Attualità
Leone XIV affida San Pietro a un artefice di Traditionis custodes
Leone XIV nomina arciprete di San Pietro mons. Viola, uno degli artefici dell'applicazione di Traditionis custodes; ne misuriamo l'incarico alla luce della messa romana garantita da Quo primum.

Il 10 ottobre 2026, papa Leone XIV ha nominato mons. Vittorio Francesco Viola arciprete della basilica di San Pietro, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro. Francescano di 61 anni, nato a Biella nel 1965, mons. Viola era finora segretario del Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti. Nominato a questo incarico nel 2021, poco prima del motu proprio Traditionis custodes che restringe la messa tradizionale, fu poi uno degli artefici dell'applicazione di tali restrizioni. Succede al cardinale Mauro Gambetti, nominato arcivescovo di Chieti-Vasto il 3 ottobre.
I tre incarichi legati all'arciprete di San Pietro spettavano tradizionalmente a un cardinale; mons. Viola, invece, è arcivescovo, come lo furono prima della loro creazione cardinalizia Francesco Marchisano nel 2002 e Angelo Comastri nel 2005. Ordinato sacerdote nel 1993 da mons. Luca Brandolini, stretto collaboratore di mons. Annibale Bugnini, l'architetto della riforma liturgica del dopo-concilio, porterebbe l'anello episcopale di Bugnini e ha conseguito il dottorato all'Istituto liturgico Sant'Anselmo. Lo stesso giorno, il vescovo spagnolo Aurelio García Macías è stato promosso segretario del medesimo dicastero; ha parlato di «una nuova tappa [che] comincia ora, quella di adattare alcuni aspetti delle culture, che possono entrare nella celebrazione liturgica del rito romano».
La messa romana, un'eredità che nessuno può abolire
La messa tradizionale non è una sensibilità tra le altre: è il rito romano quale la Chiesa l'ha ricevuto e trasmesso. Con la bolla Quo primum (1570), san Pio V fissò il Messale romano e lo concesse in perpetuo, stabilendo che nessun sacerdote potrebbe mai essere costretto ad abbandonarlo. Il concilio di Trento, nella sua sessione XXII, insegna che la messa è un sacrificio vero e proprio, offerto per i vivi e per i defunti, e colpisce con l'anatema chiunque lo neghi. Un rito così ricevuto, garantito e sigillato da un concilio non è un bene lasciato alla discrezione di un ufficio romano.
La misura
Un uomo si giudica dai suoi atti, non dai pronostici. Sotto il cardinale Gambetti, le misure del 2021 avevano bandito le messe private nella parte alta della basilica e confinato le messe tradizionali alla cappella Clementina delle Grotte vaticane, con i sacerdoti di passaggio tenuti a concelebrare; il numero di messe dette ogni mattina sarebbe sceso da circa settantacinque a meno di dieci. Come segretario del dicastero, mons. Viola ha respinto la richiesta dell'arcivescovo di Melbourne di autorizzare celebrazioni secondo il Messale del 1962, invocando argomenti ecclesiologici del dopo-concilio ed esigendo che il vescovo diocesano desse priorità al rito riformato di Paolo VI. Tali sono gli atti; e misurati alla garanzia perpetua di Quo primum, essi sono un ostacolo a ciò che la Chiesa ha voluto libero per sempre.
La portata della nomina stessa si legge in sensi diversi: per alcuni, un semplice ricambio di generazione in Vaticano; per altri, un riordino della basilica dopo un mandato travagliato; per altri ancora, una cattiva notizia per i fedeli legati alla messa di sempre. Noi la riteniamo per ciò che è: contestata. Nessun atto ha deciso oggi ciò che il nuovo arciprete farà domani, e non attribuiremo a un incarico una sentenza che esso non ha pronunciato. Ciò che la tradizione giudica sono gli atti già compiuti, non le intenzioni che si indovinano.
Ciò che il fedele deve ricordare
La messa romana non dipende da un favore della curia: dipende da ciò che la Chiesa ha ricevuto e garantito per sempre. Che gli incarichi di un uomo cambino nulla toglie a questo diritto. Il fedele conserva ciò che la Chiesa ha sempre tenuto, senza clamore e senza rottura, e prega per coloro che la governano.
Fonti. Bolla Quo primum di san Pio V (1570), che concede il Messale romano in perpetuo. Concilio di Trento, sessione XXII (1562), Dottrina e canoni sul santo sacrificio della messa, canone 1. Dom Guéranger, Istituzioni liturgiche.