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La Terza Lettera di san Giovanni
La Terza Lettera di san Giovanni è il biglietto del «seniore» al suo carissimo Gaio: la lode della sua ospitalità verso i predicatori, il rimprovero all'ambizioso Diotrefe e una buona testimonianza per Demetrio. Qui sotto trovate il suo unico capitolo di quattordici versetti nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue lo spiega versetto per versetto.
Leggere 3 Giovanni: un capitolo
La Terza Lettera di san Giovanni, Epistola III beati Joannis nella Vulgata, sta in un solo capitolo di quattordici versetti, che si legge in due minuti nella pagina di 3 Giovanni. Contata in parole greche, è di solito il libro più corto di tutta la Bibbia; Origene osservava già che la seconda e la terza lettera di Giovanni, insieme, non fanno cento righe. Eppure in questo piccolo spazio il discepolo prediletto, ormai vecchio, ci mostra dei missionari partiti «pel nome di lui», un laico generoso che li ospita e un notabile che chiude loro la porta, come all'Apostolo stesso. È la pagina più personale che san Giovanni ci abbia lasciato.
Chi ha scritto la Terza Lettera di Giovanni?
La Chiesa l'ha ricevuta come opera di san Giovanni apostolo, autore del Vangelo, della Prima e della Seconda Lettera di san Giovanni e dell'Apocalisse. Il Concilio di Trento, nel decreto sulle Scritture canoniche (sessione IV, 1546), nomina tre lettere di Giovanni apostolo, come aveva fatto prima di lui il Concilio di Firenze.
L'autore non si nomina. Comincia: «Il seniore a Gaio carissimo, il quale io amo nella verità» (v. 1), esattamente come la Seconda Lettera si apre con «Il seniore ad Eletta signora». Il titolo conviene all'ultimo superstite degli Apostoli, onorato da tutte le Chiese d'Asia, che può chiamare i fedeli «i miei figliuoli» (v. 4) e riprendere una Chiesa con autorità. Lo stile è il suo. «chi mal fa, non ha veduto Dio» (v. 11) fa eco a 1 Giovanni 3,6, «chiunque pecca, non lo ha veduto»; «tu sai, che la nostra testimonianza è verace» (v. 12) riprende la chiusa del Vangelo: «sappiamo, che è veridica la sua testimonianza» (Gv 21,24). La conclusione, infine, ripete quasi parola per parola quella di 2 Giovanni.
Breve e privata, la lettera fu citata di rado. Il Canone Muratoriano parla di due lettere di Giovanni; Origene conosceva le piccole lettere, notando che non tutti le ammettevano; san Dionigi di Alessandria, nel III secolo, ricorda le due piccole lettere sotto il nome di Giovanni. Eusebio la metteva fra i libri discussi, non sapendo se fosse dell'evangelista o di un omonimo (Storia ecclesiastica, III, 25). Molti esegeti moderni le attribuiscono a un «seniore» distinto dall'Apostolo; noi stiamo con i Padri e con il concilio.
Quando è stata scritta?
Verso la fine della lunga vita di san Giovanni, a Efeso, molto probabilmente nell'ultimo decennio del I secolo. Sant'Ireneo attesta che l'Apostolo visse a Efeso fino ai tempi di Traiano, imperatore dal 98. Clemente Alessandrino racconta che, tornato da Patmos, Giovanni percorreva le città vicine per stabilirvi vescovi e ordinare Chiese intere (in Eusebio, Storia ecclesiastica, III, 23). È proprio il mondo di questa lettera, dove l'Apostolo manda predicatori e avverte: «se io verrò, gli rammenterò le opere, che va facendo» (v. 10).
Di cosa parla la Terza Lettera di Giovanni? Riassunto versetto per versetto
Saluto e gioia per Gaio (versetti 1-4)
L'Apostolo saluta Gaio e prega per la sua salute: «Carissimo sopr'ogni cosa io fo orazione, perché le cose tue vadan bene, e sii sano, come bene sta l'anima tua» (v. 2). Alcuni fratelli tornati da lui hanno reso testimonianza alla sua fedeltà, «siccome tu cammini nella sincerità» (v. 3), e Giovanni si lascia sfuggire una delle sue frasi più belle: «Più grata cosa di questa io non ho, che di sentire, che i miei figliuoli camminino nella verità» (v. 4). La Vulgata dice gratiam: nessuna grazia gli è più dolce.
