La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 146 (Vulgata 145): Lauda, anima mea, non confidate nei potenti
Lauda, anima mea
Il salmo 146 delle Bibbie moderne, salmo 145 della Vulgata, è il *Lauda, anima mea, Dominum*: «Loda, o anima mia, il Signore», con il suo celebre avvertimento a non porre la speranza nei grandi della terra. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida ne spiega il significato, il versetto 8, l'uso alle Lodi del mercoledì nel Breviario del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 145 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 144.
1 Alleluja, Aggæi et Zachariæ.
1 Alleluia. Di Aggeo, e di Zacharia.
2 Lauda, anima mea, Dominum. Laudabo Dominum in vita mea ; psallam Deo meo quamdiu fuero. Nolite confidere in principibus,
2 Loda, o anima mia, il Signore: loderò il Signore, mentre avrò vita: canterò inni al mio Dio, finché io sarò.
3 in filiis hominum, in quibus non est salus.
3 Non ponete vostra fidanza ne' grandi, ne' figliuoli degli uomini, ne' quali non è salute.
4 Exibit spiritus ejus, et revertetur in terram suam ; in illa die peribunt omnes cogitationes eorum.
4 Il loro spirito se n'andrà, ed ei ritorneranno nella loro terra: allora andranno in fumo tutti i lor pensamenti.
5 Beatus cujus Deus Jacob adjutor ejus, spes ejus in Domino Deo ipsius :
5 Beato chi ha per suo aiuto il Dio di Giacobbe, ha sua speranza nel Signore Dio suo,
6 qui fecit cælum et terram, mare, et omnia quæ in eis sunt.
6 il quale fè il cielo, e la terra, il mare, e tutte le cose, che sono in essi.
7 Qui custodit veritatem in sæculum ; facit judicium injuriam patientibus ; dat escam esurientibus. Dominus solvit compeditos ;
7 Egli, che mantiene la verità in eterno: fa giustizia a que', che soffrono ingiuria: dà cibo ai famelici.
8 Dominus illuminat cæcos. Dominus erigit elisos ; Dominus diligit justos.
8 Il Signore scioglie gl' incatenati, il Signore illumina i ciechi. Il Signore rialza i caduti, il Signore ama i giusti.
9 Dominus custodit advenas, pupillum et viduam suscipiet, et vias peccatorum disperdet.
9 Il Signore è il custode de' forestieri: difenderà il pupillo, e la vedova, e sperderà i disegni de' peccatori.
10 Regnabit Dominus in sæcula ; Deus tuus, Sion, in generationem et generationem.
10 Regnerà pe' secoli il Signore: il tuo Dio, o Sionne, per tutte le generazioni.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 146 o salmo 145?
È lo stesso salmo sotto due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 146; la Vulgata e la liturgia latina lo contano come salmo 145, perché uniscono in un solo salmo i salmi ebraici 9 e 10. In latino comincia con Lauda, anima mea, Dominum. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Due confusioni sono possibili. Il salmo 145 delle Bibbie moderne è l'Exaltabo te, «Te io esalterò, o Dio mio Re» (salmo 144 della Vulgata), che precede il nostro. E il “salmo 146” dei libri che usano la numerazione latina è il Laudate Dominum, quoniam bonus est psalmus, «Lodate il Signore, perché buona cosa è il salmo» (Vulgata 146), che corrisponde alla prima parte del salmo 147 ebraico.
Quanto ai versetti, il Martini conta il titolo come versetto 1: l'invito «Loda, o anima mia» è dunque al versetto 2, mentre dal versetto 3 in poi la numerazione coincide quasi sempre con quella della CEI.
Che cosa significa il salmo 146?
La Vulgata gli dà un titolo sorprendente: «Alleluia. Di Aggeo, e di Zacharia» (v. 1). Il testo ebraico non porta nomi; la Settanta e la Vulgata lo collegano ai due profeti che, dopo l'esilio di Babilonia, incoraggiarono i Giudei a ricostruire il Tempio, come racconta il libro di Esdra: «profetarono nel nome di Dio d'Israele il profeta Aggeo, e Zacharia figliuolo di Addo» (Esdra 5, 1). La tradizione vi ha visto almeno un canto del Tempio ricostruito. Il salmo apre l'ultima serie del Salterio, i salmi che cominciano con l'Alleluia e chiudono il libro nella lode pura.
