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La Seconda Lettera di san Pietro
La Seconda Lettera di san Pietro è il testamento del principe degli Apostoli, scritto a Roma poco prima del martirio: la scala delle virtù, la testimonianza della Trasfigurazione, l'avvertimento contro i falsi maestri e la grande pagina sul giorno del Signore. Qui sotto trovate i 3 capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue ne presenta l'autore, il contenuto e la lettura cattolica.
Leggere 2 Pietro: 3 capitoli
La Seconda Lettera di san Pietro, Epistola II beati Petri nella Vulgata, è il congedo dell'Apostolo. Egli sa che deporrà presto «il mio tabernacolo», come il Signore gli ha fatto intendere, e scrive perché i fedeli conservino, «ancor dopo la mia morte», la memoria del suo insegnamento (2 Pt 1,14-15). In tre brevi capitoli traccia la scala delle virtù cristiane, rende testimonianza della gloria vista sul monte santo, smaschera i falsi maestri e risponde a chi deride il ritorno di Cristo.
Sta fra le sette lettere cattoliche, dopo la Prima Lettera di san Pietro e prima della Prima Lettera di san Giovanni. La sua parente più stretta è la Lettera di san Giuda, con la quale condivide un lungo passo sui falsi maestri.
Chi ha scritto la Seconda Lettera di Pietro?
San Pietro, principe degli Apostoli. La lettera porta il suo nome: «Simon Pietro, servo, e Apostolo di Gesù Cristo» (2 Pt 1,1), e l'autore parla poi come solo Pietro poteva parlare. Ricorda che il Signore gli ha annunziato la sua morte, la profezia riferita da san Giovanni: «quando sarai invecchiato, stenderai le tue mani, e un altro ti cingerà» (Gv 21,18). È stato testimone della Trasfigurazione: «E questa voce procedente dal cielo la udimmo noi, mentre eravamo con lui sul monte santo» (2 Pt 1,18). Chiama questo scritto «questa seconda lettera» (2 Pt 3,1) e parla del «carissimo nostro fratello Paolo» come di un pari.
Le testimonianze antiche sono arrivate più lentamente che per la maggior parte dei libri. Nel II secolo la lettera è piuttosto evocata che citata; Clemente Alessandrino la commentava; Origene riteneva accolta da tutti la prima e discussa la seconda; san Metodio di Olimpo la cita come di Pietro. Eusebio la pone fra i libri contestati, ma utili ai più e letti insieme alle altre Scritture (Storia ecclesiastica, III, 3). San Girolamo riferisce che molti la rifiutavano per la differenza di stile dalla prima (Gli uomini illustri, 1), e dà lui stesso la risposta nella lettera 120 a Edibia: Pietro si servì, secondo il bisogno, di interpreti diversi, come si servì di Marco. Nel IV secolo sant'Atanasio, san Cirillo di Gerusalemme e san Gregorio Nazianzeno la ricevono, e Girolamo l'ha posta nella Vulgata.
Molti esegeti moderni pensano che un discepolo l'abbia scritta a nome di Pietro dopo la sua morte; la Chiesa la riceve, con i Padri e i concili, come opera dell'Apostolo.
Quando è stata scritta, e a chi?
Poco prima del martirio di san Pietro, a Roma. La lettera lo dice: «Essend'io sicuro, che ben presto deporrò il mio tabernacolo» (2 Pt 1,14). San Girolamo pone la morte dell'Apostolo nel quattordicesimo anno di Nerone, verso il 67; la seconda lettera segue dunque di poco la prima, scritta verso il 63 o il 64.
Poiché Pietro la chiama la sua seconda lettera agli stessi lettori, essa si rivolge alle Chiese della prima: i fedeli del Ponto, della Galazia, della Cappadocia, dell'Asia e della Bitinia, in Asia Minore, venuti per lo più dal paganesimo. L'occasione è la comparsa di maestri dai costumi rilassati, che promettono la libertà e negano il ritorno di Cristo.
