La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 118 (Vulgata 117): Confitemini Domino, il salmo di Pasqua
Confitemini Domino
Il salmo 118 delle Bibbie moderne è il salmo 117 della Vulgata, il *Confitemini Domino, quoniam bonus*: il canto della pietra scartata divenuta testata d'angolo e del «giorno che è stato fatto dal Signore», che la Chiesa intona a Pasqua con l'*Hæc dies*. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, i versetti più cercati, la lettura del Nuovo Testamento e dei Padri e il posto che occupa nella liturgia del 1962.
Cercate il salmo 117 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 116.
1 Alleluja. Confitemini Domino, quoniam bonus, quoniam in sæculum misericordia ejus.
1 Alleluia. Lodate Dio. Date lode al Signore, perché egli è buono, perché la misericordia di lui è eterna.
2 Dicat nunc Israël : Quoniam bonus, quoniam in sæculum misericordia ejus.
2 Dica adesso Israele, come egli è buono, e come è eterna la sua misericordia.
3 Dicat nunc domus Aaron : Quoniam in sæculum misericordia ejus.
3 Dica adesso la casa di Aarone, come è eterna la sua misericordia.
4 Dicant nunc qui timent Dominum : Quoniam in sæculum misericordia ejus.
4 Dicano adesso quei che temono il Signore, come è eterna la sua misericordia.
5 De tribulatione invocavi Dominum, et exaudivit me in latitudine Dominus.
5 Nella tribolazione invocai il Signore, e mi esaudì con larghezza il Signore.
6 Dominus mihi adjutor ; non timebo quid faciat mihi homo.
6 Il Signore è mio aiuto: non avrò paura di quel, che uomo si faccia contro di me.
7 Dominus mihi adjutor, et ego despiciam inimicos meos.
7 Il Signore è mio aiuto, e io non farò caso de' miei nemici.
8 Bonum est confidere in Domino, quam confidere in homine.
8 Buona cosa ell' è il confidar nel Signore, piuttosto che confidare nell'uomo:
9 Bonum est sperare in Domino, quam sperare in principibus.
9 Buona cosa ell' è il confidare nel Signore, piuttosto che confidare ne' principi.
10 Omnes gentes circuierunt me, et in nomine Domini, quia ultus sum in eos.
10 Mi assediarono tutte le genti: ma nel nome del Signore presi di esse vendetta.
11 Circumdantes circumdederunt me, et in nomine Domini, quia ultus sum in eos.
11 Mi assediarono strettamente: ma nel nome del Signore presi di esse vendetta.
12 Circumdederunt me sicut apes, et exarserunt sicut ignis in spinis : et in nomine Domini, quia ultus sum in eos.
12 Mi circondarono come uno sciame d'api, e si accesero come fiamma suol tralle spine: ma nel nome del Signore presi di esse vendetta.
13 Impulsus eversus sum, ut caderem, et Dominus suscepit me.
13 Mi fu data la spinta: fui fatto sdrucciolare, perché cadessi: ma il Signore mi resse.
14 Fortitudo mea et laus mea Dominus, et factus est mihi in salutem.
14 Mia fortezza, e mia lode il Signore: ed egli fu mia salute.
15 Vox exsultationis et salutis in tabernaculis justorum.
15 Voce di esultazione, e di salute ne' tabernacoli de' giusti.
16 Dextera Domini fecit virtutem ; dextera Domini exaltavit me : dextera Domini fecit virtutem.
16 La destra del Signore ha fatto gran cose: la destra del Signore mi ha esaltato: la destra del Signore ha fatto gran cose.
17 Non moriar, sed vivam, et narrabo opera Domini.
17 Non morrò, ma viverò, e racconterò le opere del Signore.
18 Castigans castigavit me Dominus, et morti non tradidit me.
18 Il Signore mi ha gastigato severamente: ma non mi ha dato alla morte.
19 Aperite mihi portas justitiæ : ingressus in eas confitebor Domino.
19 Apritemi le porte della giustizia; entrato in esse darò lode al Signore:
20 Hæc porta Domini : justi intrabunt in eam.
20 questa è la porta del Signore: per essa i giusti entreranno.
21 Confitebor tibi quoniam exaudisti me, et factus es mihi in salutem.
21 Darò lode a te, perché mi hai esaudito, e perché tu se' mia salute.
22 Lapidem quem reprobaverunt ædificantes, hic factus est in caput anguli.
22 La pietra, cui rigettarono quei, che edificavano, è divenuta testata dell'angolo.
23 A Domino factum est istud, et est mirabile in oculis nostris.
23 Dal Signore è stata fatta tal cosa, ed ella è maravigliosa negli occhi nostri.
24 Hæc est dies quam fecit Dominus ; exsultemus, et lætemur in ea.
24 Questo è il giorno, che è stato fatto dal Signore: esultiamo, e rallegriamoci in esso.
25 O Domine, salvum me fac ; o Domine, bene prosperare.
25 Salvami, o Signore: o Signore concedi prosperità:
26 Benedictus qui venit in nomine Domini : benediximus vobis de domo Domini.
26 benedetto lui, che viene nel nome del Signore. Abbiam dato benedizioni a voi, che siete della casa del Signore:
27 Deus Dominus, et illuxit nobis. Constituite diem solemnem in condensis, usque ad cornu altaris.
27 il Signore è Dio, ed egli è a noi apparito. Distinguete il giorno solenne co' folti rami sino al corno dell'altare.
