La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 70 (Vulgata 69): Deus, in adjutorium meum intende
Il salmo 70 delle Bibbie moderne è il salmo 69 della Vulgata, il *Deus, in adjutorium meum intende*: cinque versetti di supplica, il cui primo versetto apre ogni ora dell'Ufficio divino da quindici secoli. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, l'insegnamento di Cassiano e di san Benedetto, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 69 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 68.
1 In finem. Psalmus David in rememorationem, quod salvum fecerit eum Dominus.
1 Salmo di David in memoria della liberazione ottenuta dal Signore.
2 Deus, in adjutorium meum intende ; Domine, ad adjuvandum me festina.
2 Muoviti, o Dio, in mio soccorso: Signore, affrettati a darmi aita,
3 Confundantur, et revereantur, qui quærunt animam meam.
3 Siano confusi, e svergognati coloro, che cercano l'anima mia:
4 Avertantur retrorsum, et erubescant, qui volunt mihi mala ; avertantur statim erubescentes qui dicunt mihi : Euge, euge !
4 Siano volti in fuga, e svergognati coloro, che si pascono de' miei mali: Sian volti in fuga subitamente, e svergognati coloro, che a me dicono: Bene sta, bene sta.
5 Exsultent et lætentur in te omnes qui quærunt te ; et dicant semper : Magnificetur Dominus, qui diligunt salutare tuum.
5 Esultino in te, e si rallegrino tutti coloro, i quali te cercano; e coloro, che amano la salute che vien da te dican mai sempre: Glorificato sia il Signore.
6 Ego vero egenus et pauper sum ; Deus, adjuva me. Adjutor meus et liberator meus es tu ; Domine, ne moreris.
6 Io però son povero, e mendico: aiutami, o Dio. Tu se' mio aiuto, e mio liberatore; Signore, non tardar più.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 70 o salmo 69?
Questo salmo porta due numeri, secondo la Bibbia che aprite. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono la numerazione ebraica e lo chiamano salmo 70; la Vulgata e la Settanta, seguite dal Breviario, dal Messale e dai Padri, lo contano come salmo 69. Il testo è uno solo, quello che comincia con Deus, in adjutorium meum intende. Lo scarto nasce dal fatto che la Vulgata unisce in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico; la tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Da qui due equivoci frequenti:
- il salmo 70 della Vulgata non è questo, ma il salmo seguente, il 71 delle Bibbie moderne: In te, Domine, speravi, la preghiera dell'anziano che ha sperato in Dio fin dalla giovinezza («La mia bocca predicherà la tua giustizia»). Chi cerca “salmo 70 71” incontra appunto questi due testi vicini;
- il salmo 69 delle Bibbie moderne è il grande lamento Salvum me fac, «Salvami, o Dio: imperocché son penetrate le acque fino all'anima mia», che nella Vulgata è il salmo 68.
I versetti, invece, coincidono con quelli della CEI: il titolo è il versetto 1, e la preghiera comincia al versetto 2.
Che cosa significa il salmo 70?
Cinque versetti bastano a questo salmo, e c'è tutto: l'angoscia, l'appello, la fiducia. Il titolo dice: «Salmo di David in memoria della liberazione ottenuta dal Signore» (v. 1). Il latino in rememorationem, “per fare memoria”, è lo stesso del titolo del salmo 38 (Vulgata 37): è una preghiera destinata a ricordare a Dio l'angustia del suo servo, e al servo la fedeltà di Dio.
L'appello (v. 2). Il salmo non ha preambolo. Comincia con il grido: «Muoviti, o Dio, in mio soccorso: Signore, affrettati a darmi aita». Due volte il nome di Dio, due volte la domanda, e una parola sola che ne dice l'urgenza: festina, affrettati. Chi prega così non ha più il tempo delle frasi lunghe. Non descrive nemmeno la sua disgrazia: chiama.
I nemici confusi (v. 3-4). Seguono due domande contro chi lo perseguita: «Siano confusi, e svergognati coloro, che cercano l'anima mia». Che indietreggino quelli che godono del suo male, e quelli che gli dicono beffardi: «Bene sta, bene sta». Il latino Euge, euge è un grido di trionfo maligno o di falsa ammirazione. La vergogna domandata non è una vendetta: è il desiderio che il male sia smascherato e cessi.
La gioia di chi cerca Dio (v. 5). Il salmo si volge allora ai fedeli: «Esultino in te, e si rallegrino tutti coloro, i quali te cercano; e coloro, che amano la salute che vien da te dican mai sempre: Glorificato sia il Signore». Il Magnificetur Dominus risponde al Deus, in adjutorium: il grido di soccorso diventa lode.
