La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 56 (Vulgata 55): Miserere mei, Deus, quoniam conculcavit me homo
Il salmo 56 delle Bibbie moderne, salmo 55 della Vulgata, è la preghiera di Davide catturato dai Filistei a Geth: «Abbi misericordia di me, o Dio; perocché l'uomo mi ha conculcato», con il ritornello della fiducia, «non temerò quel, che possa farmi un uomo». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida ne spiega il significato, i versetti 3, 4 e 9, la lettura dei Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 55 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 54.
1 In finem, pro populo qui a sanctis longe factus est. David in tituli inscriptionem, cum tenuerunt eum Allophyli in Geth.
1 Per la fine: per la gente allontanata dalle cose sante: iscrizione da mettersi sopra una colonna, per Davidde: quando gli stranieri lo ebbero in Geth.
2 Miserere mei, Deus, quoniam conculcavit me homo ; tota die impugnans, tribulavit me.
2 Abbi misericordia di me, o Dio; perocché l'uomo mi ha conculcato: tutto giorno assalendomi mi ha afflitto.
3 Conculcaverunt me inimici mei tota die, quoniam multi bellantes adversum me.
3 Tutto giorno mi han conculcato i miei nemici; perocché sono molti quei, che combattono contro di me.
4 Ab altitudine diei timebo : ego vero in te sperabo.
4 Nel pieno giorno sarò in timore; ma io spererò in te.
5 In Deo laudabo sermones meos ; in Deo speravi : non timebo quid faciat mihi caro.
5 In Dio loderò la parola detta a me, in Dio ho posta la mia speranza; non temerò quel, che possa farmi la carne.
6 Tota die verba mea execrabantur ; adversum me omnes cogitationes eorum in malum.
6 Tutto giorno ebbero in abbominazione le mie parole: tutti i loro pensieri son rivolti contro di me ad offendermi.
7 Inhabitabunt, et abscondent ; ipsi calcaneum meum observabunt. Sicut sustinuerunt animam meam,
7 Si uniranno insieme, e si terranno nascosi: noteranno però i miei passi. Siccome essi sono stati attendendo al varco l'anima mia
8 pro nihilo salvos facies illos ; in ira populos confringes.
8 tu per nissun modo li salverai: nell'ira tua dispergerai questi popoli.
9 Deus, vitam meam annuntiavi tibi ; posuisti lacrimas meas in conspectu tuo, sicut et in promissione tua :
9 A te, o Dio, ho esposto qual sia la mia vita: le mie lagrime ti se' tu poste dinanzi agli occhi tuoi,
10 tunc convertentur inimici mei retrorsum. In quacumque die invocavero te, ecce cognovi quoniam Deus meus es.
10 Come sta nelle tue promesse: e allora saran messi in fuga i miei nemici: In qualunque giorno io ti invochi, ecco che io riconosco, che tu se' il mio Dio.
11 In Deo laudabo verbum ; in Domino laudabo sermonem. In Deo speravi : non timebo quid faciat mihi homo.
11 In Dio loderò la parola, nel Signore loderò la promessa: ho sperato in Dio, non temerò quel, che possa farmi un uomo.
12 In me sunt, Deus, vota tua, quæ reddam, laudationes tibi :
12 Son presso di me, o Dio, i voti di laude, che ho a te fatti, i quali io scioglierò.
13 quoniam eripuisti animam meam de morte, et pedes meos de lapsu, ut placeam coram Deo in lumine viventium.
13 Perocché liberasti l'anima mia dalla morte, e i miei piedi dalle cadute, ond'io sia accetto dinanzi a Dio nella luce dei vivi.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 56 o salmo 55?
Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e contano questo salmo come il 56; la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia latina, come il 55. Lo scarto viene dall'unione dei salmi ebraici 9 e 10 in un solo salmo nella Vulgata. È lo stesso testo, che in latino comincia con Miserere mei, Deus, quoniam conculcavit me homo. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
I versetti, invece, hanno lo stesso numero nel Martini e nella CEI, che contano entrambi il titolo come versetto 1: il versetto 3 dei nemici, il versetto 4 della paura, il versetto 9 delle lacrime sono gli stessi in ogni Bibbia italiana. Le Bibbie inglesi, che non contano il titolo, li numerano invece 2, 3 e 8.
Attenzione a tre salmi che cominciano in modo simile:
- il grande Miserere, «Abbi misericordia di me, o Dio, secondo la grande tua misericordia» (salmo 51 ebraico, 50 della Vulgata), il salmo penitenziale per eccellenza;
- il “salmo 56” della numerazione latina, Miserere mei, Deus, miserere mei, «perché in te confida l'anima mia» (Vulgata 56), che segue il nostro e corrisponde al salmo 57 ebraico;
- il salmo 55 ebraico, Exaudi, Deus, orationem meam, «Esaudisci, o Dio, la mia orazione» (Vulgata 54).
