La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 40 (Vulgata 39): Exspectans exspectavi, ecco, io vengo a fare la tua volontà
Il salmo 40 delle Bibbie moderne è il salmo 39 della Vulgata, l'*Exspectans exspectavi Dominum*: il ringraziamento di chi è stato tratto dal fango e posto sulla roccia, e la parola che la lettera agli Ebrei mette sulle labbra di Cristo che entra nel mondo, «Ecco che io vengo». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino a fronte; la guida ne spiega il significato, i versetti 7-9, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 39 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 38.
1 In finem. Psalmus ipsi David.
1 Per la fine: salmo dello stesso Davidde.
2 Exspectans exspectavi Dominum, et intendit mihi.
2 Aspettai ansiosamente il Signore, ed egli a me si rivolse.
3 Et exaudivit preces meas, et eduxit me de lacu miseriæ et de luto fæcis. Et statuit super petram pedes meos, et direxit gressus meos.
3 Ed esaudì le mie orazioni, e dall'abisso della miseria mi trasse, e dal sordido fango. E a' piedi miei diè fermezza sopra la pietra, e assicurò i miei passi.
4 Et immisit in os meum canticum novum, carmen Deo nostro. Videbunt multi, et timebunt, et sperabunt in Domino.
4 E mise a me in bocca un nuovo cantico, una lauda al nostro Dio. Vedranno molti, e temeranno, e spereranno nel Signore.
5 Beatus vir cujus est nomen Domini spes ejus, et non respexit in vanitates et insanias falsas.
5 Beato l'uomo, di cui la speranza è il nome del Signore: e gli occhi non rivolse alle vanità, e alle follie dell'errore.
6 Multa fecisti tu, Domine Deus meus, mirabilia tua ; et cogitationibus tuis non est qui similis sit tibi. Annuntiavi et locutus sum : multiplicati sunt super numerum.
6 Molte sono le meraviglie fatte da te, o Signore Dio mio; e i tuoi consigli non v'ha chi possa raggiungerli. Gli annunziai, e li raccontai; la lor moltitudine sorpassa ogni numero.
7 Sacrificium et oblationem noluisti ; aures autem perfecisti mihi. Holocaustum et pro peccato non postulasti ;
7 Non hai voluto sagrifizio, né obblazione: ma a me tu formasti le orecchie. Non hai richiesto olocausto, e sagrifizio per lo peccato:
8 tunc dixi : Ecce venio. In capite libri scriptum est de me,
8 Allora dissi: Ecco che io vengo, (Nel complesso del libro di me sta scritto)
9 ut facerem voluntatem tuam. Deus meus, volui, et legem tuam in medio cordis mei.
9 Per fare la tua volontà: Dio mio. Io volli in mezzo al cuor mio aver la tua legge.
10 Annuntiavi justitiam tuam in ecclesia magna ; ecce labia mea non prohibebo : Domine, tu scisti.
10 Ho annunziato la tua giustizia in una Chiesa grande: ecco, che io non terrò chiuse le labbra: tu'l sai, o Signore.
11 Justitiam tuam non abscondi in corde meo ; veritatem tuam et salutare tuum dixi ; non abscondi misericordiam tuam et veritatem tuam a concilio multo.
11 Non ascosi dentro di me la tua giustizia: dimostrai la tua verità, e il tuo Salvatore. Non tenni ascosa la tua misericordia, e la tua verità alla numerosa adunanza.
12 Tu autem, Domine, ne longe facias miserationes tuas a me ; misericordia tua et veritas tua semper susceperunt me.
12 Ma tu, o Signore, non allontanare le tue misericordie da me: la tua pietà, e la tua verità mi sostennero in ogni tempo.
13 Quoniam circumdederunt me mala quorum non est numerus ; comprehenderunt me iniquitates meæ, et non potui ut viderem. Multiplicatæ sunt super capillos capitis mei, et cor meum dereliquit me.