Di cosa parla la Seconda Lettera di Pietro? Riassunto dei 3 capitoli
La scala delle virtù e la testimonianza apostolica (capitolo 1)
Il capitolo 1 si apre sui doni di Dio: la sua potenza divina ci ha donato «tutte quelle cose, che fanno alla vita, e alla pietà» (2 Pt 1,3), e per le sue promesse diventiamo «partecipi della divina natura» (2 Pt 1,4). La fede è solo il primo gradino: «alla vostra fede unite la virtù, alla virtù la scienza» (2 Pt 1,5), poi la temperanza, la pazienza, la pietà, «l'amore fraterno, all'amore fraterno la carità» (2 Pt 1,7). A chi manca tutto questo, «egli è cieco, e va a tastoni, e si dimentica di essere stato mondato da' suoi antichi peccati» (2 Pt 1,9). Seguono il congedo dell'Apostolo, il ricordo della Trasfigurazione e la regola per interpretare le profezie.
I falsi maestri e il loro giudizio (capitolo 2)
Il capitolo 2 annunzia «de' bugiardi maestri, i quali introdurranno sette perverse, che rinnegheranno quel Signore, che gli ha riscattati» (2 Pt 2,1), e che «con parole formate dall'amor del guadagno faran negozio di voi» (2 Pt 2,3). I giudizi passati di Dio li ammoniscono: gli Angeli peccatori cacciati «nel tartaro» (2 Pt 2,4); il mondo antico sommerso dal diluvio, quando Dio custodì «con sette altri Noè predicatore della giustizia» (2 Pt 2,5), come racconta il capitolo 6 della Genesi; Sodoma e Gomorra ridotte in cenere, e il giusto Lot liberato.
Perché «Sa il Signore liberare i giusti dalla tentazione» (2 Pt 2,9). Il ritratto degli eretici è senza indulgenza: seguono «la via di Balaam figliuolo di Bosor» (2 Pt 2,15), il profeta dei Numeri ripreso dalla sua asina; sono «fontane senz' acqua» (2 Pt 2,17); promettono la libertà, «mentre sono essi stessi servi della corruzione» (2 Pt 2,19). Per chi ricade dopo aver conosciuto Cristo, «il secondo loro stato è divenuto peggior del primo» (2 Pt 2,20).
Gli schernitori e il giorno del Signore (capitolo 3)
Il capitolo 3 risponde agli schernitori degli ultimi giorni, che diranno: «dov' è la promessa, o la venuta di lui?» (2 Pt 3,4). Come il mondo di allora perì per l'acqua, così i cieli e la terra di adesso sono «riserbati al fuoco pel giorno del giudicio» (2 Pt 3,7). Il ritardo di Dio è misericordia: un giorno davanti a Lui è come mille anni, ed Egli usa pazienza. Il giorno verrà come un ladro; «Ma nuovi cieli, e nuova terra secondo la promessa di lui aspettiamo, dove abita la giustizia» (2 Pt 3,13), la promessa di Isaia 65. L'Apostolo chiude raccomandando le lettere di san Paolo, mettendo in guardia da chi le stravolge, ed esortando a crescere nella grazia.
2 Pietro 3,8-10: mille anni come un giorno
È il passo più cercato della lettera. «Questo solo però siavi noto, o carissimi, che un giorno è dinanzi a Dio come mille anni, e mille anni come un giorno» (2 Pt 3,8): Pietro riprende il salmo 90 (89 nella Vulgata), «mille anni dinanzi agli occhi tuoi son come il di di ieri, che è trapassato». Dio non è misurato dal tempo; ciò che a noi pare lungo, davanti a Lui non è nulla. Il versetto non dà una chiave per calcolare la data della fine del mondo, e i Padri hanno sempre diffidato di chi volle trarne simili conti.
Il motivo del ritardo è detto subito: «Non ritarda il Signore la sua promessa, come si pensan taluni: ma usa pazienza per riguardo a voi, non volendo, che alcuno perisca, ma che tutti, ritornino a penitenza» (2 Pt 3,9). Il tempo che ci resta è il tempo della conversione; la Vulgata dice ad poenitentiam reverti. Poi l'annunzio: «Ma come il ladro, verrà il di del Signore: nel quale i cieli con gran fracasso passeranno, e gli elementi dal calore saran disciolti» (2 Pt 3,10). Ne segue una sola domanda morale: «quali convien egli, che siate voi nel santo vivere, e nella, pietà» (2 Pt 3,11). Il nostro articolo sul Giudizio universale espone ciò che la Chiesa insegna su quel giorno.
