La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 48 (Vulgata 47): Magnus Dominus, la città del gran Re
Il salmo 48 delle Bibbie moderne è il salmo 47 della Vulgata, il *Magnus Dominus et laudabilis nimis*: la lode di Gerusalemme, la città del gran Re, che Dio difende e dove fa misericordia al suo popolo. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, la lettura dei Padri sulla città di Dio, l'introito *Suscepimus* della Candelora e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 47 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 46.
1 Psalmus cantici. Filiis Core, secunda sabbati.
1 Salmo del cantico: ai figliuoli di Core: per il secondo giorno della settimana.
2 Magnus Dominus et laudabilis nimis, in civitate Dei nostri, in monte sancto ejus.
2 Grande il Signore, e laudabile sommamente nella città del nostro Dio, nel suo monte santo.
3 Fundatur exsultatione universæ terræ mons Sion ; latera aquilonis, civitas regis magni.
3 Con giubilo di tutta la terra è fondato il monte di Sion, la città del gran Re dal lato di settentrione.
4 Deus in domibus ejus cognoscetur cum suscipiet eam.
4 Il Signore nelle case di lei sarà conosciuto allorché egli ne prenderà la difesa.
5 Quoniam ecce reges terræ congregati sunt ; convenerunt in unum.
5 Imperocché ecco che i re della terra si son raunati, hanno fatta congiura.
6 Ipsi videntes, sic admirati sunt, conturbati sunt, commoti sunt.
6 Questi stessi al vederla restarono stupefatti, si conturbarono, si commossero, li prese il terrore.
7 Tremor apprehendit eos ; ibi dolores ut parturientis :
7 Quindi dolori come di una donna, che partorisce:
8 in spiritu vehementi conteres naves Tharsis.
8 Col soffio veemente tu fracasserai le navi di Tharsis.
9 Sicut audivimus, sic vidimus, in civitate Domini virtutum, in civitate Dei nostri : Deus fundavit eam in æternum.
9 Secondo quello, che avevamo udito, così abbiam veduto nella città del Signore degli eserciti, nella città del nostro Dio: il Signore la ha fondata per l'eternità.
10 Suscepimus, Deus, misericordiam tuam in medio templi tui.
10 Abbiam ricevuto, o Dio, la tua misericordia, in mezzo al tuo tempio.
11 Secundum nomen tuum, Deus, sic et laus tua in fines terræ ; justitia plena est dextera tua.
11 Come il tuo nome, o Dio, così la tua gloria sino ai confini della terra: la tua destra è piena di giustizia.
12 Lætetur mons Sion, et exsultent filiæ Judæ, propter judicia tua, Domine.
12 Rallegrisi il monte di Sion, ed esultino le figlie di Giuda a causa de' tuoi giudizj, o Signore.
13 Circumdate Sion, et complectimini eam ; narrate in turribus ejus.
13 Girate intorno a Sionne, e disaminatela per ogni parte, contate le torri di lei.
14 Ponite corda vestra in virtute ejus, et distribuite domos ejus, ut enarretis in progenie altera.
14 Considerate coll'animo vostro quant'ella è forte; e distinguete le case di lei per raccontare alla stirpe, che verrà,
15 Quoniam hic est Deus, Deus noster in æternum, et in sæculum sæculi : ipse reget nos in sæcula.
15 Come questi è Dio, il nostro Dio in eterno, e ne' secoli de' secoli: ei ci governerà in perpetuo.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 48 o salmo 47?
Le Bibbie moderne, che seguono l'ebraico, contano questo salmo come il 48. La Vulgata e la Settanta, di cui si servono la liturgia latina e i Padri, lo contano come il 47, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. È lo stesso testo, il Magnus Dominus.
Chi cerca “salmo 48” può dunque trovare due salmi:
- salmo 48 CEI = salmo 47 Vulgata: il Magnus Dominus, questa pagina;
- salmo 48 Vulgata = salmo 49 CEI: l'Audite hæc, omnes gentes, la meditazione sulla vanità delle ricchezze, che comincia con «Udite queste cose, o nazioni quante voi siete» (Sal 48, 2).
