Devozioni
Litanie dell'umiltà: testo attribuito a Merry del Val
Il testo completo delle Litanie dell'umiltà attribuite al cardinale Rafael Merry del Val, Segretario di Stato di san Pio X: chi era, come recitarle, il commento invocazione per invocazione e la virtù dell'umiltà secondo san Tommaso e san Francesco di Sales.
Le Litanie dell'umiltà sono una preghiera breve e tagliente con cui si chiede a Gesù di essere liberati dal desiderio di essere stimati e dal timore di essere umiliati, fino a desiderare che gli altri siano preferiti a noi. La tradizione le attribuisce al cardinale Rafael Merry del Val (1865-1930), Segretario di Stato di san Pio X, che le recitava ogni giorno dopo la santa Messa. Ecco il testo completo nella sua forma tradizionale italiana, poi chi era il cardinale, il commento alle invocazioni e il modo di pregarle con frutto.
Il testo delle Litanie dell'umiltà
È il testo come lo riportano i manuali di preghiera tradizionali italiani. La risposta, che chi prega da solo ripete dopo ogni invocazione, è in corsivo.
O Gesù! mite ed umile di Cuore, esauditemi.
Dal desiderio di essere stimato, liberatemi, Gesù.
Dal desiderio di essere amato, liberatemi, Gesù.
Dal desiderio di essere esaltato, liberatemi, Gesù.
Dal desiderio di essere onorato, liberatemi, Gesù.
Dal desiderio di essere lodato, liberatemi, Gesù.
Dal desiderio di essere preferito agli altri, liberatemi, Gesù.
Dal desiderio di essere consultato, liberatemi, Gesù.
Dal desiderio di essere approvato, liberatemi, Gesù.Dal timore di essere umiliato, liberatemi, Gesù.
Dal timore di essere disprezzato, liberatemi, Gesù.
Dal timore di soffrire ripulse, liberatemi, Gesù.
Dal timore di essere calunniato, liberatemi, Gesù.
Dal timore di essere dimenticato, liberatemi, Gesù.
Dal timore di essere preso in ridicolo, liberatemi, Gesù.
Dal timore di essere ingiuriato, liberatemi, Gesù.
Dal timore di essere sospettato, liberatemi, Gesù.Che gli altri siano amati più di me, Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che gli altri siano stimati più di me, Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che gli altri possano crescere nell'opinione del mondo e che io possa diminuire, Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che gli altri possano essere prescelti ed io messo in disparte, Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che gli altri possano essere lodati ed io dimenticato, Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che gli altri possano essere preferiti a me in ogni cosa, Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!
Che gli altri possano essere più santi di me, purché io divenga santo in quanto posso, Gesù, datemi la grazia di desiderarlo!Così sia.
Circolano anche versioni più lunghe, che aggiungono invocazioni sulla carità fraterna, sulla concordia tra i popoli o sulla giustizia sociale. Sono ampliamenti recenti, nati in gruppi di preghiera: la forma attribuita al cardinale è quella breve qui sopra, in tre serie (i desideri, i timori, le grazie da desiderare).
Chi era il cardinale Rafael Merry del Val
Rafael Merry del Val nacque a Londra il 10 ottobre 1865, figlio di un diplomatico spagnolo in servizio presso la corte britannica. Formato a Roma all'Accademia dei Nobili Ecclesiastici, fu ordinato sacerdote nel 1888 e servì presto la Santa Sede in missioni delicate. Nel conclave del 1903 era segretario del Sacro Collegio: il nuovo Papa, san Pio X, lo volle subito accanto a sé, lo creò cardinale a soli trentotto anni e lo nominò Segretario di Stato, carica che tenne per tutto il pontificato, fino al 1914.
Al fianco di san Pio X visse gli anni della lotta contro il modernismo, della separazione tra Chiesa e Stato in Francia, della riforma del canto sacro e della comunione frequente. Morto il Papa, fu Segretario del Sant'Uffizio fino alla morte, il 26 febbraio 1930. Riposa nelle Grotte vaticane, non lontano da colui che aveva servito. Il suo motto era Da mihi animas, cetera tolle: «Dammi le anime, prenditi tutto il resto».
Fu un uomo di grande cultura e di potere reale; chi lo conobbe ricordava invece la sua pietà semplice, il tempo passato a confessare e a fare catechismo ai ragazzi di Trastevere. La sua causa di beatificazione fu aperta nel 1953: per questo lo si chiama Servo di Dio.