Temi e lettura cattolica
Partecipi della divina natura. Nessun versetto del Nuovo Testamento dice con più audacia che cosa sia la grazia: non un semplice favore esteriore, ma una partecipazione reale alla vita di Dio (1,4). San Tommaso d'Aquino vi si appoggia per insegnare che la grazia, partecipazione della natura divina, precede le virtù infuse che ne derivano (Somma teologica, I-II, q. 110, a. 3). San Leone Magno ne trae, nel primo sermone sul Natale che il Breviario legge al Mattutino della notte santa, il celebre appello: Agnosce, o christiane, dignitatem tuam, riconosci, o cristiano, la tua dignità.
Una fede che opera. Pietro non lascia sola la fede: «studiatevi di certa rendere la vocazione, ed elezione vostra per mezzo delle buone opere: imperocché così facendo, non peccherete giammai» (2 Pt 1,10). Il Concilio di Trento cita questo versetto sotto il nome del principe degli Apostoli nel decreto sulla giustificazione (sessione VI, 1547), contro chi diceva che basta la sola fede e che i comandamenti non si possono osservare.
La Scrittura, la Chiesa e l'interpretazione privata. «nissuna profezia della scrittura è di privata interpretazione. Imperocché non per umano volere fu portata una volta la profezia: ma ispirati dallo Spirito santo, parlarono i santi uomini di Dio» (2 Pt 1,20-21). I due versetti insegnano insieme l'origine divina della Scrittura e la regola della sua interpretazione: il senso della Bibbia non è lasciato al giudizio di ciascuno, ma affidato alla Chiesa, che lo stesso Spirito guida.
L'avvertimento di 3,16 contro «gli ignoranti, e i poco stabili» che stravolgono le lettere di Paolo va nella stessa direzione. Il Concilio di Trento vieta di interpretare la Scrittura contro il senso che ha tenuto e tiene la santa Madre Chiesa (sessione IV), e Leone XIII sviluppa questo insegnamento nell'enciclica Providentissimus Deus (1893). Su come scegliere una traduzione fedele, vedete quale Bibbia cattolica leggere.
La Trasfigurazione. La prova della venuta del Signore in potenza, per Pietro, è ciò che ha visto sul monte santo, che la tradizione pone sul Tabor, la scena di Matteo 17: non ha seguito «argute favole», ma è stato fra gli «spettatori della grandezza di lui» (2 Pt 1,16). I profeti lo confermano, «come ad una lucerna, la quale in luogo oscuro risplenda, sino a tanto che spunti il giorno, e la stella del mattino nasca ne' vostri cuori» (2 Pt 1,19).
Le realtà ultime. Il capitolo 3 è il testo più netto del Nuovo Testamento sulla fine del mondo per mezzo del fuoco e sulla creazione nuova, annunziata da Isaia e mostrata nell'Apocalisse. Con gli Angeli serbati al giudizio (2,4), insegna che l'inferno è reale e il giudizio certo.
Versetti celebri della Seconda Lettera di Pietro
- 2 Pt 1,4: «affinchè per queste diventaste partecipi della divina natura: fuggendo la corruzione, che è nel mondo per la concupiscenza».
- 2 Pt 1,5-7: la scala che sale dalla fede alla carità, di virtù in virtù.
- 2 Pt 1,17: la voce del Padre sul monte: «questo è il mio Figliuolo diletto, in cui mi son compiacciuto, ascoltatelo» (2 Pt 1,17).
- 2 Pt 1,20-21: il testo classico sull'ispirazione della Scrittura e sulla sua interpretazione.
- 2 Pt 2,22: «il cane tornò al suo vomito: e, la troia lavata a rivoltarsi nel fango» (2 Pt 2,22). Pietro applica il proverbio di Proverbi 26 a chi torna ai peccati che aveva lasciato.
- 2 Pt 3,8-10: mille anni come un giorno, la pazienza di Dio, il giorno che viene come un ladro.