28 Deus meus es tu, et confitebor tibi ; Deus meus es tu, et exaltabo te. Confitebor tibi quoniam exaudisti me, et factus es mihi in salutem.
28 Mio Dio se' tu, e a te io darò lode: mio Dio se' tu, e io ti esalterò. Darò lode a te, perché mi hai esaudito, e se' mia salute:
29 Confitemini Domino, quoniam bonus, quoniam in sæculum misericordia ejus.
29 Date lode al Signore, perché egli è buono, perché è eterna la sua misericordia.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 118 o salmo 117?
Questo salmo porta due numeri, secondo la Bibbia che aprite. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono la numerazione ebraica e lo chiamano salmo 118; la Vulgata e la Settanta, con le quali la Chiesa ha pregato nel Messale e nel Breviario, lo contano come salmo 117. È lo stesso testo, che in latino comincia con Confitemini Domino, quoniam bonus. Lo scarto nasce dal fatto che la Vulgata unisce in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
L'equivoco più frequente riguarda il salmo seguente. Chi cerca “salmo 119” o “lampada per i miei passi” cerca il lunghissimo Beati immaculati, che nelle Bibbie moderne è il 119 e nella Vulgata il salmo 118: il versetto 105, «Lucerna a' miei passi ell'è la tua parola», appartiene a quel salmo, non a questo. Nei foglietti della Messa, che spesso indicano “Sal 117 (118)”, il canto di Pasqua con il ritornello “Questo è il giorno che ha fatto il Signore” è invece proprio il nostro.
I numeri dei versetti coincidono nelle due numerazioni: il versetto 24 della CEI è il versetto 24 del Martini.
Che cosa significa il salmo 118?
Il salmo chiude l'Hallel, la lode che Israele cantava nelle grandi feste e alla fine della cena pasquale: sono i salmi 113-118 dell'ebraico, 112-117 della Vulgata. Secondo un'interpretazione largamente accolta, l'inno cantato da Gesù e dagli Apostoli dopo l'ultima Cena, «E cantato l'inno, andarono al monte Oliveto» (Matteo 26, 30), era proprio l'Hallel: il nostro salmo sarebbe stato dunque l'ultimo canto del Signore prima della Passione. Il testo ha l'aspetto di una liturgia di ringraziamento: un uomo salvato dalla morte, forse il re di ritorno da una vittoria, sale al Tempio con la folla, si fa aprire le porte e rende grazie davanti all'altare.
L'invito alla lode (v. 1-4). Il salmo comincia e finisce con la stessa acclamazione: «Date lode al Signore, perché egli è buono, perché la misericordia di lui è eterna» (v. 1). Tre cori rispondono: Israele, la casa di Aronne, cioè i sacerdoti, e «quei che temono il Signore» (v. 4), espressione che comprendeva anche i pagani timorati di Dio.
La fiducia nella prova (v. 5-9). Il salmista racconta: «Nella tribolazione invocai il Signore, e mi esaudì con larghezza il Signore» (v. 5). Di qui due dei versetti più cercati del salmo. Il versetto 6: «Il Signore è mio aiuto: non avrò paura di quel, che uomo si faccia contro di me». La Lettera agli Ebrei lo riprende quasi alla lettera: «il Signore (è) mio aiuto: non temerò quel, che uomo a me faccia» (Ebrei 13, 6). Il versetto 8: «Buona cosa ell' è il confidar nel Signore, piuttosto che confidare nell'uomo», che il versetto 9 applica ai potenti: «piuttosto che confidare ne' principi». Non è disprezzo degli uomini, ma l'ordine giusto della speranza, che in ultimo poggia solo su Dio.
L'assedio e la vittoria (v. 10-18). I nemici stringono da ogni parte: «Mi assediarono tutte le genti» (v. 10), «Mi assediarono strettamente» (v. 11), «Mi circondarono come uno sciame d'api, e si accesero come fiamma suol tralle spine» (v. 12). Ogni volta torna lo stesso ritornello: «ma nel nome del Signore presi di esse vendetta». La vittoria non viene dalla forza ma dal Nome. «Mi fu data la spinta: fui fatto sdrucciolare, perché cadessi: ma il Signore mi resse» (v. 13).
