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Santa Elisabetta d'Ungheria: vita, preghiera e festa
Chi era santa Elisabetta d'Ungheria, la principessa della Wartburg divenuta serva dei poveri e terziaria francescana, morta a ventiquattro anni nel 1231: storia, miracoli, frasi, patronati, perché la festa è il 19 novembre nel calendario del 1962 e le preghiere per invocarla.
Santa Elisabetta d'Ungheria (1207-1231), figlia del re d'Ungheria e langravia di Turingia, è la santa della carità regale: sposa e madre felice, poi vedova spogliata di tutto, servì i poveri e i malati con le proprie mani e morì a ventiquattro anni come terziaria di san Francesco. Il calendario del 1962 ne celebra la festa il 19 novembre; il calendario riformato l'ha spostata al 17 novembre, giorno della sua morte. Ecco la sua storia, i miracoli, le sue parole, i patronati e le preghiere con cui la Chiesa la invoca.
Chi era santa Elisabetta d'Ungheria
Elisabetta nacque nel 1207, a Presburgo (l'attuale Bratislava) o a Sárospatak, da Andrea II re d'Ungheria e dalla regina Gertrude di Andechs-Merania, sorella di sant'Edvige, duchessa di Slesia. Ancora bambina fu promessa in sposa al figlio del langravio di Turingia e, a quattro anni, condotta alla corte tedesca nel castello della Wartburg, presso Eisenach, per esservi educata con il futuro marito. Il Breviario del 1962 dice di lei che «cominciò dall'infanzia a temere Dio; e col crescere dell'età, crebbe anche nella pietà».
Alla corte non tutti amavano quella fanciulla straniera, troppo devota e troppo generosa; ma il giovane Ludovico si legò a lei sempre di più. Quando gli suggerirono di rimandarla in Ungheria, rispose che avrebbe preferito gettar via una montagna d'oro piuttosto che rinunciare a lei.
Sposa, madre e langravia di Turingia
Nel 1221 Ludovico, ormai langravio, e Elisabetta, quattordicenne, si sposarono. Fu un matrimonio felice e santo: ebbero tre figli, Ermanno, Sofia e la beata Gertrude, che divenne badessa. Ludovico non ostacolò mai la carità e le preghiere della moglie. Le sue dame raccontavano che Elisabetta si alzava di notte per pregare, e il marito, tenendole la mano, la supplicava di riposarsi.
Nel 1225 una grave carestia colpì la regione. In assenza del marito, Elisabetta vuotò i granai del castello per sfamare i poveri. Al ritorno gli ufficiali di corte si lamentarono con Ludovico, che rispose: «Lasciatela fare. Finché soccorrerà i poveri, Dio ci benedirà». Ai piedi della rupe della Wartburg, troppo ripida per i malati, Elisabetta fece costruire un ospedale dove li nutriva e li curava lei stessa; ne fondò un altro, provvide agli orfani e dava da mangiare ogni giorno a centinaia di poveri. Ma la sua carità era anche prudente: a chi poteva lavorare procurava un lavoro adatto alle sue forze, invece di mantenerlo nell'ozio.
Vedova e terziaria di san Francesco
Nel 1227 Ludovico partì per la crociata con l'imperatore Federico II e morì di febbre a Otranto, l'11 settembre. Quando glielo annunciarono, Elisabetta, che aveva appena dato alla luce la terza figlia, gridò: «Ora il mondo è morto per me, e tutto ciò che c'era di lieto nel mondo».
Seguirono mesi durissimi. Secondo la testimonianza di una delle sue dame, il cognato Enrico, reggente, la cacciò dalla Wartburg con i figli nel cuore dell'inverno; altri racconti sono meno drammatici, ma tutti concordano sulla povertà e sul disprezzo che sopportò. Rifiutò un nuovo matrimonio che lo zio vescovo di Bamberga le proponeva: lei e Ludovico si erano promessi di non risposarsi.
Il Venerdì santo del 1228, nella chiesa dei Frati Minori di Eisenach, Elisabetta rinunciò solennemente al mondo e indossò poi la tonaca grigia e il cordone dei Penitenti di san Francesco, il Terz'Ordine. Il Breviario dice che vi si distinse «soprattutto nella virtù della pazienza e dell'umiltà». Chi vuole conoscere lo spirito che la conquistò legga la pagina su san Francesco d'Assisi, il poverello: Elisabetta morì quando il santo di Assisi era scomparso da appena cinque anni.
L'ospedale di Marburgo e la morte a ventiquattro anni
Sistemati i figli, Elisabetta si stabilì a Marburgo, in Assia, dove costruì un ospizio per i malati, i vecchi e i poveri e si consacrò interamente al loro servizio: li lavava, li medicava, filava la lana per guadagnare qualche moneta. Un nobile ungherese mandato a cercarla la trovò seduta all'arcolaio con la sua veste grigia e indietreggiò facendosi il segno della croce: «Chi ha mai visto una figlia di re filare?». Volle riportarla alla corte d'Ungheria; lei rifiutò. I suoi poveri, i suoi figli e la tomba del marito erano in Turingia.
