Salmi
Salmo 23: Il Signore è il mio pastore
Il Salmo 23 è il Salmo 22 della Vulgata, «Il Signore mi governa». Testo completo in italiano (Martini) e in latino, il suo posto nel Breviario del 1962, il senso dei versetti e come pregarlo.

Il Salmo 23 è il più amato del Salterio: in poche righe Davide canta la fiducia di chi si sa custodito da Dio come una pecora dal suo pastore. Non promette l'assenza di pericoli, ma la presenza di Colui che li attraversa con noi. Qui trovi il testo completo in italiano e in latino, il posto esatto che la Chiesa gli dà nel Breviario e nel Messale del 1962, il senso dei versetti e il modo di pregarlo.
Salmo 23: il testo (Martini)
Riportiamo il salmo nella traduzione di mons. Antonio Martini, la versione italiana classica condotta sulla Vulgata, con la grafia dell'edizione di riferimento:
Salmo 22 (23)
¹ Salmo di Davidde. Il Signore mi governa, e niuna cosa a me mancherà:
² Egli mi ha posto in luoghi di pascolo abbondante. Mi ha condotto a un'acqua, che riconforta:
³ Richiamò a se l'anima mia. Mi ha condotto pe' sentieri della giustizia per amore del suo nome.
⁴ Imperocché quand'anche io camminassi in mezzo all'ombra di morte, non temerò disastri, perché meco sei tu. La tua verga stessa, e il tuo bastone mi han consolato.
⁵ Hai imbandita dinanzi a me una mensa, in faccia di quelli, che mi perseguitano. Hai asperso il mio capo di unguento; ma quanto è mai buono il mio calice esilarante!
⁶ E la tua misericordia mi seguirà, per tutti i giorni della mia vita. Affinchè io abiti nella casa del Signore pe' lunghi giorni.
La frase con cui tutti cercano questo salmo, «Il Signore è il mio pastore», è una resa moderna del primo versetto. Martini, fedele alla lettera della Vulgata, traduce «Il Signore mi governa»: è lo stesso versetto, lo stesso pastore che guida il gregge.
Salmo 23 in latino (Vulgata)
Il testo latino della Vulgata Clementina, quello cantato nel Breviario, comincia con le parole Dominus regit me:
Psalmus 22
Psalmus David. Dominus regit me, et nihil mihi deerit: in loco pascuæ, ibi me collocavit. Super aquam refectionis educavit me; animam meam convertit. Deduxit me super semitas justitiæ propter nomen suum.
Nam etsi ambulavero in medio umbræ mortis, non timebo mala, quoniam tu mecum es. Virga tua, et baculus tuus, ipsa me consolata sunt.
Parasti in conspectu meo mensam adversus eos qui tribulant me; impinguasti in oleo caput meum: et calix meus inebrians, quam præclarus est!
Et misericordia tua subsequetur me omnibus diebus vitæ meæ; et ut inhabitem in domo Domini in longitudinem dierum.
Salmo 23 o Salmo 22? La numerazione della Vulgata
Il salmo che cerchi digitando «salmo 23» è, nella numerazione tradizionale della Chiesa, quella della Vulgata latina, il Salmo 22. Non è un errore: la numerazione greca dei Settanta e quella latina della Vulgata uniscono in un solo salmo i due che il testo ebraico conta separatamente (i Salmi 9 e 10). Da quel punto la numerazione scorre di norma con uno sfasamento di uno: il «Salmo 23» delle Bibbie moderne è il Salmo 22 della Vulgata, del Breviario e del Messale. Per riconoscerlo con certezza guarda le prime parole latine: Dominus regit me.
Il senso del Salmo 23
Il salmo si svolge in due grandi immagini, e in entrambe è Dio a fare tutto e l'uomo a lasciarsi condurre.
La prima è quella del pastore. La pecora non sa dove sia il pascolo né l'acqua: il pastore la conduce «in luoghi di pascolo abbondante», presso «un'acqua, che riconforta», la rimette sul sentiero quando si smarrisce. La verga e il bastone, con cui il pastore difende e raddrizza il gregge, non sono minaccia ma consolazione: «La tua verga stessa, e il tuo bastone mi han consolato». Al centro sta il versetto che fa di questo salmo la preghiera della fiducia: «quand'anche io camminassi in mezzo all'ombra di morte, non temerò disastri, perché meco sei tu».
La seconda immagine è quella del banchetto: Dio imbandisce una mensa, unge il capo, offre il calice. Gesù stesso ha preso per sé il titolo di pastore: «Io sono il buon Pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle» (Gv 10, 11). Sant'Ambrogio, nel trattato I misteri (cap. 8, n. 43), mostra i neobattezzati che si accostano all'altare con le parole di questo salmo: l'acqua, la mensa preparata, il calice. Per questo la tradizione vi ha letto il Battesimo e la Santissima Eucaristia. Il salmo si chiude nella casa di Dio «pe' lunghi giorni»: la meta del gregge è la dimora eterna.
