La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 131 (Vulgata 130): Domine, non est exaltatum, l'umiltà del bambino
Domine, non est exaltatum
Il salmo 131 delle Bibbie moderne è il salmo 130 della Vulgata, il *Domine, non est exaltatum cor meum*: «Signore, non si è insuperbito il mio cuore: ed alti non portai gli occhi miei». Tre versetti soli, fra i più brevi del Salterio, per dire l'umiltà dell'anima che riposa in Dio come un bambino presso la madre. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino a fronte; la guida ne spiega il significato, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 130 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 129.
1 Canticum graduum David. Domine, non est exaltatum cor meum, neque elati sunt oculi mei, neque ambulavi in magnis, neque in mirabilibus super me.
1 Cantico dei gradi. Signore, non si è insuperbito il mio cuore: ed alti non portai gli occhi miei. Né aspirai a cose grandi, né a cose meravigliose sopra la mia capacità.
2 Si non humiliter sentiebam, sed exaltavi animam meam : sicut ablactatus est super matre sua, ita retributio in anima mea.
2 Se io (dando luogo al fasto nell'anima mia) non ebbi bassi sentimenti, Quali son quei d'un fanciullo divezzato di fresco verso sua madre; così sia data a me la mercede.
3 Speret Israël in Domino, ex hoc nunc et usque in sæculum.
3 Nel Signore speri Israele da questo punto, e pe' secoli.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 131 o salmo 130?
Il numero 131 è quello della numerazione ebraica, seguita dalle Bibbie moderne e dalla CEI. La Vulgata e la Settanta uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico e contano quindi questo salmo come salmo 130: è il numero del Breviario e dei commenti dei Padri. Il testo è lo stesso, riconoscibile dalle prime parole, Domine, non est exaltatum cor meum. La tavola delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Lo scarto spiega due equivoci frequenti:
- salmo 130 delle Bibbie moderne = salmo 129 della Vulgata: il De profundis, «Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore», che nel Salterio e ai Vespri precede proprio il nostro;
- salmo 131 della Vulgata = salmo 132 delle Bibbie moderne: il Memento, Domine, David, la preghiera per la casa di Davide, che lo segue.
Chi cerca il «salmo 130» in un libro di preghiere antico trova dunque questo salmo; chi cerca il «salmo 131» in una Bibbia moderna, anche.
Che cosa significa il salmo 131?
È uno dei quindici cantici dei gradi (salmi 119-133 della Vulgata), i canti dei pellegrini che salivano a Gerusalemme. Il Martini lo intitola semplicemente «Cantico dei gradi» (v. 1); il latino della Vulgata e l'ebraico aggiungono il nome di Davide. In tre versetti il salmo dice una sola cosa: la pace dell'anima umile.
Il cuore che non s'innalza (v. 1). «Signore, non si è insuperbito il mio cuore: ed alti non portai gli occhi miei. Né aspirai a cose grandi, né a cose meravigliose sopra la mia capacità». Il salmista non vanta una virtù: rende conto a Dio di un cammino. L'orgoglio abita nel cuore, si vede negli occhi alzati, si manifesta nelle ambizioni; il salmista ha rinunciato a tutti e tre. Non disprezza le cose grandi: sa che non sono alla sua misura, e non le pretende.
Il bambino svezzato (v. 2). Il versetto 2 è uno dei più delicati della Scrittura, e anche uno dei più difficili. Il latino dice: Si non humiliter sentiebam, sed exaltavi animam meam: sicut ablactatus est super matre sua, ita retributio in anima mea. Il Martini lo rende con una parentesi esplicativa: «Se io (dando luogo al fasto nell'anima mia) non ebbi bassi sentimenti, Quali son quei d'un fanciullo divezzato di fresco verso sua madre; cosi sia data a me la mercede».
La Vulgata ne fa una specie di giuramento: se non sono stato umile come un bambino appena svezzato, mi sia data la sorte di quel bambino, cioè la privazione. Le Bibbie moderne, dall'ebraico, leggono un'immagine di pace: l'anima calma e tranquilla come un bambino svezzato in braccio a sua madre. Nelle due letture il bambino è lo stesso: non chiede più il latte, ma sta vicino alla madre per il solo piacere di starle accanto. È l'immagine dell'anima che ama Dio per lui stesso, non per i suoi doni.