13 Imperocché sono circondato da mali, che non han numero: mi hanno cinto le mie iniquità, ed io non potea vederle. Sono di maggior numero, che i capelli della mia testa; e il cuore mi è mancato.
14 Complaceat tibi, Domine, ut eruas me ; Domine, ad adjuvandum me respice.
14 Piaccia a te, o Signore, di liberarmi: Signore volgiti a darmi aita.
15 Confundantur et revereantur simul, qui quærunt animam meam ut auferant eam ; convertantur retrorsum et revereantur, qui volunt mihi mala.
15 Siano confusi, e svergognati coloro, che cercano la mia vita, affin di rapirla. Siano messi in fuga, e svergognati coloro, che a me bramano il male.
16 Ferant confestim confusionem suam, qui dicunt mihi : Euge, euge !
16 Ricevano tosto l'ignominia che meritano color, che a me dicono: Bene sta, bene sta.
17 Exsultent et lætentur super te omnes quærentes te ; et dicant semper : Magnificetur Dominus, qui diligunt salutare tuum.
17 Esultino, e in te si rallegrino tutti coloro, i quali ti cercano; e quelli, che amano la salute, che vien da te, dicano in ogni tempo: Glorificato sia il Signore.
18 Ego autem mendicus sum et pauper ; Dominus sollicitus est mei. Adjutor meus et protector meus tu es ; Deus meus, ne tardaveris.
18 Io per me son mendico, e senza aiuto: il Signore ha cura di me. Tu sei aiuto mio, e mio protettore: Dio mio, non tardare.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 40 o salmo 39?
Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e chiamano questo salmo il 40; la Vulgata e la Settanta, che uniscono in uno i salmi 9 e 10 dell'ebraico, lo contano come il 39. I numeri dei versetti, invece, sono gli stessi nelle due Bibbie, perché il titolo forma il versetto 1 dappertutto. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
I foglietti della Messa scrivono spesso “Sal 39 (40)”: è qui che si trova il ritornello “Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà”, cercato tanto come «salmo 39» quanto come «salmo 40». Attenzione però:
- salmo 40 (ebraico) = salmo 39 (Vulgata): Exspectans exspectavi, “Ho sperato, ho sperato nel Signore”, in questa pagina;
- salmo 40 della Vulgata = salmo 41 (ebraico): il Beatus qui intelligit, «Beato colui, che ha pensiero del miserabile, e del povero».
Che cosa significa il salmo 40?
Il titolo è «Per la fine: salmo dello stesso Davidde» (v. 1). Il salmo ha due volti. La prima parte (versetti 2-11) è un ringraziamento per una liberazione ottenuta; la seconda (versetti 12-18) torna supplica, come se la prova ricominciasse. Il cristiano vi riconosce la propria vita: la grazia ricevuta non dispensa da nuovi combattimenti.
Un'attesa esaudita (v. 2-4). «Aspettai ansiosamente il Signore, ed egli a me si rivolse». Il latino raddoppia il verbo, exspectans exspectavi, “aspettando ho aspettato”: è un'attesa lunga, ostinata, che non si scoraggia. Ed è premiata: «Ed esaudì le mie orazioni, e dall'abisso della miseria mi trasse, e dal sordido fango. E a' piedi miei diè fermezza sopra la pietra, e assicurò i miei passi» (v. 3). I versetti 2 e 3, che si cercano spesso insieme, dicono tutta la salvezza: l'uomo impantanato è tirato fuori dal fango e posto sulla roccia. I Padri hanno visto in questa pietra Cristo stesso.
Il frutto della liberazione è un canto: «E mise a me in bocca un nuovo cantico, una lauda al nostro Dio» (v. 4). E il canto diventa testimonianza: «Vedranno molti, e temeranno, e spereranno nel Signore».
La fiducia in Dio solo (v. 5-6). Segue una beatitudine: «Beato l'uomo, di cui la speranza è il nome del Signore: e gli occhi non rivolse alle vanità, e alle follie dell'errore». Poi lo stupore davanti alle opere di Dio, troppo numerose per essere raccontate: «Molte sono le meraviglie fatte da te, o Signore Dio mio» (v. 6).