Il salmo 47 delle Bibbie moderne è invece l'Omnes gentes, plaudite, salmo 46 della Vulgata. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Il titolo porta un'indicazione rara: «per il secondo giorno della settimana» (v. 1). La tradizione giudaica, raccolta nella Mishnà, assegnava al canto del Tempio un salmo per ogni giorno, e questo era quello del lunedì.
Che cosa significa il salmo 48?
Il salmo canta una città, ma Sion è grande soltanto perché Dio vi abita. Procede in quattro movimenti.
Il monte di Dio (v. 2-4)
«Grande il Signore, e laudabile sommamente nella città del nostro Dio, nel suo monte santo» (v. 2). Il versetto 3 descrive il monte Sion: «Con giubilo di tutta la terra è fondato il monte di Sion, la città del gran Re dal lato di settentrione» (v. 3). Nostro Signore riprenderà l'espressione nel Discorso della montagna: non giurate «né per Gerusalemme, perché ella è la Città del gran Re» (Matteo 5, 35).
I re in fuga (v. 5-8)
Il racconto cambia tono: «ecco che i re della terra si son raunati, hanno fatta congiura» (v. 5). Il salmo non descrive alcuna battaglia: la sola vista della città getta il nemico nello sbigottimento, «Questi stessi al vederla restarono stupefatti, si conturbarono, si commossero, li prese il terrore» (v. 6), e fugge senza aver combattuto. L'immagine del versetto 8 chiude la scena: «Col soffio veemente tu fracasserai le navi di Tharsis» (v. 8). Le navi di Tarsis, le più grandi dell'antichità, sono la figura della potenza umana più orgogliosa.
Il tempio e la misericordia (v. 9-12)
Viene poi la testimonianza dei pellegrini: «Secondo quello, che avevamo udito, così abbiam veduto nella città del Signore degli eserciti» (v. 9). I racconti dei padri sono diventati esperienza. Nel tempio hanno ricevuto la misericordia: «Abbiam ricevuto, o Dio, la tua misericordia, in mezzo al tuo tempio» (v. 10), Suscepimus, Deus, misericordiam tuam in medio templi tui. E la lode di Dio, dice il versetto 11, giunge «sino ai confini della terra»: la città di un popolo annuncia già un culto universale.
La processione attorno a Sion (v. 13-15)
La fine del salmo è un invito: «Girate intorno a Sionne, e disaminatela per ogni parte, contate le torri di lei» (v. 13). Bisogna considerarne la forza e distinguerne le case «per raccontare alla stirpe, che verrà» (v. 14). L'ultimo versetto dà la ragione di tutto: «Come questi è Dio, il nostro Dio in eterno, e ne' secoli de' secoli: ei ci governerà in perpetuo» (v. 15).
La città di Dio nei Padri
Sant'Agostino commenta questo salmo nelle Enarrationes in Psalmos e vi vede la Chiesa. La città costruita sul monte sono i fedeli uniti a Cristo; i re che si coalizzano e fuggono sono le potenze che perseguitano la Chiesa senza poterla abbattere. All'inizio del libro XI della Città di Dio egli fonda sui salmi di Sion il nome stesso della sua grande opera, e questo è tra i salmi che cita.
Il Nuovo Testamento apre la stessa prospettiva. La Lettera agli Ebrei dice ai cristiani: «vi siete appressati al monte di Sion, e alla città di Dio vivo, alla Gerusalemme celeste» (Ebrei 12, 22). La città del salmo ha tre volti: la Gerusalemme di pietra, la Chiesa sulla terra e la Gerusalemme di lassù, che san Giovanni vede scendere dal cielo nell'Apocalisse.
