La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 129 (Vulgata 128): Sæpe expugnaverunt, perseguitato ma mai vinto
Il salmo 129 delle Bibbie moderne è il salmo 128 della Vulgata, il *Sæpe expugnaverunt me a juventute mea*: Israele, combattuto fin dalla giovinezza, confessa che i nemici non hanno prevalso, perché il Signore è giusto. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, la lettura dei Padri e l'uso nella liturgia del 1962. Se cercate il «salmo 129» dei defunti, il *De profundis*, leggete prima la sezione sulla numerazione.
Cercate il salmo 128 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 127.
1 Canticum graduum. Sæpe expugnaverunt me a juventute mea, dicat nunc Israël ;
1 Cantico dei gradi. Spesse volte mi hanno combattuto dalla mia giovinezza: dica adesso Israele:
2 sæpe expugnaverunt me a juventute mea : etenim non potuerunt mihi.
2 Spesse volte mi hanno combattuto dalla mia giovinezza, ma non ebber forze bastanti contro di me.
3 Supra dorsum meum fabricaverunt peccatores ; prolongaverunt iniquitatem suam.
3 Sulle mie spalle han fatto crudo lavoro i peccatori: han continuata lungamente la loro iniquità.
4 Dominus justus concidit cervices peccatorum.
4 Il giusto Signore ha troncate le teste de' peccatori:
5 Confundantur, et convertantur retrorsum omnes qui oderunt Sion.
5 siano confusi, e in fuga volti tutti coloro, che odian Sionne.
6 Fiant sicut fœnum tectorum, quod priusquam evellatur exaruit :
6 Sian come l'erba de' tetti, la quale prima di esser colta si secca.
7 de quo non implevit manum suam qui metit, et sinum suum qui manipulos colligit.
7 Della quale non potè empier il pugno il mietitore, né il seno colui, che raccoglie i manipoli.
8 Et non dixerunt qui præteribant : Benedictio Domini super vos. Benediximus vobis in nomine Domini.
8 E i passeggeri non han detto: La benedizione del Signore sopra di voi: noi vi abbiam benedetti nel nome del Signore.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 129 o salmo 128? Il De profundis
Il numero 129 è quello della numerazione ebraica, che seguono le Bibbie moderne, compresa la CEI. La Vulgata e la Settanta, che uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico, contano questo salmo come 128; in latino comincia con Sæpe expugnaverunt me a juventute mea, «Spesse volte mi hanno combattuto dalla mia giovinezza». La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Questa differenza spiega una confusione molto diffusa. I libri liturgici, i libretti di preghiera e i foglietti dei funerali numerano i salmi secondo la Vulgata. Il loro «salmo 129», quello che si recita per i defunti, è dunque il De profundis, «Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore» (salmo 129, 1 della Vulgata), che nelle Bibbie moderne è il salmo 130. In sintesi:
- salmo 129 (ebraico) = salmo 128 (Vulgata): il Sæpe expugnaverunt, il canto d'Israele perseguitato, presentato in questa pagina;
- salmo 130 (ebraico) = salmo 129 (Vulgata): il De profundis, il salmo dei defunti, con il testo completo alla sua pagina; sulla preghiera stessa vedete anche l'articolo sul De profundis.
Chi cerca “salmo 129 per i defunti” cerca quasi sempre il De profundis. I due salmi, però, sono vicini di posto e di Ora: nei Vespri del mercoledì la Chiesa li canta uno dopo l'altro.
Che cosa significa il salmo 129?
È uno dei quindici cantici dei gradi (salmi 119-133 della Vulgata), che i pellegrini cantavano salendo a Gerusalemme; il titolo lo dice: «Cantico dei gradi». Breve, otto versetti, si divide in due metà: uno sguardo sul passato d'Israele, poi un giudizio su coloro che odiano Sion.
Combattuto fin dalla giovinezza (v. 1-4)
«Spesse volte mi hanno combattuto dalla mia giovinezza: dica adesso Israele». Il popolo parla come un solo uomo, e la sua giovinezza sono le sue origini: la schiavitù d'Egitto, le guerre del tempo dei Giudici, le invasioni. La frase è ripresa al versetto 2, come un ritornello che l'assemblea ripete, con una conclusione che capovolge tutto: «ma non ebber forze bastanti contro di me».
Il versetto 3 dice la durezza della prova: «Sulle mie spalle han fatto crudo lavoro i peccatori: han continuata lungamente la loro iniquità». L'ebraico usa qui l'immagine dell'aratore che traccia lunghi solchi sulla schiena della vittima; la Vulgata parla di artigiani che lavorano supra dorsum meum, sul mio dorso. In un caso come nell'altro, è la schiena percossa, caricata, ferita. Ma il versetto 4 dà la ragione della vittoria: «Il giusto Signore ha troncate le teste de' peccatori». Israele non si salva con la propria forza; resiste perché Dio è giusto.
L'erba dei tetti (v. 5-8)
«Siano confusi, e in fuga volti tutti coloro, che odian Sionne» (v. 5). Il salmista li paragona all'«erba de' tetti, la quale prima di esser colta si secca» (v. 6). Sui tetti piatti di terra battuta delle case d'Oriente l'erba spunta in fretta dopo la pioggia, senza radici profonde, e muore al primo sole. Non riempie il pugno del mietitore né il grembo di chi lega i covoni (v. 7), e nessuno le rivolge il saluto della mietitura: «E i passeggeri non han detto: La benedizione del Signore sopra di voi» (v. 8).
