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La Prima Lettera di san Giovanni
La Prima Lettera di san Giovanni è la meditazione del discepolo prediletto alla sera della sua vita: Dio è luce, Dio è carità, confessiamo i nostri peccati, amiamoci con le opere e nella verità. Qui sotto trovate i 5 capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue ne presenta l'autore, il riassunto, i versetti più celebri e l'uso nella liturgia.
Leggere 1 Giovanni: 5 capitoli
La Prima Lettera di san Giovanni, Epistola I beati Joannis nella Vulgata, è la più lunga delle tre lettere lasciate dall'Apostolo, prima della brevissima Seconda e della Terza Lettera di san Giovanni. Si legge come la parola di un vegliardo ai suoi «figliuolini». Due frasi la reggono tutta: «Dio è luce» (1 Gv 1,5) e «Dio è carità» (1 Gv 4,8). Giovanni vi conferma i due grandi misteri della fede, la Trinità e l'Incarnazione del Figlio di Dio, e ne trae tutta la vita cristiana: camminare nella luce, osservare i comandamenti, amarsi gli uni gli altri.
Chi ha scritto la Prima Lettera di Giovanni?
La Chiesa l'ha sempre ricevuta come opera di san Giovanni apostolo, figlio di Zebedeo, il discepolo che Gesù amava, autore del Vangelo secondo san Giovanni e dell'Apocalisse. La lettera non porta il suo nome, ma si apre con la testimonianza di un testimone oculare: «Quello, che fu da principio, quello, che udimmo, quello, che vedemmo cogli occhi nostri, e contemplammo, e colle nostre mani palpammo di quel Verbo di vita» (1 Gv 1,1), eco diretta del prologo del Vangelo.
I Padri. San Policarpo di Smirne, discepolo dell'Apostolo, riprende nella sua Lettera ai Filippesi (7) la sentenza di 1 Gv 4,3: chi non confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne è un anticristo. Eusebio riferisce che Papia di Gerapoli si serviva di testimonianze tratte dalla prima lettera di Giovanni (Storia ecclesiastica, III, 39). Sant'Ireneo, poi il Canone Muratoriano, Clemente Alessandrino e Tertulliano la citano come di Giovanni.
La lettera stessa. La parentela con il quarto Vangelo salta agli occhi: la luce e le tenebre, la verità e la menzogna, la vita, la carità, il comandamento nuovo, il rimanere in Dio, la vittoria sul mondo. Molti esegeti moderni attribuiscono gli scritti giovannei a una «scuola» o a un discepolo dell'Apostolo; la tradizione della Chiesa vi legge l'Apostolo stesso.
Quando è stata scritta, e per chi?
Alla fine del I secolo, molto probabilmente a Efeso, dove san Giovanni passò gli ultimi anni; sant'Ireneo dice che vi rimase fino ai tempi di Traiano, imperatore dal 98. Nulla di certo si può fissare, ma i commentatori la pongono negli ultimi anni del secolo, dopo il Vangelo.
È rivolta ai cristiani delle Chiese che Giovanni governava in Asia Minore, attorno a Efeso, la regione delle sette Chiese dell'Apocalisse. Li chiama «figliuolini» e si rivolge di volta in volta ai padri, ai giovinetti e ai fanciulli (1 Gv 2,12-14). Sant'Agostino e altri autori latini la chiamano lettera ad Parthos, ai Parti, nome di origine oscura.
Scrive per due ragioni. Anzitutto contro falsi maestri che «Sono usciti di tra noi, ma non erano de' nostri» (1 Gv 2,19) e negano che Gesù Cristo sia venuto nella carne: si pensa a Cerinto, che separava Gesù dal Cristo, e ai doceti, per i quali il Figlio di Dio aveva solo un'apparenza di corpo. Poi per confermare i fedeli: «affinchè voi pure abbiate società con noi, e la nostra società sia col Padre, e col Figliuolo di lui Gesù Cristo» (1 Gv 1,3).
Di cosa parla la Prima Lettera di Giovanni? Riassunto dei 5 capitoli
Giovanni torna sulle stesse verità in cerchi che si allargano; si può tuttavia seguire la lettera in cinque tappe.
Prologo: il Verbo di vita (1,1-4)
L'Apostolo attesta la vita eterna, «la quale era appresso al Padre, e apparve a noi» (1 Gv 1,2), perché i suoi lettori entrino nella sua comunione con il Padre e con il Figlio, «e il gaudio vostro sia compiuto» (1 Gv 1,4).