Il versetto 14, «Mia fortezza, e mia lode il Signore: ed egli fu mia salute», ripete il cantico di Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso: «Mia fortezza, e oggetto delle mie lodi egli è il Signore, ed è stato mio salvatore» (Esodo 15, 2). Poi il grido di trionfo: «La destra del Signore ha fatto gran cose» (v. 16), e «Non morrò, ma viverò, e racconterò le opere del Signore» (v. 17), perché Dio ha castigato il suo servo senza consegnarlo alla morte (v. 18).
Le porte della giustizia (v. 19-21). Il corteo arriva al Tempio: «Apritemi le porte della giustizia; entrato in esse darò lode al Signore» (v. 19). Gli rispondono: «questa è la porta del Signore: per essa i giusti entreranno» (v. 20). Il Signore dirà di sé: «Io sono la porta. Chi per me passerà, sarà salvo» (Giovanni 10, 9).
La pietra angolare e il giorno del Signore (v. 22-29). Ecco il cuore del salmo: «La pietra, cui rigettarono quei, che edificavano, è divenuta testata dell'angolo» (v. 22); «Dal Signore è stata fatta tal cosa, ed ella è maravigliosa negli occhi nostri» (v. 23). Poi l'acclamazione pasquale: «Questo è il giorno, che è stato fatto dal Signore: esultiamo, e rallegriamoci in esso» (v. 24). La folla grida: «Salvami, o Signore» (v. 25): in ebraico hoshi'a na, la parola che il Vangelo ha conservato nella forma Osanna. I sacerdoti benedicono chi arriva: «benedetto lui, che viene nel nome del Signore» (v. 26). La festa si chiude in processione, con «folti rami sino al corno dell'altare» (v. 27), e con l'acclamazione dell'inizio (v. 29).
La pietra scartata: il salmo nel Vangelo
Nessun salmo è citato più spesso nel Nuovo Testamento a proposito della Passione e della Risurrezione. Al termine della parabola dei vignaioli omicidi, Gesù lo applica a sé: «Non avete mai letto nelle scritture: La pietra, che fu rigettata da coloro, che fabbricavano, è divenuta fondamentale dell'angolo?» (Matteo 21, 42). San Pietro lo ripete davanti al Sinedrio, guardando in faccia i capi del popolo: «Questa è la pietra rigettata da voi, che fabbricate, la quale è divenuta testata dell'angolo» (Atti 4, 11), e lo riprende nella sua prima lettera. San Paolo chiama Cristo la «pietra maestra angolare» su cui è edificata la Chiesa (Efesini 2, 20). La pietra d'angolo tiene insieme due muri: i Padri vi hanno visto Cristo che unisce in un solo edificio Israele e le genti.
La domenica delle Palme la folla che accoglie Gesù a Gerusalemme canta i versetti 25 e 26: «Osanna al Figliuolo di David: benedetto colui, che viene nel nome del Signore: Osanna nel più alto de' cieli» (Matteo 21, 9). Pochi giorni dopo il Signore annuncia a Gerusalemme che non lo vedrà più «sino a tanto che diciate: Benedetto colui, che viene nel nome del Signore» (Matteo 23, 39). Il salmo racchiude così tutta la settimana santa: l'ingresso regale, il rifiuto, la Risurrezione.
I Padri e il giorno del Signore
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, legge l'intero salmo come la voce di Cristo e della sua Chiesa: Cristo assediato dai nemici ma vincitore della morte, la Chiesa che entra con lui per la porta della giustizia. Il «Non morrò, ma viverò» è anzitutto la parola del Risorto.
Il «giorno che è stato fatto dal Signore» è per tutta la tradizione il giorno della Risurrezione, il primo giorno della settimana in cui Maria Maddalena trovò il sepolcro vuoto, e con esso ogni domenica, il «giorno di domenica» di cui parla san Giovanni nell'Apocalisse.
Il salmo 117 nella liturgia del 1962
A Pasqua: l'Hæc dies. Il graduale della Messa del giorno di Pasqua è tratto da questo salmo: Hæc dies, quam fecit Dominus: exsultemus et lætemur in ea, con il versetto Confitemini Domino, quoniam bonus: quoniam in sæculum misericordia ejus. Per tutta l'ottava il graduale ripete l'Hæc dies cambiando il versetto: il lunedì Dicat nunc Israël (v. 2), il mercoledì Dextera Domini fecit virtutem (v. 16), il giovedì Lapidem, quem reprobaverunt ædificantes (v. 22-23), il venerdì Benedictus, qui venit in nomine Domini (v. 26-27); il sabato in Albis l'Hæc dies diventa il primo versetto dell'Alleluia, seguito dal Laudate pueri. Nell'Ufficio dell'ottava, la stessa antifona Hæc dies prende il posto del capitolo e dell'inno dopo i salmi delle Ore. Vedete la pagina sulla Pasqua.