La speranza di Israele (v. 3). «Nel Signore speri Israele da questo punto, e pe' secoli». L'esperienza personale diventa invito per tutto il popolo. La stessa frase si legge nel De profundis che precede: «speri Israele nel Signore». Chi ha rinunciato a contare su se stesso può contare su Dio.
Diventare come bambini: la lettura cristiana
Il salmo ha la sua chiave nel Vangelo. Ai discepoli che discutono su chi sia il più grande, Gesù pone in mezzo un bambino: «se non vi convertirete, e non diventerete come fanciulli, non entrerete nel regno de' cieli. Chiunque pertanto si farà piccolo, come questo fanciullo, quegli sarà il più grande nel regno de' cieli» (Matteo 18, 3-4). E di sé dice: «imparate da me, che son mansueto, e umile di cuore, e troverete riposo all'anime vostre» (Matteo 11, 29). Il riposo promesso è proprio quello del bambino del salmo.
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, insiste sull'immagine del latte: Dio nutre prima i suoi figli come bambini, poi li svezza perché imparino a prendere un cibo più solido; ma l'anima superba, che vuole il pane dei grandi prima del tempo, si condanna da sola. La Vergine Maria è la creatura in cui il salmo si è compiuto: «ha rivolto lo sguardo alla bassezza della sua serva» (Luca 1, 48). Nel Novecento, la via dell'infanzia spirituale insegnata da santa Teresa di Gesù Bambino ha ridato voce a questa stessa umiltà fiduciosa.
Il salmo 131 nella liturgia del 1962
I Vespri del mercoledì. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 130 è il quarto salmo dei Vespri del mercoledì, con l'antifona formata dalle sue prime parole: Domine, non est exaltatum cor meum. Lo precedono il Beati omnes, il Sæpe expugnaverunt e il De profundis; lo segue il Memento, Domine, David. Dopo il grido “dal profondo”, la Chiesa canta la pace del bambino: la penitenza conduce all'umiltà, e l'umiltà al riposo. Potete pregare quest'Ora nel breviario e conoscerne la storia nella guida ai Vespri.
Il salmo non ha un posto proprio nel Messale del 1962: la Chiesa lo prega soprattutto nell'Ufficio, ogni settimana.
Come pregare il salmo 131
- Contro l'orgoglio. Il versetto 1 è un esame di coscienza in tre domande: il cuore, gli occhi, le ambizioni. Si può unire alle litanie dell'umiltà.
- Nell'ansia. Quando si vogliono capire e controllare cose troppo grandi, il salmo insegna ad abbandonarsi come un bambino in braccio alla madre.
- Dopo la confessione, come la Chiesa lo canta dopo il De profundis: il perdono riceve la pace.
- Per i bambini e con loro. Breve e semplice, è uno dei primi salmi che si possono imparare a memoria.
- Per chi deve decidere. Prima di una scelta importante, chiede di non cercare «cose meravigliose sopra la mia capacità», ma la volontà di Dio.
Lo si conclude con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Qual è il testo del salmo 131?
Nel Martini: «Signore, non si è insuperbito il mio cuore: ed alti non portai gli occhi miei. Né aspirai a cose grandi, né a cose meravigliose sopra la mia capacità». Il salmo ha tre versetti, tutti in questa pagina in italiano e in latino.
Perché il salmo 131 si chiama anche salmo 130?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia, uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 131 delle Bibbie moderne è il salmo 130 della Vulgata. Il salmo 130 delle Bibbie moderne è invece il De profundis, 129 della Vulgata.
Che cosa significa “come un bambino svezzato in braccio a sua madre”?
È l'immagine dell'anima umile che non chiede più nulla per sé e riposa in Dio, come il bambino che non cerca più il latte ma sta vicino alla madre per amore. La Vulgata e il Martini leggono il versetto in forma di giuramento, ma l'immagine è la stessa.
Chi ha scritto il salmo 131?
Il titolo ebraico e quello della Vulgata lo attribuiscono a Davide; il Martini scrive soltanto «Cantico dei gradi». La tradizione lo accoglie come preghiera del re umile, ispirata dallo Spirito Santo.
Quando si prega il salmo 131 nella liturgia?
Nel Breviario del 1962 il mercoledì ai Vespri, quando si dice l'Ufficio della feria, subito dopo il De profundis. Non ha un posto proprio nelle Messe del Messale del 1962.
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