Il posto del Salmo 22 nella liturgia del 1962
Non serve indovinare: i libri liturgici dicono dove la Chiesa canta questo salmo.
- Prima del giovedì. Nel Salterio riformato da san Pio X nel 1911 (costituzione Divino afflatu), che è quello del Breviario del 1962, il Salmo 22 apre la Prima del giovedì, con l'antifona «In loco pascuæ ibi Dominus me collocavit».
- Sesta della domenica. Il primo versetto fa da versetto all'ora di Sesta la domenica: «V. Dominus regit me, et nihil mihi deerit. R. In loco pascuæ ibi me collocavit.»
- Ufficio dei defunti. Nel Mattutino dei morti apre il secondo notturno, con l'antifona «In loco pascuæ ibi me collocavit». Nello stesso Ufficio, ai Vespri, la Chiesa canta il salmo che trovi in De Profundis (Salmo 129): la preghiera per i defunti.
- Messa. Nel Messale del 1962 i versetti 1 e 2 formano l'antifona alla Comunione del sabato della quarta settimana di Quaresima.
Come pregare il Salmo 23
Si prega lentamente, versetto per versetto, lasciando che ogni immagine diventi un atto di abbandono, e si chiude, come ogni salmo dell'Ufficio, con il Gloria al Padre (Gloria Patri). Non è una formula che obbliga Dio a togliere la prova: è la fiducia di chi si consegna al Pastore che resta accanto anche nell'ombra della morte.
- Nella prova e nella paura, ripetendo: «non temerò disastri, perché meco sei tu».
- Dopo la Comunione, per l'immagine della mensa e del calice, come fa la Messa stessa in Quaresima.
- Per i defunti, come nell'Ufficio dei morti, insieme alla Preghiera per i Defunti; per capire perché la Chiesa prega per loro, leggi Il Purgatorio: la dottrina e le anime.
- Accanto a un malato o a un morente, unendolo alla Preghiera per la Buona Morte.
- La sera, con il Salmo 91: Chi abita al riparo dell'Altissimo, che il Breviario canta a Compieta la domenica; l'ora intera è spiegata in Compieta: testo latino-italiano e significato.
Chi vuole pregarlo dentro l'Ufficio completo della Chiesa trova le ore del Breviario spiegate in Che cos'è Divinum Officium? (E un'alternativa mobile 1962).
Domande frequenti
Il Salmo 23 e il Salmo 22 sono lo stesso salmo?
Sì. «Salmo 23» è la numerazione delle Bibbie moderne, basata sul testo ebraico; «Salmo 22» è quella della Vulgata, del Breviario e del Messale. Lo riconosci dalle prime parole latine: Dominus regit me.
Perché Martini scrive «Il Signore mi governa» e non «è il mio pastore»?
Perché Martini segue da vicino il latino della Vulgata, Dominus regit me. È lo stesso versetto della frase celebre «Il Signore è il mio pastore»: cambia la resa, non il senso.
Chi ha scritto il Salmo 23?
Il titolo stesso lo attribuisce a Davide: «Salmo di Davidde». Prima di essere re, Davide era stato pastore, e da quell'esperienza viene l'immagine del Pastore.
In quale ora del Breviario si prega il Salmo 23?
Nel Breviario del 1962 apre la Prima del giovedì; il suo primo versetto è il versetto di Sesta la domenica; e apre il secondo notturno del Mattutino dell'Ufficio dei defunti.
Perché il Salmo 23 si prega per i defunti?
Perché parla dell'«ombra di morte» attraversata senza paura e termina nella «casa del Signore». La Chiesa lo ha posto nell'Ufficio dei defunti, dove lo canta per le anime che attendono la visione di Dio.
Il Salmo 23 protegge dai pericoli?
Non promette l'assenza di prove, ma la presenza di Dio dentro di esse. Va pregato come abbandono nelle mani del Pastore.
Quando si prega il Salmo 23?
Nei momenti di prova, la sera, dopo la Comunione, accanto ai malati e ai morenti, e in suffragio dei defunti.
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Fonti. La Sacra Bibbia, traduzione di mons. Antonio Martini sulla Vulgata, Salmo 22 e Giovanni 10, 11; Vulgata Clementina, Psalmus 22; Breviarium Romanum (1962), Salterio di Divino afflatu (1911) e Ufficio dei defunti; Missale Romanum (1962); sant'Ambrogio, De Mysteriis, 8, 43.