Alla Veglia pasquale. Dopo l'epistola il celebrante intona tre volte l'Alleluia, e i cantori proseguono con il primo versetto del salmo, Confitemini Domino, quoniam bonus, prima del Laudate Dominum del salmo 117 ebraico (Vulgata 116). È il primo Alleluia della notte di Pasqua.
A ogni Messa. Il Sanctus si chiude con il versetto 26: Benedictus qui venit in nomine Domini. Hosanna in excelsis. La Chiesa acclama così Cristo che viene sull'altare, con le parole della folla delle Palme; vedete la Domenica delle Palme e la pagina sulla Santa Messa.
Nel Messale durante l'anno. L'offertorio Dextera Domini fecit virtutem (v. 16-17) si canta la III domenica dopo l'Epifania e alla Messa in Cena Domini del Giovedì santo; il versetto 16 torna nell'Alleluia della IV domenica dopo Pasqua. Il graduale Bonum est confidere in Domino, quam confidere in homine (v. 8-9) è quello della XIV domenica dopo Pentecoste. Alla Messa dell'aurora di Natale il graduale canta Benedictus, qui venit in nomine Domini: Deus Dominus, et illuxit nobis (v. 26-27).
Nel Breviario. Il Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), recita il salmo 117 a Prima della domenica, con l'antifona Alleluja, confitemini Domino, quoniam in sæculum misericordia ejus, seguito dalle prime due sezioni del salmo 118; nelle feste, secondo la regola del 1911, Prima dice invece il salmo 53. Nelle domeniche dalla Settuagesima alla domenica delle Palme passa alle Lodi, nel secondo schema, subito dopo il Miserere, e la salmodia di Prima cambia di conseguenza. Potete seguire queste Ore nel breviario.
Come pregare il salmo 118
- Nella paura. Il versetto 6, «non avrò paura di quel, che uomo si faccia contro di me», si dice come una giaculatoria.
- Prima di una decisione. Il versetto 8 ricorda di cercare in Dio, prima che negli appoggi umani, la propria sicurezza.
- Nella malattia. «Non morrò, ma viverò, e racconterò le opere del Signore» è una preghiera di speranza per sé o per un malato, rimettendosi alla volontà di Dio; si può unire alla preghiera per i malati.
- La domenica e nel tempo pasquale. Il versetto 24 santifica il giorno del Signore: dirlo al risveglio, ogni domenica, è unirsi all'Hæc dies della Chiesa.
- Prima della Messa. I versetti 19 e 26 preparano a entrare nella casa di Dio e ad accogliere colui che viene.
Lo si conclude, come all'Ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 118 si chiama anche salmo 117?
Perché esistono due numerazioni del Salterio. Le Bibbie moderne seguono l'ebraico e lo contano 118; la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia, lo contano 117. È lo stesso Confitemini Domino. Il salmo 118 della Vulgata è invece il Beati immaculati, il 119 delle Bibbie moderne.
Che cosa significa “Questo è il giorno che ha fatto il Signore”?
È il versetto 24: nel Martini, «Questo è il giorno, che è stato fatto dal Signore: esultiamo, e rallegriamoci in esso». Indica il giorno della salvezza, che la tradizione riconosce nel giorno della Risurrezione di Cristo. La Chiesa lo canta nel graduale di Pasqua, Hæc dies, e per tutta l'ottava.
Che cosa dice il salmo 118, versetto 8?
«Buona cosa ell' è il confidar nel Signore, piuttosto che confidare nell'uomo.» Il versetto 9 lo ripete per i principi. Non condanna la fiducia negli altri, ma insegna che solo Dio non delude; la Messa del 1962 lo canta nel graduale della XIV domenica dopo Pentecoste.
Chi è la pietra scartata del salmo 118?
È Cristo. Gesù stesso si applica il versetto 22 in Matteo 21, 42, e san Pietro lo ripete davanti al Sinedrio. Rifiutato dai capi del popolo e crocifisso, con la Risurrezione è diventato la pietra angolare della Chiesa.
Che cosa dice il salmo 118, versetto 11?
Nel nostro salmo il versetto 11 dice: «Mi assediarono strettamente: ma nel nome del Signore presi di esse vendetta». Se cercate il versetto sulla parola di Dio custodita nel cuore, «Nel cuor mio riposi le tue parole: per non peccare contro di te», esso appartiene al salmo 119 delle Bibbie moderne, il 118 della Vulgata, Beati immaculati.
Chi ha scritto il salmo 118?
Il titolo latino porta soltanto Alleluja e non nomina un autore; l'ebraico non ha titolo. La tradizione lo riceve come un canto della liturgia del Tempio, senza che se ne conosca con certezza l'autore umano. L'autore principale, come di tutta la Scrittura, è lo Spirito Santo.
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