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La Lettera di san Giuda
La Lettera di san Giuda Taddeo, apostolo e fratello di Giacomo, è un solo capitolo che chiama i fedeli a combattere per la fede trasmessa una volta per sempre ai santi, con le righe celebri su san Michele e sulla profezia di Enoch. Qui sotto trovate i suoi 25 versetti nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue li spiega versetto per versetto.
Leggere Giuda: un capitolo
La Lettera di san Giuda, Epistola catholica beati Judae nella Vulgata, sta in un capitolo di venticinque versetti ed è fra le pagine più vigorose del Nuovo Testamento. Il suo autore voleva scrivere «intorno alla comune vostra salute», ma si è trovato nella necessità di dare l'allarme: degli empi si sono infiltrati nella Chiesa, e i fedeli devono «combattere per la fede, che è stata data a' santi una volta» (Gd 3). In poche righe raccoglie i castighi dell'Antico Testamento, la disputa di san Michele con il diavolo e la profezia di Enoch, e chiude con una delle più belle dossologie della Scrittura. È l'ultima delle sette lettere cattoliche, subito prima dell'Apocalisse; la sua parente più stretta è la Seconda Lettera di san Pietro, il cui capitolo 2 percorre lo stesso terreno.
Chi ha scritto la Lettera di Giuda?
San Giuda apostolo, chiamato anche Taddeo: Giuda e Taddeo sono due nomi dello stesso apostolo. La lettera comincia così: «Giuda servo di Gesù Cristo, e fratello di Jacopo, a quegli, che da Dio Padre sono stati amati, e in Cristo Gesù salvati, e chiamati» (v. 1); Jacopo è la forma antica di Giacomo.
Fra i Dodici, san Luca nomina «Giuda di Giacomo» (Lc 6,16) e, negli Atti, «Giuda fratello di Giacomo» (At 1,13), che san Matteo e san Marco chiamano «Taddeo» (Mt 10,3). San Giovanni riferisce la sua domanda nell'ultima Cena e lo chiama «Giuda (non l'Iscariote)» (Gv 14,22). Il Giacomo di cui si dice fratello è quello di Gerusalemme, il «Giacomo fratello del Signore» di Galati 1,19, autore della Lettera di san Giacomo, che gli interpreti cattolici identificano con san Giacomo il Minore. Giuda apparteneva dunque ai «fratelli» del Signore, cioè ai suoi stretti parenti, nominati insieme da san Matteo: «suoi fratelli quelli, che chiamansi Giacomo, Giuseppe, Simone, e Giuda?» (Mt 13,55).
Il Canone Muratoriano, a Roma verso il 170, conta già la lettera di Giuda fra i libri ricevuti. Tertulliano vi si appella a proposito di Enoch (L'abbigliamento femminile, I, 3), Clemente Alessandrino l'ha commentata. San Girolamo riferisce l'unica obiezione e la risposta: molti la rifiutavano perché cita il libro di Enoch, ma l'antichità e l'uso le hanno dato autorità, ed è contata fra le sante Scritture (Gli uomini illustri, 4). Molti esegeti moderni distinguono il Giuda fratello del Signore dall'apostolo Giuda Taddeo, e alcuni la pongono dopo il tempo degli Apostoli; la Chiesa la riceve come opera dell'Apostolo, e il Breviario, nella sua festa, chiama Taddeo unius ex catholicis Epistolis scriptor, autore di una delle lettere cattoliche.
Quando è stata scritta, e per chi?
L'anno esatto è ignoto. Di solito la si pone prima del 70, spesso verso il 62-65, perché non parla della rovina di Gerusalemme, e la Seconda Lettera di Pietro sembra riprenderne il testo.
È rivolta a una comunità precisa minacciata da falsi maestri. Le sue allusioni alle tradizioni ebraiche fanno pensare a cristiani di origine giudaica. L'occasione è chiara: uomini empi, «i quali la grazia del nostro Dio convertono in lussuria, e negano il solo dominatore, e Signor nostro Gesù Cristo» (v. 4).
Di cosa parla la Lettera di Giuda? Riassunto e commento
Saluto e motivo della lettera (versetti 1-4)
Giuda saluta i suoi lettori: «Sia a voi moltiplicata la misericordia, e la pace, e la carità» (v. 2). Spiega perché scrive: la fede trasmessa ai santi va difesa, perché «si sono intrusi certi uomini», la cui condanna era scritta da tempo.
