? Riassunto versetto per versetto
Saluto: amare nella verità (versetti 1-3)
Il seniore ama la signora e i suoi figli nella verità, «e non io solo, ma anche tutti coloro, i quali conoscono la verità», «A causa della verità, che è in noi, e con noi sarà in eterno» (v. 2). L'augurio unisce le due parole di tutta la lettera: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e «da Cristo Gesù Figliuolo del Padre, nella verità, e nella carità» (v. 3).
Il comandamento dell'amore (versetti 4-6)
«Mi son rallegrato molto per aver trovati de' tuoi figliuoli, che camminano nella verità» (v. 4). Giovanni non dà una legge nuova, ma l'antica, e la definisce: «E la carità è questa, che camminiamo secondo i comandamenti di lui» (v. 6). L'amore è obbedienza, come aveva detto il Signore: «Se osserverete i miei comandamenti, vi terrete nella mia carità» (Gv 15,10).
Gli impostori e l'anticristo (versetti 7-11)
Viene l'avvertimento: «molti impostori sono usciti pel mondo, i quali non confessano, che Gesù Cristo sia venuto nella carne: questo tale è un impostore, ed un anticristo» (v. 7). I fedeli vigilino su sé stessi, «che non facciate getto di quello, che avete operato: ma ne riceviate piena mercede» (v. 8). Chi non rimane nella dottrina di Cristo non ha Dio; «chi sta fermo nella dottrina, questi ha il padre, ed il Figliuolo» (v. 9). Il maestro che porta un'altra dottrina non va dunque né accolto in casa né salutato (v. 10-11).
Congedo (versetti 12-13)
«Molte cose avendo da scrivere, non ho voluto (farlo) con carta, e inchiostro: ma spero di venir da voi, e di parlarvi a faccia a faccia» (v. 12). La Terza Lettera termina quasi con le stesse parole (3 Gv 13-14).
Temi e lettura cattolica
Verità e carità sono una cosa sola. Giovanni non oppone mai l'amore alla dottrina. L'amore che comanda è «nella verità», e la verità che custodisce è la fede per la quale si ama Dio come si deve. La carità è l'amore soprannaturale di Dio sopra ogni cosa e del prossimo per amore di Dio: vuole che camminiamo secondo i suoi comandamenti, quelli che riassume la nostra pagina sui dieci comandamenti.
Figliuolini, amatevi. San Girolamo racconta, nel commento alla Lettera ai Galati, che Giovanni, ormai vecchissimo a Efeso, si faceva portare all'assemblea dei fedeli e non diceva altro che queste parole: figlioli, amatevi gli uni gli altri. Quando gli chiesero perché ripetesse sempre la stessa cosa, rispose che era il comandamento del Signore, e che, se lo si osservava, bastava. Il versetto 5 di questa lettera è quella predica messa per iscritto.
Gesù Cristo venuto nella carne. Il criterio di ogni maestro è l'Incarnazione: «E il Verbo si è fatto carne, e abitò tra noi» (Gv 1,14). Negare la vera carne di Cristo è negare la Redenzione, compiuta nel suo corpo dato e nel suo sangue versato; è l'articolo del Credo et incarnatus est. L'anticristo, per Giovanni, è l'impostore che disfa questa confessione.
Perseverare per la piena mercede. «Ne riceviate piena mercede» (v. 8) insegna che le opere buone compiute nella grazia sono davvero ricompensate, e che se ne può perdere il frutto abbandonando la fede: è la dottrina del merito e della perseveranza che il Concilio di Trento espone nel decreto sulla giustificazione. La dottrina in cui bisogna «stare fermi» (v. 9) è quella ricevuta «da principio» e trasmessa nella Chiesa.
2 Giovanni 10: perché «nol salutate»?
«Se alcuno viene da voi, e non porta questa dottrina, nol ricevete in casa, e nol salutate» (v. 10), «Imperocché chi lo saluta, partecipa delle opere di lui malvagge» (v. 11). La Vulgata dice nec Ave ei dixeritis: non ditegli «salve». Si tratta del maestro che viene a diffondere il suo errore, non del vicino che ha un'altra fede; Paolo dice lo stesso a Tito: «L'uomo eretico dopo la prima, e la seconda correzione sfuggilo» (Tt 3,10). La consegna non sopprime la carità dovuta a tutti, che desidera e domanda la salvezza di ciascuno; protegge la fede dei semplici da una familiarità che varrebbe come approvazione.
La Seconda Lettera di Giovanni nel canone e nella liturgia
La seconda e la terza lettera di Giovanni sono fra le sette lettere cattoliche, con quelle di Giacomo, di Pietro e di Giuda. Furono a lungo discusse in Oriente: Eusebio le metteva fra i libri contestati, e l'antica versione siriaca non le conteneva. L'Occidente le ricevette nel IV secolo: il concilio romano sotto san Damaso (382), quelli di Ippona (393) e di Cartagine (397), poi di Firenze, danno lo stesso elenco, e il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) chiuse la questione nominando tre lettere di Giovanni apostolo.
Il Messale del 1962 non la legge in nessuna messa; nel Breviario è letta per intero al Mattutino del mercoledì dopo la domenica dopo l'Ascensione, fra la Prima e la Terza Lettera. San Giovanni è festeggiato il 27 dicembre, giorno che ritrovate nel calendario liturgico.
Come leggere la Seconda Lettera di Giovanni
Leggetela d'un fiato, poi leggete subito la Terza Lettera: le due lettere fanno coppia, l'una vieta di accogliere i falsi maestri, l'altra loda Gaio per aver accolto i veri. Tutta la Bibbia del Martini si legge in questa pagina, con il latino a fronte.
Domande Frequenti
Chi ha scritto la Seconda Lettera di Giovanni?
La Chiesa l'ha sempre ricevuta come opera di san Giovanni apostolo, il discepolo prediletto, autore del Vangelo, delle altre due lettere e dell'Apocalisse. Vi si chiama «Il seniore», titolo che conviene all'ultimo superstite degli Apostoli, e sant'Ireneo la cita come parola del discepolo del Signore. Alcuni antichi e molti moderni la attribuiscono a un altro Giovanni, il presbitero, ma la tradizione vi legge l'Apostolo.
Chi è la signora eletta della Seconda Lettera di Giovanni?
La lettera è indirizzata «ad Eletta signora, e a' figliuoli di lei» (v. 1). Per alcuni è una cristiana reale, di grande pietà, che Clemente Alessandrino e il Martini chiamano Eletta; per altri è una Chiesa locale con i suoi fedeli, come suggerisce il saluto finale dei figli della «sorella Eletta». La Chiesa non ha deciso.
Che cosa significa 2 Giovanni 6?
Giovanni definisce l'amore con l'obbedienza: «la carità è questa, che camminiamo secondo i comandamenti di lui». Amare Dio non è anzitutto un sentimento, è fare la sua volontà; e il comandamento per eccellenza è camminare nell'amore del prossimo, ricevuto «da principio».
È il libro più corto della Bibbia?
È il libro con meno versetti, tredici nella Vulgata e nel Martini. Ma contando le parole del testo greco, la Terza Lettera di Giovanni è un poco più breve, benché abbia quattordici versetti: è lei che si indica di solito come il libro più corto della Bibbia.
Quanti capitoli ha la Seconda Lettera di Giovanni?
Uno solo, di tredici versetti. Un riferimento come 2 Giovanni 3,16 non esiste: di solito si cerca Giovanni 3,16 nel Vangelo o 1 Giovanni 3,16 nella prima lettera.
La Seconda Lettera di Giovanni si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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