Le litanie sono davvero sue?
La tradizione dice che il cardinale recitava queste litanie ogni giorno, dopo la celebrazione della Messa, e da lui si sono diffuse. Non ne conosciamo però un autografo né una prima edizione datata: è più esatto dire che sono attribuite a Merry del Val, o che erano la sua preghiera abituale. Il loro spirito, in ogni caso, corrisponde perfettamente a quello di un uomo che occupò il secondo posto della Chiesa e chiese ogni giorno di non desiderare il primo.
Una preghiera privata, non una litania liturgica
Il nome di «litanie» viene dalla forma: invocazioni brevi con una risposta che si ripete. Le Litanie dell'umiltà sono però una devozione privata. Il Codice di diritto canonico del 1917 riservava alla Santa Sede l'approvazione delle litanie destinate al culto pubblico, e nel 1962 queste erano sei: le Litanie dei Santi, le Litanie Lauretane, quelle del Santissimo Nome di Gesù, del Sacro Cuore, di san Giuseppe e del Preziosissimo Sangue. Le Litanie dell'umiltà non sono tra queste e non figurano nella Raccolta delle preghiere indulgenziate.
Questo spiega anche la loro forma: non si aprono con Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison e con l'invocazione alla Santissima Trinità, come le litanie liturgiche, ma con un'unica supplica a Gesù «mite ed umile di Cuore». Si recitano da soli, in silenzio o a mezza voce, oppure in comunità come preghiera di devozione, senza alcuna difficoltà. Restano una preghiera ortodossa, profondamente evangelica, che può nutrire la vita di chiunque.
Commento alle Litanie dell'umiltà
«O Gesù, mite ed umile di Cuore»
Tutto parte dalle parole di Gesù: «imparate da me, che son mansueto, e umile di cuore, e troverete riposo all'anime vostre» (Mt xi, 29, versione del Martini). L'umiltà non è un'invenzione dei moralisti: è il ritratto che Cristo dà di se stesso, l'unica volta in cui dice «imparate da me». La stessa invocazione si ritrova nella giaculatoria «Gesù mite e umile di cuore, rendete il cuor nostro simile al vostro», e nelle Litanie del Sacro Cuore.
I desideri: stimato, amato, esaltato…
La prima serie smaschera i desideri che nascono dall'amor proprio. Non chiede di essere liberati dall'essere amati o stimati, ma dal desiderio di esserlo. Essere stimati non è un male; il male è farne il motore delle proprie azioni, cercare l'approvazione degli uomini più di quella di Dio. Tra i sette peccati capitali, la superbia è il primo, e la vanagloria ne è la figlia più comune: queste invocazioni la colpiscono alla radice.
I timori: umiliato, disprezzato, dimenticato…
La seconda serie è forse la più rivelatrice. Il timore di essere umiliato, dimenticato, calunniato, sospettato è la faccia nascosta dello stesso amor proprio: chi teme tanto il disprezzo, in fondo, cerca ancora la stima. Gesù ha subito tutto ciò che queste invocazioni nominano: fu disprezzato, calunniato, schernito, sospettato, abbandonato. Chiedere di essere liberati da questi timori significa chiedere la libertà di Cristo davanti al giudizio degli uomini.
Le grazie da desiderare: «che gli altri siano preferiti»
La terza serie è la più difficile, ed è il cuore delle litanie. Non basta più non desiderare la gloria: si chiede di desiderare che gli altri siano amati, stimati, lodati e scelti più di noi. Chi la recita sinceramente scopre presto quanto il proprio cuore resista. Per questo la risposta non dice «lo desidero», ma «datemi la grazia di desiderarlo»: l'umiltà è un dono da chiedere, non una prestazione.
L'ultima invocazione toglie ogni equivoco: «che gli altri possano essere più santi di me, purché io divenga santo in quanto posso». L'umiltà cristiana non è rinuncia alla santità, né disistima di sé. È rinuncia al confronto. Si vuole diventare santi, ma senza gareggiare con nessuno.
L'umiltà secondo san Tommaso e san Francesco di Sales
San Tommaso d'Aquino insegna nella Somma teologica (II-II, q. 161) che l'umiltà è la virtù che modera lo slancio dell'animo verso le cose grandi, perché non vada oltre ciò che è giusto, e che si fonda sulla conoscenza vera di noi stessi: di ciò che abbiamo ricevuto da Dio e delle nostre mancanze. Non è dunque un sentimento di inferiorità, ma una forma della verità. Per questo san Tommaso la pone a fondamento dell'edificio spirituale: essa toglie l'ostacolo della superbia, e «Dio resiste a' superbi, e agli umili da la grazia» (Gc iv, 6; cf. 1 Pt v, 5).