Dio è luce: camminare nella luce (1,5 - 2,29)
Poiché Dio è luce, non si può dire di essere in comunione con Lui e camminare nelle tenebre; ma nessuno può dirsi senza peccato, e «Se confessiamo i nostri peccati: egli è fedele, e giusto per rimetterci i nostri peccati, e mondarci da ogni iniquità» (1 Gv 1,9). Cristo è «un avvocato […] presso del Padre» (1 Gv 2,1), «propiziazione pe' nostri peccati: né solamente pe' nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Gv 2,2).
Lo si conosce osservando i suoi comandamenti, soprattutto quello dell'amore, vecchio e nuovo insieme (1 Gv 2,7-8). Poi l'avvertimento: «Non vogliate amare il mondo, né le cose del mondo» (1 Gv 2,15). È «l'ultima ora», molti anticristi sono già usciti (1 Gv 2,18), ma i fedeli sono custoditi dall'unzione ricevuta dal Santo (1 Gv 2,20) e da ciò che hanno udito da principio.
Figli di Dio: la giustizia e l'amore fraterno (capitolo 3)
«Osservate, qual carità ha dato il Padre a noi, che siamo chiamati, e siamo figliuoli di Dio» (1 Gv 3,1). I figli di Dio praticano la giustizia; «Chi fa peccato, egli è dal diavolo», e «A questo fine è apparito il Figliuolo di Dio, per distruggere le opere del diavolo» (1 Gv 3,8). Caino è la figura dell'odio, lui che uccise il fratello (Gn 4,8): «Chiunque odia il proprio fratello, è omicida» (1 Gv 3,15). L'amore vero dà la vita e apre la mano al fratello nel bisogno (1 Gv 3,17).
Dio è carità: provare gli spiriti (capitolo 4)
«Carissimi, non vogliate credere ad ogni spirito, ma provate gli spiriti, se sono da Dio» (1 Gv 4,1): lo spirito che confessa Gesù Cristo venuto nella carne è da Dio; quello «che divida Gesù» (1 Gv 4,3) è lo spirito dell'anticristo. Il Martini traduce così il solvit Jesum della Vulgata: chi separa in Gesù l'uomo dal Figlio di Dio. Poi il vertice della lettera: Dio è carità. Ha mandato il suo Unigenito (1 Gv 4,9), «egli il primo ci abbia amati» (1 Gv 4,10), e «la carità perfetta manda via il timore» (1 Gv 4,18). Nessuno può amare Dio che non vede, se odia il fratello che vede.
La fede che vince il mondo (capitolo 5)
Chi crede che Gesù è il Cristo è nato da Dio, e «in questo sta la vittoria vincente il mondo, nella nostra fede» (1 Gv 5,4). Cristo «è venuto coll'acqua, e col sangue» (1 Gv 5,6), e tre rendono testimonianza. La lettera si chiude sulla fiducia nella preghiera, sulla distinzione fra il peccato «che non mena a morte» e il «peccato a morte» (1 Gv 5,16), sulla professione di fede «Questi è vero Dio, e vita eterna» (1 Gv 5,20) e su un'ultima parola: «Figliuolini, guardatevi da' simolacri» (1 Gv 5,21).
1 Giovanni 4: «Dio è carità»
Il capitolo 4 è il più cercato e il più amato della lettera. Due volte Giovanni scrive Deus caritas est: «Chi non ama, non ha conosciuto Dio: dappoiché Dio è carità» (1 Gv 4,8), e «Dio è carità: e chi sta nella carità, sta in Dio, e Dio in lui» (1 Gv 4,16). Le Bibbie moderne traducono «Dio è amore»; il Martini, fedele alla Vulgata, dice «carità», e la parola è preziosa: indica non un sentimento qualsiasi, ma l'amore soprannaturale che Dio versa nell'anima con la grazia, la regina delle virtù teologali.
Giovanni non dice soltanto che Dio ama, ma che il suo essere è amore: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vivono di un eterno dono reciproco. Questo amore si è fatto visibile nella missione del Figlio: «Qui sta la carità: che non come se noi avessimo amato Dio, ma che egli il primo ci abbia amati, e abbia mandato il Figliuolo suo propiziazione pe' nostri peccati» (1 Gv 4,10). La conseguenza è immediata: «Carissimi, se Dio ci ha amati in tal guisa: noi pure dobbiamo amarci l'un l'altro» (1 Gv 4,11), perché «chi non ama il suo fratello, che vede, come può amare Dio, cui egli non vede?» (1 Gv 4,20).
Sant'Agostino predicò dieci omelie su questa lettera durante l'ottava di Pasqua; nella settima dà la sua regola famosa, Dilige, et quod vis fac: ama, e fa' ciò che vuoi, cioè sia la carità la radice dei tuoi atti, e nulla di male ne uscirà. Il versetto 16 è anche il capitolo dell'ora di Terza nelle domeniche dopo l'Epifania e dopo Pentecoste: la Chiesa lo ripete ogni settimana a metà mattina.