Il suo direttore spirituale, Corrado di Marburgo, prete severissimo e predicatore stimato dal papa Gregorio IX, la guidò con mano durissima: la privò delle dame che più amava e la sottopose a penitenze umilianti. Gli agiografi tradizionali discutono ancora i suoi metodi; certo è che Elisabetta seppe trasformare anche quella prova in obbedienza e in amore.
Non resse a lungo. Nell'autunno del 1231 si ammalò. La notte prima della morte disse: «È vicina l'ora in cui il Signore nacque e giacque nella mangiatoia. Egli venne a redimere il mondo, e redimerà anche me». Morì la sera del 17 novembre 1231, a ventiquattro anni non ancora compiuti, confortata dai sacramenti. Sulla sua tomba si moltiplicarono i miracoli, e il papa Gregorio IX la canonizzò nel 1235, appena quattro anni dopo.
I miracoli di santa Elisabetta d'Ungheria
Il più celebre è il miracolo delle rose: Elisabetta, sorpresa mentre portava di nascosto del pane ai poveri nel grembo del mantello, avrebbe mostrato al posto del pane delle rose fiorite in pieno inverno. Bisogna dirlo onestamente: questo racconto non compare nelle testimonianze più antiche e fu aggiunto dalla tradizione posteriore; è bello come immagine, non come fatto documentato. Più antico e più profondo è l'episodio del lebbroso nel letto: Elisabetta aveva coricato un lebbroso nel letto nuziale e Ludovico, accorso indignato, vi avrebbe visto invece Cristo crocifisso. Il primo biografo, Teodorico di Apolda, lo racconta con sobrietà: «Allora Dio aprì gli occhi interiori del principe». È una visione di fede, il cuore stesso della vita di Elisabetta: vedere Cristo nel povero.
I miracoli certi, quelli esaminati per la canonizzazione, sono le guarigioni ottenute alla sua tomba a Marburgo, raccolte da Corrado e dalle commissioni inviate da Roma.
Santa Elisabetta d'Ungheria: frasi
Le sue parole ci sono giunte soprattutto attraverso le deposizioni delle sue quattro ancelle, raccolte per il processo di canonizzazione:
- Sulla corona: la tradizione racconta che, entrata in chiesa, si tolse la corona e la depose davanti al crocifisso; rimproverata dalla suocera, rispose che non poteva portare una corona d'oro davanti al suo Re coronato di spine.
- Sull'obbedienza: «Siamo come la lumaca, che si ritira nel guscio quando sta per piovere: così obbediamo e ci ritiriamo dalla strada che stavamo prendendo».
- Sulle prove: si paragonava al giunco del fiume che la piena piega fino a terra, ma che, passate le piogge, si rialza dritto, forte e intatto.
- Sul timor di Dio: «Se ho tanta paura di un uomo mortale, quanto dev'essere terribile il Signore e Giudice del mondo!».
- Negli ultimi giorni, alla serva che la sentiva cantare: «Fra me e il muro c'era un uccellino che cantava così allegro, ed era così dolce che ho dovuto cantare anch'io».
Di che cosa è protettrice santa Elisabetta d'Ungheria
Santa Elisabetta è patrona del Terz'Ordine francescano, delle opere di carità, degli ospedali, delle infermiere e di chi assiste i malati, delle vedove, delle spose e delle madri di famiglia, dei fornai (per il pane distribuito ai poveri) e dei mendicanti. In lei si vedono messe in pratica tutte le opere di misericordia corporali e spirituali: dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi. La Messa della sua festa legge l'elogio della donna forte, che le si addice alla lettera: Apre la mano ai miserabili, e stende le palme ai poverelli (Proverbi 31, 20). A lei si possono affidare i malati con la preghiera per i malati.
Iconografia: come è raffigurata
Elisabetta è raffigurata con la corona (talvolta tre: quella di principessa, quella di vedova e quella della gloria), con la veste grigia e il cordone francescano, con un cesto di pane o con il grembo pieno di rose, mentre dà da mangiare ai poveri o lava un lebbroso. Nella basilica inferiore di Assisi Simone Martini la dipinse accanto a santa Chiara d'Assisi e ad altri santi della famiglia francescana.
Quando si festeggia santa Elisabetta d'Ungheria: 19 o 17 novembre?