San Francesco di Sales, nella Filotea (parte III, capitoli 4-7), distingue l'umiltà esteriore da quella interiore. La vera umiltà, scrive, non si compiace di parole umili né di gesti di abbassamento: non cerca nemmeno di sembrare umile. Accetta le proprie miserie con pace, senza turbarsi, e sa ricevere anche i doni di Dio senza negarli, riconoscendo che vengono da Lui. È l'umiltà di Maria che canta: «ha guardato l'umiltà della sua serva».
Il Vangelo riassume tutto in una frase: «chiunque si innalza, sarà umiliato: e chi si umilia, sarà innalzato» (Lc xiv, 11).
Come recitare le Litanie dell'umiltà
Il cardinale Merry del Val le recitava ogni giorno dopo la Messa, nel ringraziamento. È un buon modello: lette lentamente dopo la Comunione, o al termine della preghiera del mattino, preparano lo spirito alle piccole umiliazioni della giornata.
Si prestano anche ad altri momenti:
- nell'esame di coscienza della sera, per riconoscere dove l'amor proprio ha guidato le nostre scelte; la pagina sull'esame di coscienza offre uno schema completo;
- prima della Confessione, quando ci si accusa di superbia, vanità o invidia;
- dopo un'umiliazione ricevuta, per trasformare l'offesa in occasione di grazia;
- come litanie per il dono dell'umiltà, in un periodo in cui si sente il bisogno di correggere un difetto preciso.
Non serve recitarle tutte d'un fiato: anche una sola invocazione, ripetuta durante il giorno, può diventare una giaculatoria.
Litanie dell'umiltà in PDF
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Domande frequenti
Chi ha scritto le Litanie dell'umiltà?
Sono attribuite al cardinale Rafael Merry del Val (1865-1930), Segretario di Stato di san Pio X, che secondo la tradizione le recitava ogni giorno dopo la Messa. Non esiste un manoscritto che lo provi: è più esatto parlare di attribuzione.
Il cardinale Merry del Val è santo?
Non ancora. La sua causa di beatificazione è stata aperta nel 1953, e per questo porta il titolo di Servo di Dio. Non è né beato né santo.
Le Litanie dell'umiltà sono approvate dalla Chiesa?
Sono una preghiera di devozione privata, del tutto ortodossa, che chiunque può recitare. Non fanno parte delle litanie approvate dalla Santa Sede per il culto pubblico (nel 1962 erano sei) e non figurano nella Raccolta delle preghiere indulgenziate.
Perché le Litanie dell'umiltà non cominciano con il Kyrie?
Perché non sono una litania liturgica, ma una preghiera privata in forma di litania. Le litanie della liturgia, come quelle dei Santi o della Madonna, si aprono con Kyrie eleison, Christe eleison; questa comincia direttamente con l'invocazione a Gesù mite e umile di cuore.
Quando si recitano le Litanie dell'umiltà?
In qualsiasi momento. Il cardinale Merry del Val le diceva nel ringraziamento dopo la Messa; molti le recitano al mattino, nell'esame di coscienza della sera o prima della Confessione, quando si vuole combattere la superbia.
Che cosa significa «purché io divenga santo in quanto posso»?
Che l'umiltà non è rinuncia alla santità. Si chiede che gli altri siano più santi di noi, ma senza smettere di tendere alla santità con tutte le forze: si rinuncia al confronto, non alla perfezione.
Esiste una versione più lunga delle Litanie dell'umiltà?
Sì, circolano versioni ampliate con invocazioni sulla carità fraterna e sulla società. Sono aggiunte recenti; la forma attribuita al cardinale è quella breve, in tre serie, riportata in questa pagina.
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Fonti. Litanie dell'umiltà, nella forma dei manuali di preghiera tradizionali italiani. San Tommaso d'Aquino, Somma teologica, II-II, q. 161. San Francesco di Sales, Filotea, parte III, capp. 4-7. Sacra Bibbia, traduzione di mons. Antonio Martini (Mt xi, 29; Lc xiv, 11; Gc iv, 6; 1 Pt v, 5). Codice di diritto canonico (1917), can. 1259. Catechismo di san Pio X.