L'ospitalità verso i missionari (versetti 5-8)
Gaio ha accolto predicatori itineranti, anche sconosciuti, i «pellegrini» del versetto 5, e questi «hanno renduta testimonianza alla tua carità davanti alla Chiesa» (v. 6). Giovanni gli chiede di provvederli per il viaggio «come per Iddio», «Imperocché pel nome di lui si sono partiti, nulla ricevendo da' gentili» (v. 7): non volevano sembrare predicatori a pagamento. Di qui la conclusione: «Noi pertanto dobbiamo accogliere simili persone, affin di cooperare alla verità» (v. 8).
Diotrefe ripreso (versetti 9-10)
Poi l'ombra: «Avrei forse scritto alla Chiesa: ma colui, che vuol farla da caporione, Diotrefe, non vuol saper nulla di noi» (v. 9). Sparla dell'Apostolo con maligne parole, non riceve i fratelli, impedisce a chi vorrebbe accoglierli «e gli caccia dalla Chiesa». Giovanni promette di venire e di mettere in luce le sue opere.
Demetrio raccomandato e congedo (versetti 11-14)
«Carissimo, non imitare il male, ma il bene.» Di fronte a Diotrefe sta Demetrio: «A Demetrio è renduta testimonianza da tutti, e dalla stessa verità, e noi pure gli rendiamo testimonianza» (v. 12). La lettera si chiude sulla speranza di una prossima visita e sul saluto: «Pace a te. Gli amici ti salutano. Saluta gli amici a uno a uno» (v. 14).
Chi è Gaio nella Terza Lettera di Giovanni?
Gaio, Caius nella Vulgata, è un cristiano di una delle Chiese affidate a san Giovanni, lodato per la sua fede e la sua ospitalità; con ogni probabilità un laico agiato più che un chierico. Il nome era diffusissimo, e il Nuovo Testamento ne conosce parecchi: «Cajo, mio albergatore, e tutta quanta la Chiesa» a Corinto (Rm 16,23), che Paolo aveva battezzato; «Gaio, e Aristarco Macedoni, compagni di Paolo» (At 19,29); e «Gajo di Derbe» (At 20,4). Si è voluto identificare il Gaio di Giovanni con l'ospite generoso di Corinto, ma nulla lo prova. Le Costituzioni apostoliche (VII, 46), nel loro elenco di vescovi stabiliti dagli Apostoli, nominano un Gaio a Pergamo e un Demetrio a Filadelfia, due città d'Asia, che alcuni hanno accostato a questa lettera; è una tradizione tarda e incerta.
Chi è Diotrefe?
Diotrefe è un personaggio influente della Chiesa alla quale Giovanni aveva scritto: forse il suo capo, almeno un uomo che vi aveva potere e se ne serviva contro i fedeli. La sua colpa sta in una parola: vuole «farla da caporione», primatum gerere. Non è accusato di eresia; tutto il resto discende da questo amore del primo posto. Resta nella Scrittura il tipo dell'ambizione nella Chiesa, all'opposto della regola del Signore: «chiunque vorrà tra di voi essere più grande, sarà vostro ministro» (Mt 20,26), e della consegna di Pietro ai sacerdoti: «Né come per dominare sopra l'eredità (del Signore) ma fatti sinceramente esemplare del gregge» (1 Pt 5,3).
Temi e lettura cattolica
L'ospitalità, opera di carità. Alloggiare i pellegrini è una delle opere di misericordia corporali, e la lettera la presenta come una parte dell'apostolato stesso: chi riceve i predicatori coopera «alla verità». Il Signore l'aveva promesso: «Chi riceve voi, riceve me» (Mt 10,40), e la Lettera agli Ebrei lo ricorda: «non vi dimenticate dell'ospitalità, dappoiché per questa alcuni dieder, senza saperlo, ospizio agli Angeli» (Eb 13,2).