«Ecco che io vengo» (v. 7-9). Qui è il centro del salmo, e merita una sezione a sé (vedete sotto).
L'annuncio nella grande assemblea (v. 10-11). «Ho annunziato la tua giustizia in una Chiesa grande: ecco, che io non terrò chiuse le labbra: tu'l sai, o Signore». Il liberato non tiene per sé ciò che ha ricevuto: «Non ascosi dentro di me la tua giustizia» (v. 11). Il latino dice in ecclesia magna, e il Martini traduce senz'altro «Chiesa». Il salmo 22 (Vulgata 21) si chiude con la stessa lode, dopo la Passione: «Da te le laudi ch'io ti darò nella Chiesa grande».
La supplica riprende (v. 12-18). Il tono cambia: «Imperocché sono circondato da mali, che non han numero: mi hanno cinto le mie iniquità, ed io non potea vederle. Sono di maggior numero, che i capelli della mia testa; e il cuore mi è mancato» (v. 13). Se il salmo è la voce di Cristo, come può parlare delle «mie iniquità»? Sant'Agostino risponde con la sua grande regola di lettura: Cristo parla ora a nome proprio, come Capo, ora a nome del suo Corpo, i fedeli, i cui peccati ha preso su di sé.
Gli ultimi versetti, da «Piaccia a te, o Signore, di liberarmi: Signore volgiti a darmi aita» (v. 14) fino alla fine, si ritrovano quasi parola per parola nel salmo 70 delle Bibbie moderne (Vulgata 69), il cui primo versetto, «Muoviti, o Dio, in mio soccorso: Signore, affrettati a darmi aita», apre ogni Ora dell'Ufficio. Il salmo si chiude nell'umiltà fiduciosa: «Io per me son mendico, e senza aiuto: il Signore ha cura di me. Tu sei aiuto mio, e mio protettore: Dio mio, non tardare» (v. 18).
Salmo 40, 7-9: «Ecco che io vengo»
«Non hai voluto sagrifizio, né obblazione: ma a me tu formasti le orecchie. Non hai richiesto olocausto, e sagrifizio per lo peccato» (v. 7). Come il salmo 50 (Vulgata 49) e il salmo 51 (Vulgata 50), Miserere, questo testo non condanna il culto: dice che Dio vuole anzitutto l'obbedienza del cuore. Orecchie «formate» sono orecchie aperte per ascoltare e obbedire. Di qui la risposta: «Allora dissi: Ecco che io vengo, (Nel complesso del libro di me sta scritto)» (v. 8), «Per fare la tua volontà: Dio mio. Io volli in mezzo al cuor mio aver la tua legge» (v. 9).
La lettera agli Ebrei applica questi versetti al Figlio di Dio che entra nel mondo: «entrando nel mondo, dice: non hai voluto ostia, né oblazione: ma a me hai formato un corpo» (Ebrei 10, 5), e poi: «Allora io dissi: ecco ch'io vengo (nella testata del libro è stato scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà». L'Apostolo cita la versione greca dei Settanta, che porta «un corpo» là dove l'ebraico e la Vulgata hanno «le orecchie». Le due letture dicono lo stesso mistero: il Figlio riceve dal Padre un'umanità interamente docile, e per questa obbedienza offerta, dice la lettera, «siamo stati santificati mediante l'obblazione del corpo di Gesù Cristo (fatta) una volta». Gli antichi sacrifici annunciavano quell'unico sacrificio.
È il programma di tutta la vita di Gesù, che dirà: «Il mio cibo è di fare la volontà di colui, che mi ha mandato» (Giovanni 4, 34). E il cristiano lo fa suo ogni volta che offre se stesso con Cristo nella Santa Messa: «Ecco che io vengo […] Per fare la tua volontà».