Nel calendario del 1962 la festa di santa Elisabetta, vedova, è il 19 novembre, festa di III classe, con Messa del comune delle sante donne e colletta propria. Il calendario riformato del 1969 l'ha spostata al 17 novembre, giorno della morte: per questo molti cercano «17 novembre santa Elisabetta d'Ungheria». Chi segue la liturgia tradizionale la celebra il 19. L'onomastico di chi si chiama Elisabetta in suo onore cade dunque, secondo il calendario tradizionale, il 19 novembre.
Non va confusa con santa Elisabetta di Portogallo, sua pronipote, regina, festeggiata l'8 luglio, alla quale si attribuisce anch'essa un miracolo delle rose.
Preghiera a santa Elisabetta d'Ungheria
La colletta della festa (Messale del 1962)
Oratio
Tuorum corda fidelium, Deus miserator, illustra: et, beatae Elisabeth precibus gloriosis, fac nos prospera mundi despicere, et caelesti semper consolatione gaudere. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Orazione
Illumina, o Dio misericordioso, i cuori dei tuoi fedeli: e, per le gloriose preghiere della beata Elisabetta, fa' che disprezziamo le prosperità del mondo e godiamo sempre della consolazione celeste. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Una novena a santa Elisabetta
Non esiste una novena liturgica a santa Elisabetta, né un testo di novena con approvazione propria: le formule che circolano sono composizioni devozionali moderne. Chi desidera prepararsi alla festa per nove giorni, dall'11 al 19 novembre, può recitare ogni giorno la colletta della festa riportata qui sopra, esprimere la propria intenzione e concludere con un Padre nostro, un'Ave Maria e il Gloria.
Per il senso e il modo di recitare questo tipo di preghiera si veda che cos'è una novena e come si recita. Una novena non è una formula che obbliga Dio, ma una perseveranza fiduciosa: Dio esaudisce sempre, nel modo e nell'ora che giovano all'anima.
Dove è sepolta santa Elisabetta d'Ungheria
Fu sepolta nella cappella del suo ospizio a Marburgo. Nel 1236 le sue reliquie furono traslate, alla presenza dell'imperatore Federico II e di una folla immensa, nella grande chiesa gotica di Santa Elisabetta a Marburgo, costruita in suo onore dal cognato Corrado, entrato nell'Ordine teutonico, e divenuta meta di pellegrinaggi da tutta la Germania. Nel 1539 il langravio protestante Filippo d'Assia fece rimuovere le reliquie e le disperse.
Domande frequenti
Chi era santa Elisabetta d'Ungheria?
Era la figlia del re Andrea II d'Ungheria, sposa del langravio Ludovico di Turingia e madre di tre figli. Rimasta vedova a vent'anni, si fece terziaria francescana e spese il resto della vita al servizio dei poveri e dei malati nell'ospedale da lei fondato a Marburgo, dove morì nel 1231.
Quando si festeggia santa Elisabetta d'Ungheria?
Il 19 novembre nel calendario del 1962; il 17 novembre nel calendario riformato del 1969.
Perché santa Elisabetta d'Ungheria è diventata santa?
Per l'eroismo della sua carità verso i poveri, per la pazienza nelle umiliazioni e nella povertà volontaria, e per i numerosi miracoli avvenuti alla sua tomba. Gregorio IX la canonizzò nel 1235.
Chi era il confessore di santa Elisabetta d'Ungheria?
Fino al 1225 fu il francescano fra Rodinger; poi Corrado di Marburgo, predicatore stimato da papa Gregorio IX, che la diresse con estrema severità fino alla morte e raccolse le testimonianze per la sua canonizzazione.
Che cos'è il miracolo delle rose?
È il racconto secondo cui il pane che Elisabetta portava ai poveri si sarebbe mutato in rose. È una tradizione tardiva, non documentata dalle fonti più antiche, ma è diventata il simbolo della sua carità.
Di che cosa è patrona santa Elisabetta d'Ungheria?
Del Terz'Ordine francescano, delle opere di carità e degli ospedali, delle vedove, delle madri di famiglia, dei fornai e di chi assiste i malati.
Esiste una novena a santa Elisabetta d'Ungheria?
Non esiste una novena liturgica né un testo approvato: le formule in uso sono composizioni devozionali moderne. Chi vuole prepararsi alla festa dall'11 al 19 novembre può recitare ogni giorno la colletta della sua Messa, riportata sopra.
Per gli altri santi dell'anno liturgico, si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese.
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Fonti. Alban Butler, Lives of the Saints, 19 novembre. Breviario Romano, 19 novembre: lezioni storiche. Messale Romano del 1962, festa di santa Elisabetta vedova, colletta Tuorum corda fidelium. Teodorico di Apolda, Vita di santa Elisabetta; Libellus de dictis quatuor ancillarum. Sacra Scrittura nella versione di mons. Antonio Martini (Proverbi 31, 20). Catechismo della Dottrina Cristiana di san Pio X, L'invocazione dei Santi.