La superbia, nemica dell'unità. Il peccato di Diotrefe è l'orgoglio, la radice e il primo dei sette peccati capitali, e lo porta a resistere all'autorità apostolica. La Scrittura lo nomina perché riconosciamo in noi lo stesso desiderio; gli si possono opporre le litanie dell'umiltà, che chiedono di essere liberati dal desiderio di essere preferiti agli altri.
L'autorità apostolica. «se io verrò, gli rammenterò le opere»: il vecchio Apostolo non tratta la Chiesa locale come indipendente da lui. La lettera è un piccolo testimone del fatto che la Chiesa del I secolo era un corpo gerarchico, governato dagli Apostoli e da coloro che essi avevano stabilito.
Versetti celebri della Terza Lettera di Giovanni
- 3 Gv 2: «io fo orazione, perché le cose tue vadan bene, e sii sano, come bene sta l'anima tua». Le lettere antiche auguravano comunemente la salute al destinatario; l'Apostolo santifica l'uso, e la misura dell'augurio è l'anima. Non è una promessa di ricchezza ai credenti, ma l'esempio di una preghiera per il bene temporale di chi si ama, sempre subordinato al bene dell'anima.
- 3 Gv 4: «Più grata cosa di questa io non ho, che di sentire, che i miei figliuoli camminino nella verità.» La gioia di un padre spirituale non sta nei suoi onori, ma nella perseveranza di quelli che ha condotto a Cristo.
- 3 Gv 11: «Chi ben fa, è da Dio: chi mal fa, non ha veduto Dio.» Una conoscenza di Dio che non cambia la condotta non è vera conoscenza.
La Terza Lettera di Giovanni nel canone e nella liturgia
La lettera sta fra la Seconda Lettera di Giovanni e la Lettera di Giuda, e porta lo stesso nome nelle Bibbie cattoliche e protestanti. Alcune edizioni moderne dividono in due il suo ultimo versetto e contano quindici versetti dove la Vulgata e il Martini ne contano quattordici. Come Giuda, 2 Pietro e 2 Giovanni, fu per un tempo discussa in alcune Chiese, prima che i concili di Ippona (393) e di Cartagine (397) nominassero tre lettere di Giovanni e che Trento definisse il canone.
Il Messale del 1962 non la legge in nessuna messa; nel Breviario è letta per intero al Mattutino del giovedì dopo la domenica dopo l'Ascensione, subito dopo la Seconda. San Giovanni è festeggiato il 27 dicembre, che ritrovate nel calendario liturgico.
Domande Frequenti
Chi ha scritto le lettere di Giovanni?
La Chiesa ha sempre ricevuto le tre lettere come opera di san Giovanni apostolo, il discepolo prediletto, autore del quarto Vangelo. Nella seconda e nella terza si chiama semplicemente «Il seniore», titolo che conviene all'ultimo degli Apostoli. Le due piccole lettere furono discusse all'inizio, ma il Concilio di Trento le nomina fra i libri sacri.
A chi è indirizzata la Terza Lettera di Giovanni?
A «Gaio carissimo», cristiano di una delle Chiese d'Asia, probabilmente un laico agiato, che Giovanni loda per la sua fede e per l'accoglienza fatta ai predicatori. Il nome era così comune che non lo si può identificare con certezza con nessuno dei Gaio nominati da Paolo o negli Atti.
Chi è Demetrio nella Terza Lettera di Giovanni?
È l'uomo raccomandato al versetto 12, al quale «è renduta testimonianza da tutti, e dalla stessa verità». Era probabilmente il latore della lettera, o uno dei predicatori che Gaio doveva accogliere.
Che cosa significa 3 Giovanni 2?
Giovanni augura a Gaio la salute e il buon andamento delle cose a misura di quello della sua anima, che già sta bene. È la forma cristiana di un saluto comune nelle lettere antiche, e insegna che si può pregare per il bene temporale di chi si ama. Non è una promessa di prosperità: il bene dell'anima viene prima.
È il libro più corto della Bibbia?
Sì, se si contano le parole del testo greco: è un poco più breve della seconda lettera, benché questa abbia meno versetti (tredici contro quattordici).
Quanti capitoli ha la Terza Lettera di Giovanni?
Uno solo, di quattordici versetti nella Vulgata e nel Martini; alcune edizioni moderne ne contano quindici dividendo l'ultimo.
La Terza Lettera di Giovanni si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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