Che cosa significa il salmo 56?
Il titolo: Davide a Geth
Il titolo collega il salmo al giorno «quando gli stranieri lo ebbero in Geth» (v. 1). Il racconto si legge nel primo libro dei Re, che le Bibbie moderne chiamano 1 Samuele: Davide, in fuga davanti a Saul, «andò a trovare Achis re di Geth» (1 Samuele 21, 10). Riconosciuto dai servi del re come il vincitore dei Filistei, «entrò in gran timore» e si finse pazzo per scampare. Anche il salmo 34 (Vulgata 33), Benedicam Dominum, si riferisce allo stesso episodio, come ringraziamento per la liberazione.
Il resto del titolo latino è più oscuro. La Vulgata ha letto «per la gente allontanata dalle cose sante» e «iscrizione da mettersi sopra una colonna»; l'ebraico parla di una melodia, forse “la colomba dei terebinti lontani”. Le due tradizioni si incontrano nell'immagine dell'esule: Davide è lontano dal santuario, tra stranieri, e scrive la sua fiducia come su una stele.
Calpestato tutto il giorno (v. 2-3)
«Abbi misericordia di me, o Dio; perocché l'uomo mi ha conculcato: tutto giorno assalendomi mi ha afflitto» (v. 2). L'immagine torna nel versetto seguente: «Tutto giorno mi han conculcato i miei nemici; perocché sono molti quei, che combattono contro di me» (v. 3). Il giusto si sente schiacciato, calpestato, senza tregua. Il verbo latino conculcare dice proprio questo: essere pestato sotto i piedi.
La paura e la fiducia (v. 4-5)
Il versetto 4 confessa la paura senza vergogna: «Nel pieno giorno sarò in timore; ma io spererò in te» (v. 4). Il latino ab altitudine diei timebo può significare la paura nell'ora più alta del giorno, quando il nemico attacca allo scoperto, o la paura che viene “dall'alto”, dai potenti. Le Bibbie moderne traducono dall'ebraico: “nell'ora della paura, io in te confido”. In ogni caso il salmista non pretende di non avere paura; dice soltanto dove porta la sua paura.
Il versetto 5 ne trae il ritornello del salmo: «In Dio loderò la parola detta a me, in Dio ho posta la mia speranza; non temerò quel, che possa farmi la carne» (v. 5). La «carne» dice la debolezza dell'uomo che minaccia: è mortale, Dio no.
I nemici in agguato (v. 6-8)
Tutto il giorno i nemici travisano le sue parole, si nascondono e «noteranno però i miei passi» (v. 7). Il salmista affida a Dio la loro sorte: «nell'ira tua dispergerai questi popoli» (v. 8).
Le lacrime davanti a Dio (v. 9-10)
Il cuore del salmo è il versetto 9: «A te, o Dio, ho esposto qual sia la mia vita: le mie lagrime ti se' tu poste dinanzi agli occhi tuoi» (v. 9). Dall'ebraico, altre Bibbie traducono che Dio raccoglie le lacrime nel suo otre e le scrive nel suo libro. La Vulgata dice la stessa cosa più semplicemente: nessuna lacrima del giusto va perduta, Dio le tiene sotto gli occhi. Il versetto 10 aggiunge la certezza: «In qualunque giorno io ti invochi, ecco che io riconosco, che tu se' il mio Dio» (v. 10).
Il ritornello e il ringraziamento (v. 11-13)
Il ritornello ritorna, più ampio: «In Dio loderò la parola, nel Signore loderò la promessa: ho sperato in Dio, non temerò quel, che possa farmi un uomo» (v. 11). Il salmo si chiude nel ringraziamento: «Perocché liberasti l'anima mia dalla morte, e i miei piedi dalle cadute, ond'io sia accetto dinanzi a Dio nella luce dei vivi» (v. 13).
La lettura dei Padri e il Nuovo Testamento
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, ascolta qui la voce di Cristo nelle sue membra: la Chiesa calpestata dal mondo, che non smette di sperare. I commentatori hanno anche notato la franchezza del versetto 4: il giusto può avere paura; la fiducia non è assenza di timore, ma timore consegnato a Dio. Il Signore stesso, nell'orto degli Ulivi, ha conosciuto l'angoscia fino al sudore di sangue; la Lettera agli Ebrei dice che offrì «preghiere, e suppliche con forti grida, e con lagrime a colui, che salvarlo potea dalla morte» (Ebrei 5, 7). Per questo la Chiesa ha messo il nostro salmo sulle sue labbra nel tempo della Passione.