Lodare Dio per tutta la vita (v. 2). «Loda, o anima mia, il Signore: loderò il Signore, mentre avrò vita: canterò inni al mio Dio, finché io sarò». L'anima esorta se stessa prima di esortare gli altri. La lode non è un momento della vita: ne è la misura, «mentre avrò vita».
I grandi della terra (v. 3-4). Viene l'avvertimento più famoso del salmo: «Non ponete vostra fidanza ne' grandi, ne' figliuoli degli uomini, ne' quali non è salute» (v. 3). Il latino dice Nolite confidere in principibus, “non confidate nei principi”. La ragione è semplice e terribile: «Il loro spirito se n'andrà, ed ei ritorneranno nella loro terra: allora andranno in fumo tutti i lor pensamenti» (v. 4). Il più potente degli uomini muore, e i suoi progetti muoiono con lui, lo stesso giorno. Geremia diceva la stessa cosa con più durezza: «Maledetto l'uomo, che confida nell'uomo, e fa suo appoggio un braccio di carne» (Geremia 17, 5).
Il Dio di Giacobbe (v. 5-6). Di fronte all'appoggio che crolla, il salmista indica quello che non passa: «Beato chi ha per suo aiuto il Dio di Giacobbe, ha sua speranza nel Signore Dio suo» (v. 5), «il quale fè il cielo, e la terra, il mare, e tutte le cose, che sono in essi» (v. 6). Gli Apostoli riprenderanno questa formula nella loro preghiera dopo la prima persecuzione: «Signore tu sei, che facesti il cielo, e la terra, il mare, e tutte le cose che sono in essi» (Atti 4, 24). Davanti ai capi del popolo che li minacciavano, sapevano dove porre la loro speranza.
Le opere del Signore (v. 7-9). Il salmo elenca allora ciò che fa il Dio fedele, «che mantiene la verità in eterno»: «fa giustizia a que', che soffrono ingiuria: dà cibo ai famelici» (v. 7). Il versetto 8 prosegue con un ritmo di litania: «Il Signore scioglie gl' incatenati, il Signore illumina i ciechi. Il Signore rialza i caduti, il Signore ama i giusti» (v. 8). E il versetto 9 nomina i più deboli della società antica: «Il Signore è il custode de' forestieri: difenderà il pupillo, e la vedova, e sperderà i disegni de' peccatori» (v. 9). San Giacomo farà di questa attenzione il segno della vera religione: «di visitare i pupilli, e le vedove nella loro tribolazione» (Giacomo 1, 27).
Il regno senza fine (v. 10). «Regnerà pe' secoli il Signore: il tuo Dio, o Sionne, per tutte le generazioni». Dopo i principi che passano, il re che non passa.
Salmo 146, 8: «il Signore illumina i ciechi»
Il versetto 8 è tra i più cercati, ed è anche quello che il Vangelo mostra compiuto. Quando Giovanni Battista, dalla prigione, manda a chiedere a Gesù se sia lui colui che deve venire, il Signore risponde elencando le sue opere: «I ciechi veggono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, si annuncia a' poveri il Vangelo» (Matteo 11, 5). È la lista del salmo, messa al presente. I Padri hanno visto in questo elenco il ritratto del Messia: le opere che il salmo attribuisce al Signore, Gesù le compie in persona, e così si fa riconoscere.
Il Signore che «scioglie gl' incatenati» e «rialza i caduti» compie anche un'opera più profonda: libera dal peccato, illumina la cecità dell'anima, rialza chi è caduto. Per questo il salmo si prega volentieri per i malati, ma anche per i peccatori, e per chi non vede ancora la luce della fede.
Speranza in Dio, non nei potenti: la lettura cattolica
Il salmo non insegna a disprezzare gli uomini né a rifiutare il loro aiuto. La tradizione dei commentatori precisa che il male non sta nel ricevere soccorso da un uomo, ma nel riporre in lui la speranza che è dovuta solo a Dio. È la virtù teologale della speranza: l'attesa fiduciosa della vita eterna e dei mezzi per giungervi, fondata non sulle nostre forze né sulla protezione dei grandi, ma sulla fedeltà di Dio. L'atto di speranza del catechismo lo dice con parole semplici; lo trovate tra gli atti di fede, speranza e carità.