Il libro di Rut mostra quest'uso: Booz arriva al campo e saluta i mietitori, «Il Signore sia con voi. Ed essi gli risposero: Il Signore ti benedica» (Rut 2, 4). La prosperità dei malvagi è un'erba che non dà raccolto e sulla quale nessuno invoca la benedizione. Non è un'imprecazione personale: il salmista rimette la causa di Sion al giudizio di Dio, come il salmo 1 annunciava che gli empi sono come la polvere dispersa dal vento.
I Padri: la Chiesa perseguitata e la Passione
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, fa parlare qui la Chiesa intera, il Corpo di Cristo perseguitato fin dal principio del mondo. La sua giovinezza risale ad Abele, il primo giusto ucciso dal fratello; da allora non ha mai cessato di essere attaccata, e mai è stata vinta. Cristo ne ha avvertito i discepoli: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Giovanni 15, 20); e ha aggiunto: «abbiate fidanza: io ho vinto il mondo» (Giovanni 16, 33).
I Padri hanno accostato anche il dorso lavorato del versetto 3 alla flagellazione del Salvatore, annunciata da Isaia, dove il Servo dice: «Ho dato il corpo mio a que', che mi percuotevano» (Isaia 50, 6). Il giusto perseguitato del salmo è anzitutto Cristo nella sua Passione, poi le sue membra fino alla fine dei tempi. La promessa del versetto 2 vale per l'uno e per le altre: «non ebber forze bastanti contro di me». È la stessa parola che Cristo ha detto della sua Chiesa: le porte dell'inferno non prevarranno.
Il salmo 129 nella liturgia del 1962
Vespri del mercoledì. Nel Breviario romano del 1962, secondo il salterio settimanale di san Pio X, il salmo 128 è il secondo dei Vespri del mercoledì, sotto l'antifona Confundantur omnes qui oderunt Sion, tratta dal versetto 5. Viene dopo il salmo 127 della Vulgata (128 delle Bibbie moderne), Beati omnes, e precede proprio il De profundis: dopo la benedizione della famiglia del giusto viene la persecuzione d'Israele, poi il grido dal profondo. Anche nel Breviario anteriore al 1911 il salmo apparteneva ai Vespri del mercoledì, sotto l'antifona Sæpe expugnaverunt me a juventute mea. Potete pregare quest'Ora nel breviario del giorno; sulla sua struttura, vedete la pagina sui Vespri.
La domenica di Passione. Nel Messale, i primi quattro versetti formano il tratto della domenica di Passione, due settimane prima di Pasqua: Sæpe expugnaverunt me a juventute mea. Dicat nunc Israël… fino a Dominus justus concidit cervices peccatorum. La Chiesa mette allora queste parole sulle labbra di Cristo che entra nella sua Passione e dei fedeli che vi si uniscono: il dorso lavorato dai peccatori è quello del Signore flagellato. Il salmo prepara così la Settimana santa e la conclusione della Quaresima.
Come pregare il salmo 129
- Nella persecuzione o nell'ingiustizia. Quando si è calunniati o maltrattati per la fede, i versetti 1-4 danno insieme il lamento e la certezza: non hanno prevalso.
- Per la Chiesa perseguitata. È la preghiera della Chiesa di tutti i secoli; la si dice per i cristiani che oggi soffrono a causa del nome di Cristo.
- Nel tempo di Passione, meditando la flagellazione, sull'esempio del Messale.
- Il mercoledì sera, con la Chiesa, ai Vespri, prima del De profundis.
Si prega volentieri con il salmo 124 (Vulgata 123), Nisi quia Dominus, un altro cantico dei gradi in cui Israele riconosce che, senza il Signore, i nemici lo avrebbero inghiottito. Si conclude con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Il salmo 129 “Dal profondo a te grido, o Signore” è questo salmo?
No. “Dal profondo a te grido”, il De profundis, è il salmo 129 della Vulgata, il numero con cui lo indicano i libri liturgici e le preghiere per i defunti. Nelle Bibbie moderne è il salmo 130, e il suo testo è alla pagina del De profundis. Il salmo 129 ebraico, presentato qui, è il Sæpe expugnaverunt.
Qual è il salmo 129 per i defunti?
È il De profundis, salmo 129 secondo la Vulgata e 130 secondo l'ebraico, che la Chiesa ha sempre recitato per le anime dei defunti; vedete anche la preghiera per i defunti. Il salmo 129 delle Bibbie moderne è invece un canto di persecuzione e di speranza.
Che cosa significa il salmo 129?
È la confessione d'Israele, combattuto fin dalle origini ma mai vinto, perché il Signore è giusto. La seconda metà annuncia che i nemici di Sion seccheranno come l'erba dei tetti. I Padri vi sentono la Chiesa perseguitata fin da Abele e Cristo flagellato.
Che cosa vuol dire «Spesse volte mi hanno combattuto dalla mia giovinezza»?
La giovinezza d'Israele sono i suoi inizi: da sempre il popolo di Dio è stato combattuto. Il versetto 2 aggiunge subito «ma non ebber forze bastanti contro di me»: la fede non nega la sofferenza, le rifiuta l'ultima parola.
Perché il salmo 129 si chiama anche salmo 128?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia, uniscono i salmi 9 e 10 dell'ebraico e contano questo salmo come 128. È lo stesso Sæpe expugnaverunt, il decimo dei quindici cantici dei gradi.
Quando si recita il salmo 129 nella liturgia?
Nel Breviario romano del 1962 è il secondo salmo dei Vespri del mercoledì; nel Messale, i suoi primi quattro versetti formano il tratto della domenica di Passione.
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