Il ritornello dei versetti 5 e 11 annuncia una parola del Nuovo Testamento: «il Signore (è) mio aiuto: non temerò quel, che uomo a me faccia» (Ebrei 13, 6). La Lettera cita qui il salmo 117 della Vulgata, che esprime la stessa fiducia. San Paolo ne dà la forma più breve: «se Dio è per noi, chi fia contro di noi?» (Romani 8, 31). E Gesù ne trae la conseguenza: «non temete coloro, che uccidono il corpo, e non possono uccider l'anima» (Matteo 10, 28).
Il versetto delle lacrime trova il suo compimento nell'Apocalisse: «E asciugherà Dio dagli occhi loro tutte le lagrime» (Apocalisse 21, 4). Le lacrime che Dio tiene davanti a sé non saranno soltanto contate: saranno consolate. Il salmo 126 (Vulgata 125), In convertendo, lo dice a modo suo: «Quei, che seminano tralle lagrime, mieteranno con giubilo».
Il salmo 56 nella liturgia del 1962
Sesta del mercoledì. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 55 si recita a Sesta del mercoledì, insieme ai salmi 56 e 57 della Vulgata. L'antifona riassume il ritornello: In Deo speravi, non timebo quid faciat mihi homo, “in Dio ho sperato, non temerò ciò che può farmi l'uomo”. Sesta è l'Ora del mezzogiorno: nel pieno della giornata e delle sue lotte, la Chiesa ripete che spera in Dio, e il «pieno giorno» del versetto 4 vi prende un rilievo particolare. Il salmo seguente dell'Ora, il Miserere mei, Deus, miserere mei, comincia con lo stesso grido. Potete pregare quest'Ora nel breviario del giorno.
Nel Messale: la Quaresima e la Passione. Il Messale del 1962 vi attinge due volte, sempre nel tempo di penitenza:
- il lunedì della III settimana di Quaresima, l'introito In Deo laudabo verbum (versetto 5), con il versetto salmico Miserere mei, Deus, quoniam conculcavit me homo, e il graduale Deus, vitam meam annuntiavi tibi: posuisti lacrimas meas in conspectu tuo (versetto 9);
- il lunedì della settimana di Passione, l'introito Miserere mihi, Domine, quoniam conculcavit me homo (versetto 2), con il versetto Conculcaverunt me inimici mei tota die.
Nelle due settimane che preparano la Settimana santa, la Chiesa mette queste parole sulle labbra di Cristo perseguitato, che va incontro alla Passione confidando nel Padre. Sul senso di questo tempo, vedete la guida alla Quaresima.
Come pregare il salmo 56
Nella paura. Il versetto 4 insegna a non negare il timore, ma a portarlo a Dio. Si può ripetere così com'è quando l'angoscia sale: «Nel pieno giorno sarò in timore; ma io spererò in te».
Nelle lacrime. Il versetto 9 consola chi piange da solo, di notte, nel lutto o nella prova: Dio ha posto le sue lacrime davanti ai suoi occhi. Si addice alla preghiera della sera.
Nella persecuzione. Quando si è tormentati, spiati, calunniati, il ritornello dei versetti 5 e 11 restituisce la pace: ciò che l'uomo può fare ha un limite. Trova posto accanto alla preghiera di liberazione.
Nel ringraziamento. Il versetto 13 si prega dopo una liberazione, per restituirla a Dio.
Lo si conclude con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Che cosa dice il salmo 56, versetto 3?
Nel Martini: «Tutto giorno mi han conculcato i miei nemici; perocché sono molti quei, che combattono contro di me». È il lamento del giusto schiacciato dal numero dei nemici, prima che la fiducia prenda il sopravvento nel versetto seguente.
Che cosa dice il salmo 56, versetto 4?
«Nel pieno giorno sarò in timore; ma io spererò in te». Le traduzioni fatte sull'ebraico dicono: “nell'ora della paura, io in te confido”. È la confessione della paura e insieme l'atto di fiducia che la vince.
Che cosa significa il versetto delle lacrime?
È il versetto 9 nelle Bibbie italiane (8 in quelle inglesi): «A te, o Dio, ho esposto qual sia la mia vita: le mie lagrime ti se' tu poste dinanzi agli occhi tuoi». Insegna che nessuna lacrima del giusto è dimenticata da Dio; l'Apocalisse promette che egli stesso le asciugherà.
Chi ha scritto il salmo 56?
Il titolo lo attribuisce a Davide, nel momento in cui i Filistei lo presero a Geth durante la sua fuga davanti a Saul. Come tutta la Scrittura, ha per autore principale lo Spirito Santo.
Il salmo 56 è lo stesso del Miserere?
No. Comincia con le stesse parole, Miserere mei, Deus, ma il grande Miserere penitenziale è il salmo 51 delle Bibbie moderne, 50 della Vulgata. Il nostro è una preghiera di fiducia nella persecuzione, non di pentimento.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
Salmo 55 (56) · con l'app
Accesso anticipato