I castighi di Dio e i falsi maestri (versetti 5-16)
Vengono anzitutto tre esempi di giudizio (v. 5-7): il popolo liberato dall'Egitto, poi colpito per la sua incredulità; «gli Angeli, che non conservarono la loro preminenza, ma abbandonaron il loro domicilio» (v. 6), serbati al giudizio del gran giorno; Sodoma e Gomorra, «soffrendo la pena di un fuoco eterno» (v. 7), come racconta il capitolo 19 della Genesi. A questi uomini che disprezzano l'autorità Giuda oppone la riservatezza dell'arcangelo Michele (v. 9).
Segue la triplice maledizione: «Guai a loro, perché han tenuto la strada di Caino, e ingannati, come Balaam, per mercede si sono precipitati, e son periti nella ribellione di Core» (v. 11): Caino il primo omicida, Balaam l'indovino venale, Core il ribelle contro Mosè e Aronne che la terra inghiottì (Nm 16). Poi cinque immagini prese dalla natura: «nuvoli senz' acqua traportati qua, e là dai venti, alberi d'autunno, infruttiferi, morti due volte, da essere sradicati» (v. 12), fino alle «stelle erranti» (v. 13). Enoch, «settimo da Adamo», aveva già annunziato il loro giudizio (v. 14-15).
L'esortazione ai fedeli (versetti 17-23)
I fedeli ricordino la profezia degli Apostoli: «nell'ultimo tempo verranno dei derisori viventi secondo i loro appetiti nelle empietà» (v. 18). I falsi maestri sono quelli «che fanno separazione, gente animalesca, che non hanno spirito» (v. 19). I fedeli invece edificano sé stessi sulla santissima fede, pregano «per virtù dello Spirito santo» (v. 20), si mantengono «nell'amore di Dio, aspettando la misericordia del Signor nostro Gesù Cristo per la vita eterna» (v. 21), e trattano con sapienza chi si smarrisce, strappandolo al fuoco (v. 22-23).
La dossologia (versetti 24-25)
La lettera finisce in lode «a colui, che è potente per custodirvi senza peccato, e costituirvi immacolati, ed esultanti nel cospetto della sua gloria» (v. 24).
Temi e lettura cattolica
La fede trasmessa una volta per sempre. La parola chiave della lettera è al versetto 3: la fede «data a' santi una volta», semel traditae sanctis fidei nella Vulgata. La fede è un deposito, consegnato una volta, e al cristiano tocca custodirlo. Paolo dice lo stesso a Timoteo: «O Timoteo, custodisci il deposito, avendo in avversione le profane novità delle parole» (1 Tm 6,20). Il Concilio Vaticano (1870) insegna che la dottrina della fede è stata affidata come un deposito divino alla Sposa di Cristo, perché fosse fedelmente custodita e infallibilmente dichiarata (Dei Filius, capitolo 4).
Il giudizio e l'inferno. Il «fuoco eterno» di Sodoma e la «tenebrosa caligine» riservata «in eterno» sono fra le testimonianze più nette del Nuovo Testamento sulla realtà e l'eternità della pena.
La preghiera e la misericordia. I versetti 22 e 23 danno una regola di correzione fraterna: convincere chi si ostina, trarre dal fuoco chi è in pericolo, avere degli altri «compassione con timore», odiando perfino «quella tonaca carnale, che è contaminata», cioè il peccato e ciò che vi trascina.
San Michele e il corpo di Mosè (versetto 9)
«Quando Michele Arcangelo disputando contro del diavolo altercava a causa del corpo di Mosè, non ardì di gettargli addosso sentenza di maledizione: ma disse: ti reprima il Signore» (v. 9). L'Antico Testamento dice soltanto della sepoltura di Mosè che «è rimaso ignoto a tutti il suo sepolcro fino al dì d'oggi» (Dt 34,6). La lotta dell'arcangelo è nota da una tradizione ebraica: Origene (I principi, III, 2, 1) la collega a uno scritto chiamato Assunzione di Mosè.
Le parole di Michele sono quelle di Zaccaria: «Ti reprima il Signore, o Satan» (Zc 3,2). La lezione è chiara: se l'arcangelo stesso non maledice il demonio ma si rimette al giudizio di Dio, quanto meno l'uomo deve insultare le autorità. Su Michele, «principe grande» di Daniele, vedete san Michele arcangelo e i nove cori angelici.
La Lettera di Giuda cita il libro di Enoch?