Il salmo forma una famiglia con altri canti di Sion: il salmo 46 (Vulgata 45), Deus noster refugium, che canta la città custodita da Dio in mezzo alle tempeste; il salmo 87 (Vulgata 86), Fundamenta ejus; il salmo 122 (Vulgata 121), Lætatus sum, il cantico dei pellegrini che salgono a Gerusalemme.
Il salmo 48 nella liturgia del 1962
Il Mattutino del mercoledì. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 47 della Vulgata è il quarto dei nove salmi del Mattutino del mercoledì, con l'antifona Magnus Dominus et laudabilis nimis in civitate Dei nostri. Il breviario del giorno permette di pregarlo al suo posto nell'Ufficio della notte.
Le feste. È anche tra i salmi del Mattutino di Natale, con l'antifona Suscepimus, Deus, misericordiam tuam in medio templi tui; di Pentecoste, di cui è il primo salmo, sotto l'antifona Factus est repente de cælo sonus; della Santissima Trinità, della dedicazione di una chiesa e del Comune delle vergini.
La Candelora. Nel Messale del 1962 il versetto 10 e l'inizio dell'11 formano l'introito della Purificazione della Beata Vergine, il 2 febbraio: Suscepimus, Deus, misericordiam tuam in medio templi tui: secundum nomen tuum, Deus, ita et laus tua in fines terræ, con il versetto 2 come versetto salmico; il graduale riprende gli stessi versetti con il versetto 9, Sicut audivimus, ita et vidimus. Quel giorno il vecchio Simeone riceve il Bambino Gesù fra le braccia nel tempio: «Egli se lo prese tra le sue braccia, e benedisse Dio» (Luca 2, 28). La misericordia ricevuta «in mezzo al tuo tempio» ha ormai un volto. La pagina sulla Candelora presenta la festa. Lo stesso introito ritorna l'ottava domenica dopo Pentecoste, che canta all'Alleluia il versetto 2, Magnus Dominus, et laudabilis valde.
Come pregare il salmo 48
- In rendimento di grazie per la Chiesa. Il salmo insegna ad amarla come i pellegrini amavano Gerusalemme: girarle intorno, considerarne la forza, raccontarla ai figli.
- Nella prova. Quando le potenze del mondo sembrano coalizzarsi contro la fede, i versetti 5-8 ricordano che si infrangono come le navi di Tarsis.
- Per trasmettere la fede. Il versetto 14 chiede di raccontare «alla stirpe, che verrà»: conviene ai genitori e ai catechisti.
- Il 2 febbraio, per ricevere con Simeone la misericordia di Dio nel tempio.
Domande Frequenti
Perché il salmo 48 si chiama anche salmo 47?
Perché esistono due numerazioni del Salterio. La Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, lo contano come 47; le Bibbie moderne, che seguono l'ebraico, come 48. È lo stesso Magnus Dominus.
Che cosa significa il salmo 48?
È la lode di Gerusalemme, la città del gran Re, che Dio difende e dove fa misericordia al suo popolo. Nel senso spirituale i Padri vi leggono la Chiesa e la Gerusalemme celeste.
Che cosa dice il versetto 15 del salmo 48?
«Come questi è Dio, il nostro Dio in eterno, e ne' secoli de' secoli: ei ci governerà in perpetuo.» È la conclusione: dopo aver fatto il giro della città, si confessa che la sua vera forza è Dio stesso, che guida il suo popolo per sempre.
Chi ha scritto il salmo 48?
Il titolo lo attribuisce ai figli di Core, una famiglia di leviti cantori del Tempio, ai quali si devono diversi salmi del secondo libro del Salterio.
Il salmo 48 fa cadere i nemici?
Non nel senso in cui talvolta lo si intende. I salmi non sono formule che agiscono da sole, e la Chiesa non ne ha mai fatto un uso magico. Il salmo insegna che le potenze nemiche di Dio si disperdono davanti a lui; lo si prega con fiducia, lasciando a Dio il giudizio.
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