Temi e lettura cattolica
La confessione dei peccati. «Se diremo, che non abbiam colpa, noi inganniamo noi stessi, e non è in noi verità» (1 Gv 1,8): il versetto risponde a ogni pretesa di essere senza peccato in questa vita. Quando Giovanni dice altrove che chi è nato da Dio «non fa peccato» (3,9), la tradizione lo intende del peccato mortale, che scaccia la vita divina. «Se confessiamo i nostri peccati» (1,9) si legge insieme al potere dato agli Apostoli: «Saran rimessi i peccati a chi li rimetterete» (Gv 20,23), nel quale il Concilio di Trento riconosce l'istituzione del sacramento della Penitenza (sessione XIV). La nostra guida alla confessione ne dà la pratica.
La fede che opera per la carità. Giovanni unisce sempre credere e fare: «Chi pratica la giustizia, è giusto» (3,7); «questo è amare Dio, che si osservino da noi i suoi comandamenti: e i suoi comandamenti non sono gravosi» (1 Gv 5,3). Il Concilio di Trento cita quest'ultimo versetto per insegnare che il giusto può, con la grazia, osservare la legge di Dio: è anche la dottrina della Lettera di san Giacomo.
Il mondo e le sue tre concupiscenze. «tutto quello, che è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, e superbia della vita» (1 Gv 2,16). San Tommaso d'Aquino riconduce a queste tre concupiscenze tutte le cause del peccato (Somma teologica, I-II, q. 77, a. 5), e la tradizione vi vede la radice dei sette peccati capitali.
L'Incarnazione e l'Anticristo. Il criterio di ogni spirito è la confessione «che Gesù Cristo è venuto nella carne» (1 Gv 4,2). Le lettere di Giovanni sono i soli libri della Scrittura che usano la parola «anticristo»: parlano dei molti anticristi già all'opera, precursori di quello che, come avete udito, «viene».
I tre testimoni (1 Gv 5,7-8). «Imperocché tre sono, che rendono testimonianza in cielo, il Padre, il Verbo, e lo Spirito Santo: e questi tre sono una sol cosa» (1 Gv 5,7). Questo versetto, detto comma giovanneo, si trova nella Vulgata clementina e nel Martini, ma manca nei più antichi manoscritti greci; il IV Concilio Lateranense (1215) lo cita. Il Sant'Uffizio dichiarò nel 1897 che non se ne poteva negare con sicurezza l'autenticità, poi precisò nel 1927 che gli studiosi cattolici potevano esaminare la questione, rimettendosi al giudizio della Chiesa. La dottrina che enuncia è la fede della Chiesa nella Santissima Trinità, che si può pregare con la novena alla Santissima Trinità.
Versetti celebri della Prima Lettera di Giovanni
- 1 Gv 1,7: «se camminiam nella luce, com' anch' egli sta nella luce, abbiam società scambievole con esso, e il sangue di Gesù Cristo suo Figliuolo ci purga da ogni peccato» (1 Gv 1,7).
- 1 Gv 2,17: «E il mondo passa, e la di lui concupiscenza. Ma chi fa il volere di Dio, dura in eterno» (1 Gv 2,17).
- 1 Gv 3,2: «sarem simili a lui: perché lo vedremo, qual, egli è» (1 Gv 3,2), il grande testo sulla visione beatifica.
- 1 Gv 3,16 e 3,18: «egli ha posto la sua vita per noi: e noi pur dobbiamo porre la vita pe' fratelli» (1 Gv 3,16); «Figliuolini miei, non amiamo in parole, e colla lingua, ma coll'opera, e con verità» (1 Gv 3,18).
- 1 Gv 3,20: «se il cuor nostro ci condanna: Iddio è maggiore del nostro cuore, e conosce tutte le cose» (1 Gv 3,20), versetto di pace per le anime scrupolose.
- 1 Gv 4,4: «più potente è quegli, che è in voi, che colui, che sta nel mondo» (1 Gv 4,4).
- 1 Gv 4,8 e 4,16: «Dio è carità».
- 1 Gv 4,19: «Noi adunque amiam Dio, dappoichè egli il primo ci ha amati» (1 Gv 4,19).
- 1 Gv 5,14: «qualunque cosa chiederemo secondo la volontà di lui, egli ci esaudisce» (1 Gv 5,14).
La Prima Lettera di Giovanni nel canone e nella liturgia
La lettera non è mai stata messa in dubbio: Eusebio la pone fra i libri accolti da tutti, i concili di Ippona (393), di Cartagine (397) e di Firenze contano tre lettere di Giovanni, e il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) le nomina fra i libri sacri. Porta lo stesso nome e gli stessi cinque capitoli nelle Bibbie cattoliche e protestanti.