Il salmo 40 nella liturgia del 1962
Terza del martedì. Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), il salmo 39 forma da solo la salmodia di Terza del martedì, diviso in tre sezioni (versetti 2-9, 10-14, 15-18), sotto l'antifona Respexit me, et exaudivit deprecationem meam Dominus. Lo pregate quel giorno nel breviario del giorno.
L'Ufficio dei defunti. Il salmo apre il terzo notturno del Mattutino dei morti, sotto l'antifona tratta dal versetto 14: Complaceat tibi, Domine, ut eripias me: Domine, ad adjuvandum me respice. La Chiesa presta la sua voce all'anima che attende la liberazione: vedete la preghiera per i defunti.
Il Venerdì santo. Al Mattutino del Venerdì santo è il secondo salmo del secondo notturno, tra i salmi 37 e 53, sotto l'antifona Confundantur et revereantur, qui quærunt animam meam, ut auferant eam. Il giusto che non ha chiuso le labbra è il Signore davanti ai suoi accusatori.
Nel Messale. L'offertorio della quindicesima domenica dopo Pentecoste è formato dai versetti 2-4: Exspectans exspectavi Dominum, et respexit me: et exaudivit deprecationem meam: et immisit in os meum canticum novum; lo stesso testo si canta il martedì della quarta settimana di Quaresima. L'offertorio della sedicesima domenica dopo Pentecoste, come quello del venerdì della seconda settimana di Quaresima, è preso dai versetti 14-15: Domine, in auxilium meum respice.
Come pregare il salmo 40
- Dopo una liberazione. I versetti 2-6 sono una preghiera di ringraziamento per una guarigione, una riconciliazione, una prova superata, una conversione.
- In una lunga attesa. Il versetto 2 insegna la perseveranza: aspettare e aspettare ancora, senza stancarsi di chiedere.
- Per offrire se stessi. I versetti 8 e 9 si dicono al mattino, o durante la Messa all'offertorio: «Ecco che io vengo […] Per fare la tua volontà».
- Nell'urgenza. I versetti 14 e 18 sono un grido breve di soccorso: «Dio mio, non tardare».
- Per i defunti. Con l'antifona Complaceat, come all'Ufficio dei morti, il salmo si prega per le anime del purgatorio.
Lo si conclude con il Gloria Patri, come all'Ufficio.
Domande Frequenti
Il salmo 39 e il salmo 40 sono lo stesso salmo?
Sì, se si parla dell'Exspectans exspectavi: i libri liturgici lo numerano 39, secondo la Vulgata, e le Bibbie moderne 40. Il ritornello “Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà” viene dai versetti 8 e 9. Il salmo 40 della Vulgata, invece, è il Beatus qui intelligit, salmo 41 delle Bibbie moderne.
Che cosa dicono i versetti 2 e 3 del salmo 40?
Nel Martini: «Aspettai ansiosamente il Signore, ed egli a me si rivolse. Ed esaudì le mie orazioni, e dall'abisso della miseria mi trasse, e dal sordido fango». Descrivono un'attesa perseverante ricompensata dalla salvezza: Dio tira fuori dal fango e pone i piedi sulla roccia.
Che cosa significa «Ecco che io vengo»?
È la risposta di chi si offre a Dio non con sacrifici esteriori, ma con l'obbedienza: «Ecco che io vengo […] Per fare la tua volontà». La lettera agli Ebrei la pone sulle labbra di Cristo che entra nel mondo, e la Chiesa vi vede il cuore del sacrificio redentore.
Perché lo si chiama un salmo di liberazione?
Perché comincia con il ringraziamento di un uomo tratto dall'abisso e dal fango, che Dio ha posto sulla roccia. Il salmo racconta la liberazione ricevuta e poi chiede a Dio di concederne di nuove.
Chi ha scritto il salmo 40?
Il titolo lo attribuisce a Davide. La lettera agli Ebrei legge i versetti 7-9 come parola di Cristo, il che ne fa un salmo messianico; come tutta la Scrittura, ha per autore principale lo Spirito Santo.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
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