- 2 Pt 3,18: «Ma andate crescendo nella grazia, e nella cognizione del Signor nostro, e Salvator Gesù Cristo» (2 Pt 3,18), le ultime parole scritte che abbiamo di san Pietro.
La Seconda Lettera di Pietro nel canone e nella liturgia
È uno dei libri del Nuovo Testamento che alcune Chiese hanno discusso all'inizio: l'antica versione siriaca, la Peshitta, non la conteneva, e Tertulliano e san Cipriano non ne parlano. Il dubbio fu sciolto nel IV secolo: il concilio romano sotto san Damaso (382), quelli di Ippona (393) e di Cartagine (397), poi quello di Firenze, contano due lettere di Pietro, e il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) le nomina fra i libri sacri. Le Bibbie protestanti l'hanno conservata, con lo stesso nome e gli stessi tre capitoli.
Nel Messale del 1962, 2 Pt 1,16-19 è l'epistola della Trasfigurazione, il 6 agosto, con il Vangelo di Matteo (17,1-9); al Mattutino della stessa festa si leggono i versetti 1,10-21. Nel tempo pasquale il Breviario ne legge il capitolo 1 (1,1-15) e il capitolo 3 al Mattutino del venerdì e del sabato dopo l'Ascensione, fra la Prima Lettera di Pietro e la Prima di Giovanni. Ritrovate la festa nel calendario liturgico e l'ufficio del giorno nel Breviario.
Come leggere la Seconda Lettera di Pietro
Leggetela d'un fiato, basta un quarto d'ora, poi un capitolo al giorno. Accostate al capitolo 2 la Lettera di Giuda, e leggete il racconto della Trasfigurazione prima di 1,16-19. Tenete il latino sotto gli occhi: divinae consortes naturae (1,4) e propria interpretatione (1,20) portano la dottrina. Per la vita e il martirio dell'Apostolo vedete il nostro articolo su san Pietro.
Domande Frequenti
Chi ha scritto la Seconda Lettera di Pietro?
La Chiesa insegna che è di san Pietro apostolo. La lettera nomina «Simon Pietro, servo, e Apostolo di Gesù Cristo» (2 Pt 1,1), si dice scritta da un testimone della Trasfigurazione, ricorda la profezia di Cristo sulla morte di Pietro e si chiama «seconda lettera» dell'Apostolo (3,1). Discussa da alcuni all'inizio, fu accolta dai Padri del IV secolo; san Girolamo spiegava la differenza di stile con l'uso di interpreti diversi.
Quando è stata scritta la Seconda Lettera di Pietro?
Poco prima del martirio di Pietro a Roma, come egli stesso dice: «ben presto deporrò il mio tabernacolo» (1,14). San Girolamo pone quella morte nel quattordicesimo anno di Nerone, verso il 67.
Che cosa vuol dire «partecipi della divina natura»?
In 2 Pt 1,4 Pietro insegna che, per le promesse di Cristo, riceviamo una partecipazione reale alla vita divina: è la grazia santificante. L'uomo non diventa Dio per natura, ma è fatto figlio di Dio e reso capace di conoscerlo e di amarlo come Egli si conosce e si ama.
Che cosa significa 2 Pietro 3,9?
Il versetto spiega perché Cristo non è ancora tornato: Dio «usa pazienza per riguardo a voi, non volendo, che alcuno perisca». Il ritardo è una misericordia, che lascia ai peccatori il tempo di convertirsi, e mostra che Dio vuole sinceramente la salvezza di tutti, anche se non tutti l'accolgono.
2 Pietro 3,10 parla di un «rapimento» dei cristiani?
No. Il giorno del Signore che viene «come il ladro» è l'ultimo giorno: il ritorno visibile di Cristo, il giudizio universale e la fine di questo mondo. La Chiesa non ha mai insegnato un rapimento segreto dei fedeli prima di quel giorno; Cristo torna una volta, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, come professa il Credo.
Quanti capitoli ha la Seconda Lettera di Pietro?
Tre capitoli e 61 versetti, nella Vulgata, nel Martini e nelle Bibbie moderne. Il versetto sulle sollecitudini da gettare in Dio appartiene invece alla prima lettera (1 Pt 5,7).
La Seconda Lettera di Pietro si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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