Il Messale del 1962 ne legge diversi passi:
- 1 Gv 5,4-10, la domenica in Albis, ottava di Pasqua: «in questo sta la vittoria vincente il mondo, nella nostra fede»;
- 1 Gv 4,8-21, nella messa della I domenica dopo Pentecoste, che si dice nei giorni feriali dopo la festa della Trinità: «Dio è carità»;
- 1 Gv 3,13-18, la II domenica dopo Pentecoste: «Non vi stupite, fratelli, se il mondo vi odia», e la stessa epistola nella festa di san Camillo de Lellis, il 18 luglio;
- 1 Gv 3,10-16, nella festa di san Policarpo, il 26 gennaio;
- 1 Gv 2,14-17, «Scrivo a voi, o giovinetti», nella festa di san Gabriele dell'Addolorata, il 27 febbraio.
Nel Breviario la lettera è letta al Mattutino dalla domenica dopo l'Ascensione al martedì seguente; il suo inizio, 1,1 - 2,5, torna al Mattutino della festa di san Giovanni, il 27 dicembre. Il versetto 5,4 è il capitolo delle Lodi della domenica in Albis, 3,13-14 quello della II domenica dopo Pentecoste, e 4,16 il capitolo di Terza delle domeniche dopo l'Epifania e dopo Pentecoste. Ritrovate questi giorni nel calendario liturgico.
Come leggere la Prima Lettera di Giovanni
Leggetela prima d'un fiato, poi accanto al Vangelo di Giovanni, soprattutto al discorso dopo la Cena che comincia nel capitolo 13, dove fu dato il comandamento nuovo. Prendete poi un capitolo al giorno, con il latino a fronte. Prima della confessione pregate il capitolo 1; nel timore o nello scrupolo, il capitolo 4. Proseguite con le due brevi lettere che seguono, scritte dallo stesso «seniore».
Domande Frequenti
Chi ha scritto la Prima Lettera di Giovanni?
San Giovanni apostolo, figlio di Zebedeo, il discepolo prediletto, che ha scritto anche il quarto Vangelo e l'Apocalisse. L'autore si presenta come un testimone che ha visto e toccato il «Verbo di vita», e i Padri, da san Policarpo, Papia e sant'Ireneo in poi, hanno accolto la lettera come sua. Alcuni esegeti moderni la attribuiscono a una cerchia giovannea, ma la tradizione della Chiesa la ritiene opera dell'Apostolo.
Quando è stata scritta la Prima Lettera di Giovanni?
Alla fine del I secolo, a Efeso, probabilmente verso il 95-100, dopo il Vangelo di Giovanni. Sant'Ireneo attesta che l'Apostolo visse in Asia fino al regno di Traiano. Nulla di più preciso è noto.
Che cosa vuol dire «Dio è carità» (1 Giovanni 4,8)?
Che l'essere stesso di Dio è amore, e che questo amore si è manifestato quando il Padre ha mandato il suo Figlio unigenito come propiziazione per i nostri peccati (4,9-10). Le Bibbie moderne traducono «Dio è amore». La conseguenza è immediata: chi non ama il fratello non conosce Dio.
Che cosa significa 1 Giovanni 1,9, «Se confessiamo i nostri peccati»?
Dio, fedele alla sua promessa, perdona chi riconosce umilmente le proprie colpe e lo monda da ogni iniquità. La Chiesa legge questo versetto con il potere di rimettere i peccati che Cristo ha dato agli Apostoli (Gv 20,23), esercitato nel sacramento della Penitenza. Ricorda anche che nessuno può dirsi senza peccato (1,8).
Che cosa vuol dire «la carità perfetta manda via il timore» (1 Giovanni 4,18)?
La carità perfetta scaccia il timore servile, che teme il castigo più dell'offesa di Dio, e il timore angoscioso che dispera della sua misericordia. Non esclude il timore filiale, che è un dono dello Spirito Santo. Più l'anima ama, più ha fiducia per il giorno del giudizio (4,17).
Che cos'è il «peccato a morte» di 1 Giovanni 5,16?
Giovanni chiede di pregare per il fratello che commette un peccato «che non mena a morte», e non dice di pregare per il «peccato a morte». I commentatori lo intendono comunemente dell'apostasia ostinata e dell'impenitenza finale, che rifiutano il perdono stesso. Giovanni non dice che quel peccato non possa essere perdonato: nessun peccatore deve disperare finché vive.
Quanti capitoli ha la Prima Lettera di Giovanni?
Cinque capitoli e 105 versetti, nella Vulgata, nel Martini e nelle Bibbie moderne. Attenzione a non confonderla con il Vangelo: Giovanni 3,16 è nel Vangelo, 1 Giovanni 3,16 nella lettera.
La Prima Lettera di Giovanni si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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