La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 88 (Vulgata 87): Domine, Deus salutis meæ, la preghiera della notte più buia
Il salmo 88 delle Bibbie moderne è il salmo 87 della Vulgata, il *Domine, Deus salutis meæ*: il lamento di un uomo che si sente già tra i morti e che, pure, non smette di gridare a Dio. È la sola supplica del Salterio che finisce senza un raggio di luce. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, la lettura della Passione, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 87 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 86.
1 Canticum Psalmi, filiis Core, in finem, pro Maheleth ad respondendum. Intellectus Eman Ezrahitæ.
1 Cantico, ovvero salmo ai figliuoli di Core: per la fine: sul Maeleth: da cantarsi alternativamente. Istruzione di Heman Ezraita.
2 Domine, Deus salutis meæ, in die clamavi et nocte coram te.
2 Signore Dio di mia salute, di giorno, e di notte alzai le mie grida dinanzi a te.
3 Intret in conspectu tuo oratio mea, inclina aurem tuam ad precem meam.
3 Giunga al tuo cospetto la mia orazione: porgi le tue orecchie alla mia preghiera;
4 Quia repleta est malis anima mea, et vita mea inferno appropinquavit.
4 Imperocché l'anima mia è ripiena di mali: e la mia vita al sepolcro si avvicina.
5 Æstimatus sum cum descendentibus in lacum, factus sum sicut homo sine adjutorio,
5 Son riputato come un di quelli, che scendono nella fossa: son divenuto come uomo senza soccorso, io che trai morti son libero:
6 inter mortuos liber ; sicut vulnerati dormientes in sepulchris, quorum non es memor amplius, et ipsi de manu tua repulsi sunt.
6 Come gli uccisi, che dormono ne' sepolcri, de' quali tu non hai più memoria, ed ei sono esclusi dalla tua cura.
7 Posuerunt me in lacu inferiori, in tenebrosis, et in umbra mortis.
7 Mi posero in una fossa profonda: in luoghi tenebrosi, e nell'ombra di morte.
8 Super me confirmatus est furor tuus, et omnes fluctus tuos induxisti super me.
8 Sopra di me si aggravò il tuo furore, e tutte le tue procelle scaricasti sopra di me.
9 Longe fecisti notos meos a me ; posuerunt me abominationem sibi. Traditus sum, et non egrediebar ;
9 Allontanasti da me i miei conoscenti: mi riputarono come oggetto di abbominazione. Fui dato in potere altrui, e io non aveva scampo: gli occhi miei si seccarono per l'afflizione.
10 oculi mei languerunt præ inopia. Clamavi ad te, Domine, tota die ; expandi ad te manus meas.
10 Alzai a te tutto dì le mie grida, o Signore: verso di te io stesi le mani mie.
11 Numquid mortuis facies mirabilia ? aut medici suscitabunt, et confitebuntur tibi ?
11 Farai tu forse miracoli a prò de' morti, o i medici renderan loro la vita, perch'essi a te diano lode?
12 Numquid narrabit aliquis in sepulchro misericordiam tuam, et veritatem tuam in perditione ?
12 Vi sarà egli forse chi nel sepolcro racconti la tua misericordia, e la tua verità nell'inferno?
13 Numquid cognoscentur in tenebris mirabilia tua ? et justitia tua in terra oblivionis ?
13 Sarann' elleno conosciute nelle tenebre le tue meraviglie, e la tua giustizia nella terra della dimenticanza?
14 Et ego ad te, Domine, clamavi, et mane oratio mea præveniet te.
14 Ma io alzai a te le grida, o Signore, e la mia orazione al mattino ti preverrà.
15 Ut quid, Domine, repellis orationem meam ; avertis faciem tuam a me ?
15 E perché, o Signore, rigetti tu la mia orazione, e rivolgi da me la tua faccia?
16 Pauper sum ego, et in laboribus a juventute mea ; exaltatus autem, humiliatus sum et conturbatus.
16 Povero son io, e in affanni fin dalla mia prima età: cresciuto poi fui umiliato, e depresso.
17 In me transierunt iræ tuæ, et terrores tui conturbaverunt me :
17 I tuoi sdegni son caduti sopra di me: e i terrori tuoi mi conturbano.
18 circumdederunt me sicut aqua tota die ; circumdederunt me simul.