Il povero (v. 6). La conclusione torna a chi prega: «Io però son povero, e mendico: aiutami, o Dio. Tu se' mio aiuto, e mio liberatore; Signore, non tardar più». Il salmo finisce come era cominciato, con una domanda urgente. Il povero non ha nulla da offrire se non la sua povertà, ed è proprio questo che fonda la sua fiducia: non attende nulla da sé, attende tutto da Dio.
Un salmo tratto dal salmo 40
Questo salmo riprende, quasi parola per parola, la fine del salmo 40 (Vulgata 39), Exspectans exspectavi, ai versetti 14-18. Le differenze sono eloquenti. Là il salmista dice: «Piaccia a te, o Signore, di liberarmi»; qui, semplicemente: «Muoviti, o Dio, in mio soccorso». Là conclude: «Io per me son mendico, e senza aiuto: il Signore ha cura di me»; qui chiede: «aiutami, o Dio». Là Dio è «aiuto mio, e mio protettore», qui «mio aiuto, e mio liberatore». Il salmo 70 è più spoglio, più incalzante. Si direbbe che lo Spirito Santo abbia voluto staccare questo grido dal suo contesto per farne una preghiera a sé, da portare sempre con sé.
Lo precede nel Salterio il Salvum me fac, la grande supplica del Giusto nelle acque, di cui è come il riassunto; lo segue l'In te, Domine, speravi, che sviluppa la stessa fiducia del povero fino alla vecchiaia. Il salmo 86 (Vulgata 85), Inclina, Domine, si apre sulla stessa confessione: «afflitto son io, e in povertà».
Cassiano e san Benedetto: la preghiera di tutte le ore
Nessun versetto della Scrittura ha avuto nella tradizione della preghiera un posto paragonabile. All'inizio del V secolo, Giovanni Cassiano riferisce nelle Conferenze (la decima, quella dell'abate Isacco sulla preghiera) l'insegnamento degli antichi monaci d'Egitto: per custodire il ricordo continuo di Dio, si trasmettevano come una formula questo solo versetto, Deus, in adjutorium meum intende; Domine, ad adjuvandum me festina. L'abate Isacco spiega che si addice a tutti gli stati dell'anima: alla tentazione e alla tristezza, ma anche alla gioia e al fervore, nei quali si ha bisogno di Dio per non cadere nell'orgoglio. Contiene l'invocazione di Dio, l'umile confessione della propria debolezza, la vigilanza e la fiducia. Bisogna, dice, meditarlo senza sosta, al lavoro, in cammino, a tavola, e addormentarsi con esso.
Nel secolo seguente, san Benedetto lo iscrive nella sua Regola: al capitolo 18 prescrive di cominciare le ore con questo versetto, seguito dal Gloria Patri e dall'inno. Attraverso la Regola benedettina, e poi il Breviario romano, è diventato la soglia di tutta la preghiera della Chiesa.
I Padri vi hanno udito anche la voce di Cristo. Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, fa parlare qui Cristo e le sue membra, la Chiesa perseguitata. Si sofferma sull'Euge, euge: ci sono due specie di persecutori, quelli che insultano e quelli che adulano, e la lingua dell'adulatore è più pericolosa della mano di chi colpisce. Nei giorni della sua carne, ricorda la Lettera agli Ebrei, Cristo offrì «preghiere, e suppliche con forti grida, e con lagrime» (Ebrei 5, 7): nel Deus, in adjutorium si può ascoltare l'eco della preghiera del Getsemani, che il cristiano fa sua.
Il salmo 69 nella liturgia del 1962
L'apertura di ogni ora. Nel Breviario romano del 1962 ogni ora dell'Ufficio divino comincia con il primo versetto di questo salmo. Il sacerdote o il cantore dice Deus, in adjutorium meum intende, segnandosi; il coro risponde Domine, ad adjuvandum me festina; poi viene il Gloria Patri, seguito dall'Alleluja o, dalla Settuagesima a Pasqua, dal Laus tibi, Domine, Rex æternæ gloriæ. Al Mattutino lo precede il Domine, labia mea aperies, tratto dal Miserere; a Compieta lo precede il Converte nos, Deus, salutaris noster.
Tace soltanto negli ultimi tre giorni della Settimana santa e nell'Ufficio dei defunti, che cominciano senza di esso. Chi prega l'ufficio tradizionale lo pronuncia dunque otto volte al giorno, dal Mattutino a Compieta: è il modo con cui la Chiesa riconosce, ogni volta che comincia a pregare, che non può pregare senza Dio. La Liturgia delle Ore moderna lo conserva nella forma italiana “O Dio, vieni a salvarmi”.