Lo stesso insegnamento torna nel salmo 118 (Vulgata 117): «Buona cosa ell' è il confidare nel Signore, piuttosto che confidare ne' principi». E il Vangelo lo traduce in una parabola: al ricco che accumulava per anni Dio dice «Stolto, in questa notte è ridomandata a te l'anima tua» (Luca 12, 20), proprio come il salmo diceva dei progetti dei potenti, che vanno in fumo il giorno della morte.
Il salmo 146 nella liturgia del 1962
Lodi del mercoledì. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 145 è l'ultimo salmo delle Lodi del mercoledì, sia nello schema ordinario sia in quello dei tempi di penitenza. Le antifone ne riprendono le parole: Laudabo Deum meum in vita mea, “loderò il mio Dio nella mia vita”; e nei tempi di penitenza, Lauda, anima mea, Dominum, qui erigit elisos et diligit justos, “loda il Signore, anima mia, lui che rialza i caduti e ama i giusti”. Al mattino, prima degli affari del giorno, la Chiesa ricorda dove si trova l'unico appoggio sicuro. Potete pregare quest'Ora nel breviario del giorno.
Nel Messale. Il versetto 2 forma l'offertorio della III domenica dopo Pasqua: Lauda, anima mea, Dominum: laudabo Dominum in vita mea: psallam Deo meo, quamdiu ero, alleluia. Lo stesso offertorio torna il venerdì delle Quattro Tempora di Pentecoste. Nel tempo pasquale, il canto dell'anima che loda Dio per tutta la vita diventa il canto della vita nuova del Risorto.
Come pregare il salmo 146
- Al mattino. Il versetto 2 apre la giornata con la lode prima di ogni domanda; si inserisce bene nella preghiera del mattino.
- Quando si conta troppo sugli uomini. Il favore di un superiore, l'opinione degli altri, una raccomandazione, il denaro: i versetti 3-4 rimettono la speranza al suo posto.
- Per i deboli. I versetti 7-9 si pregano per i malati, i carcerati, gli stranieri, gli orfani e le vedove; si possono unire alla preghiera per i malati.
- Davanti alla morte di un potente, o alla fine di un'epoca: il salmo ricorda che solo il regno di Dio non ha successione.
Lo si conclude con il Gloria Patri. Si accosta bene al salmo 145 (Vulgata 144), Exaltabo te, che lo precede e canta anch'esso il Dio che «rialza tutti que', che si sono infranti».
Domande Frequenti
Che cosa significa “non confidate nei potenti”?
Il salmo insegna che il potere e il favore degli uomini non salvano, perché l'uomo è mortale e i suoi progetti muoiono con lui. Non vieta di onorare le autorità o di accettare il loro aiuto, ma di riporre in loro la speranza dovuta a Dio solo.
Che cosa dice il salmo 146, versetto 8?
Nel Martini: «Il Signore scioglie gl' incatenati, il Signore illumina i ciechi. Il Signore rialza i caduti, il Signore ama i giusti». Sono le opere che Gesù compie nel Vangelo e indica a Giovanni Battista come segni della sua missione.
Perché il salmo 146 si chiama anche salmo 145?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia latina, uniscono i salmi ebraici 9 e 10 e contano poi un numero in meno. Il “salmo 146” della numerazione latina è invece il Laudate Dominum, quoniam bonus est psalmus, prima parte del 147 ebraico.
Chi ha scritto il salmo 146?
Il testo ebraico non porta nomi. La Settanta e la Vulgata lo intitolano ad Aggeo e Zaccaria, profeti del ritorno dall'esilio; la tradizione vi vede almeno un canto del loro tempo, nel Tempio ricostruito. Come tutta la Scrittura, ha per autore principale lo Spirito Santo.
Quando si prega il salmo 146?
Nel Breviario romano del 1962 si canta il mercoledì alle Lodi, quando si dice l'Ufficio della feria. È dunque una preghiera del mattino, ma conviene in ogni momento in cui la fiducia negli uomini vacilla o si fa eccessiva.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
Salmo 145 (146) · con l'app
Accesso anticipato