Enoch è il patriarca della Genesi che «camminò con Dio, e disparve: perché il Signore lo rapì» (Gn 5,24); il Siracide dice che «fu trasportato nel paradiso» (Sir 44,16), e la Lettera agli Ebrei che fu trasportato «perché non vedesse la morte» (Eb 11,5). I versetti 14 e 15 di Giuda riferiscono di lui una profezia che l'Antico Testamento non contiene: «ecco, che viene il Signore con le migliaia de' suoi santi», «A far giudizio contro di tutti». La si ritrova, con piccole differenze, all'inizio del libro ebraico apocrifo di Enoch (1 Enoch 1,9), scritto prima dell'era cristiana.
Molti commentatori cattolici vi vedono una citazione libera di quel libro, altri una profezia nota per tradizione; in entrambi i casi Giuda non cita Enoch come libro canonico. Sant'Agostino pone il limite: non si può negare che Enoch abbia lasciato qualche scritto divino, poiché l'apostolo Giuda lo afferma nella sua lettera canonica, ma i libri che circolano sotto il suo nome sono a ragione esclusi dal canone, per l'origine dubbia e il contenuto mescolato di favole (La città di Dio, XV, 23). Lo scrittore ispirato garantisce la profezia che riferisce, non il libro intero. Il libro di Enoch non fa parte della Bibbia cattolica.
La Lettera di Giuda nel canone e nella liturgia
La Lettera di Giuda fu fra i libri dapprima discussi in alcune Chiese, a motivo della citazione di Enoch: Eusebio la pone fra i libri contestati ma accolti dai più, e l'antica versione siriaca la ometteva. Il concilio romano sotto san Damaso (382), quelli di Ippona (393) e di Cartagine (397), poi quello di Firenze, ricevono una lettera di Giuda, e il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) la definisce sacra e canonica.
Il Messale del 1962 non la legge in nessuna messa: la festa dei santi Simone e Giuda, il 28 ottobre, ha per epistola Efesini 4,7-13. Il Breviario invece le dà il primo notturno di quella festa (versetti 1-13), e la legge al Mattutino del venerdì che precede la vigilia di Pentecoste. Secondo la lezione del Breviario, Giuda predicò in Mesopotamia e Simone in Egitto; poi si ritrovarono in Persia, dove subirono insieme il martirio. Ritrovate la festa nel calendario liturgico, e preparatevi con la novena a san Giuda Taddeo, patrono delle cause disperate, tanto invocato in Italia.
Come leggere la Lettera di Giuda
Leggetela d'un fiato, poi accanto al capitolo 2 della Seconda Lettera di Pietro, ritrovando nella Genesi e nei Numeri le storie che Giuda suppone note. Tenete il latino accanto all'italiano: supercertari semel traditae sanctis fidei (v. 3) e Imperet tibi Dominus (v. 9) meritano di essere imparati a memoria.
Domande Frequenti
Chi ha scritto la Lettera di Giuda?
La Chiesa insegna che l'ha scritta san Giuda apostolo, detto anche Taddeo, che si presenta come «servo di Gesù Cristo, e fratello di Jacopo» (v. 1). Era uno dei Dodici e fratello di san Giacomo il Minore, parente del Signore. I Padri l'hanno ricevuta, e il Concilio di Trento l'ha definita canonica.
San Giuda Taddeo è Giuda Iscariota?
No. L'autore è san Giuda Taddeo, l'apostolo fedele che san Giovanni distingue espressamente, «Giuda (non l'Iscariote)» (Gv 14,22), e che san Luca chiama «Giuda di Giacomo» (Lc 6,16). Giuda Iscariota tradì il Signore e morì prima della Pentecoste; san Giuda predicò il Vangelo e morì martire, secondo la tradizione, con san Simone.
Qual è il messaggio della Lettera di Giuda?
Custodire intatta la fede ricevuta dagli Apostoli. I falsi maestri saranno giudicati come Israele nel deserto, gli Angeli ribelli e Sodoma. I fedeli devono edificare sulla loro fede, pregare nello Spirito Santo, mantenersi nell'amore di Dio e usare misericordia verso chi è in pericolo.
Quando si legge la Lettera di Giuda nella liturgia?
Non alla Messa, ma nel Breviario: al Mattutino della festa dei santi Simone e Giuda, il 28 ottobre, e al Mattutino del venerdì prima della vigilia di Pentecoste.
Quanti capitoli ha la Lettera di Giuda?
Uno solo, di 25 versetti; si cita dunque «Giuda 3» oppure «Giuda 1,3». Con Abdia, la Lettera a Filemone e la seconda e terza lettera di Giovanni, è uno dei libri della Bibbia di un solo capitolo.
La Lettera di Giuda si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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