Il salmo intero. Nel salterio settimanale il salmo 69 si canta per intero a Compieta del giovedì, con il salmo seguente, In te, Domine, speravi, sotto l'antifona Adjutor meus et liberator meus esto, Domine, tratta dal versetto 6. La Chiesa lo mette all'ora della sera, prima del sonno, quando l'anima si affida a Dio per la notte. Sulla storia di quest'ora vedete la pagina sulla Compieta; l'ufficio del giorno si prega nel breviario.
Il Giovedì santo. Al Mattutino delle Tenebre del Giovedì santo, il salmo è il secondo del primo notturno, con l'antifona Avertantur retrorsum, et erubescant, qui cogitant mihi mala: la Chiesa lo mette sulla bocca di Cristo nella notte del tradimento.
Alla Messa. Il versetto 2 forma l'Introito della dodicesima domenica dopo Pentecoste e del giovedì della seconda settimana di Quaresima, Deus, in adjutorium meum intende: Domine, ad adjuvandum me festina, con il versetto Avertantur retrorsum. Il graduale del lunedì della seconda settimana di Quaresima canta il versetto 6, Adjutor meus et liberator meus esto: Domine, ne tardaveris, e l'offertorio del giovedì della quarta settimana riprende Domine, ad adjuvandum me festina.
Come pregare il salmo 70
Questo salmo è fatto per essere saputo a memoria e detto nel momento del bisogno. Ecco qualche modo di pregarlo, ricevuto dalla tradizione.
- Per cominciare ogni preghiera. Fare come la Chiesa: aprire la preghiera del mattino o della sera con il segno della croce e il Deus, in adjutorium, seguito dal Gloria Patri. Ci si pone così, anche da soli, nella preghiera della Chiesa intera.
- Nella tentazione. È l'uso che insegnava Cassiano. Al primo assalto della collera, dello scoraggiamento, di un pensiero impuro, ripetere dentro di sé: «Muoviti, o Dio, in mio soccorso». Il Signore ha detto ai discepoli: «Vegliate, e orate, affinché non entriate nella tentazione» (Matteo 26, 41); questo versetto è la forma più semplice di quella preghiera vigilante.
- Nel pericolo o nell'angoscia. Quando mancano le parole, il salmo intero dice tutto in cinque versetti. Lo si può unire al salmo 91 (Vulgata 90), Qui habitat, e alla preghiera di liberazione.
- La sera, con la Chiesa a Compieta del giovedì, o ogni sera prima di dormire: affidare la notte a Colui che si affretta a soccorrere.
- In latino, almeno il primo versetto: è alla portata di tutti e unisce alla preghiera di tutti i secoli cristiani.
Lo si dice con calma, senza precipitarlo, nonostante il suo festina: la fretta la si chiede a Dio, non a chi prega.
Domande Frequenti
Qual è il salmo 70 nella Bibbia cattolica?
Nelle Bibbie moderne, compresa la CEI, il salmo 70 è il Deus, in adjutorium meum intende, «Muoviti, o Dio, in mio soccorso», che la Vulgata e le Bibbie cattoliche tradizionali, come il Martini, numerano 69. È il testo dato in alto in questa pagina, con il latino a fronte.
Perché il salmo 70 porta il numero 69 nella Vulgata?
Perché la Vulgata e la Settanta uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Lo scarto di un numero continua poi per gran parte del Salterio. Il testo è lo stesso.
Il salmo 70 e il salmo 71 sono lo stesso salmo?
No. Il salmo 71 delle Bibbie moderne è l'In te, Domine, speravi, che la Vulgata numera 70. I due salmi si seguono, e la Chiesa li canta insieme a Compieta del giovedì: il primo è un grido di soccorso, il secondo la fiducia di tutta una vita.
Chi ha scritto il salmo 70?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «Salmo di David in memoria della liberazione ottenuta dal Signore». La Chiesa ha sempre accolto questa attribuzione. Il testo riprende la fine del salmo 40, anch'esso attribuito a Davide.
Che differenza c'è tra il salmo 70 e il salmo 40?
Il salmo 70 riproduce quasi alla lettera i versetti 14-18 del salmo 40 (Vulgata 39). Ne è la forma breve e più incalzante, isolata per servire da preghiera propria. Il salmo 40 comincia con il ringraziamento e finisce con l'appello; il salmo 70 è soltanto appello.
Perché ogni ora del Breviario comincia con questo salmo?
Perché la Chiesa ha accolto l'uso dei monaci antichi, attestato da Cassiano e fissato da san Benedetto: cominciare la preghiera chiedendo a Dio stesso di aiutarci a pregare. Il versetto confessa la nostra povertà e la nostra fiducia prima di ogni altra parola.
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