18 Tutto dì com'acqua mi inondano: tutti insieme mi hanno sommerso.
19 Elongasti a me amicum et proximum, et notos meos a miseria.
19 Hai allontanato da me l'amico, e il congiunto, e i miei conoscenti per ragione della miseria.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 88 o salmo 87?
Questo salmo è l'88 nelle Bibbie moderne, compresa la CEI, che seguono l'ebraico, e l'87 nella Vulgata, seguita dalla liturgia latina e dal Martini: la Vulgata unisce in uno solo i salmi 9 e 10, e conta poi con un numero in meno.
Molti, cercando «salmo 88», pensano a un altro testo: il ritornello liturgico “Canterò per sempre l'amore del Signore”, che si trova spesso con l'indicazione “Sal 88 (89)”. È il salmo che segue il nostro, il Misericordias Domini, «Le misericordie del Signore canterò io eternamente», cioè il salmo 89 delle Bibbie moderne (Vulgata 88). Il salmo 87 delle Bibbie moderne è invece il breve canto di Sion, «Le fondamenta di lei sopra i monti santi», Vulgata 86. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 88?
Questo salmo sconcerta, perché non consola. Quasi tutte le suppliche del Salterio risalgono verso la luce prima della fine; questa resta nella notte fino all'ultima parola.
Il titolo (v. 1). Il titolo è uno dei più lunghi del Salterio: «Cantico, ovvero salmo ai figliuoli di Core: per la fine: sul Maeleth: da cantarsi alternativamente. Istruzione di Heman Ezraita». Maeleth è probabilmente l'indicazione di una melodia o di un modo di canto, il cui senso preciso è incerto. Heman l'Ezraita è uno dei sapienti ai quali la Scrittura paragona Salomone: «più sapiente di Ethan Ezrahita, e di Heman» (1 Re 4, 31), il terzo libro dei Re nel Martini.
Il grido di giorno e di notte (v. 2-3). Comincia tuttavia con un atto di fede: «Signore Dio di mia salute, di giorno, e di notte alzai le mie grida dinanzi a te» (v. 2). Dio resta, nonostante tutto, il «Dio di mia salute». «Giunga al tuo cospetto la mia orazione: porgi le tue orecchie alla mia preghiera» (v. 3).
Sull'orlo della tomba (v. 4-10). «Imperocché l'anima mia è ripiena di mali: e la mia vita al sepolcro si avvicina» (v. 4). L'uomo si vede già sepolto: «son divenuto come uomo senza soccorso, io che trai morti son libero» (v. 5), simile agli uccisi che dormono nei sepolcri, dei quali Dio non ha più memoria (v. 6). «Mi posero in una fossa profonda: in luoghi tenebrosi, e nell'ombra di morte» (v. 7). Gli amici si sono allontanati: «Allontanasti da me i miei conoscenti: mi riputarono come oggetto di abbominazione» (v. 9). Eppure prega ancora: «Alzai a te tutto dì le mie grida, o Signore: verso di te io stesi le mani mie» (v. 10).
Le domande sulla morte (v. 11-13). «Farai tu forse miracoli a prò de' morti, o i medici renderan loro la vita, perch'essi a te diano lode?» (v. 11). I «medici» vengono dalla Settanta e dalla Vulgata (medici), che hanno letto così una parola ebraica la quale indica invece le ombre dei defunti. «Sarann' elleno conosciute nelle tenebre le tue meraviglie, e la tua giustizia nella terra della dimenticanza?» (v. 13). La domanda resta aperta; sarà Cristo risorto a rispondervi.
La preghiera ostinata (v. 14-19). «Ma io alzai a te le grida, o Signore, e la mia orazione al mattino ti preverrà» (v. 14). Poi il grido più nudo: «E perché, o Signore, rigetti tu la mia orazione, e rivolgi da me la tua faccia?» (v. 15). Il salmo si chiude nell'isolamento: «Hai allontanato da me l'amico, e il congiunto, e i miei conoscenti per ragione della miseria» (v. 19).
La lezione è questa: la fede non è l'assenza delle tenebre, ma il parlare a Dio dal fondo delle tenebre.
Il salmo della Passione
I Padri hanno letto questo salmo come la voce di Cristo nella Passione e nel sepolcro. Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, si ferma sul latino del versetto che il Martini rende «io che trai morti son libero», inter mortuos liber: vi vede Cristo, il solo «libero» fra i morti, perché è disceso nella morte senza esservi trattenuto dal peccato e ne è uscito con la sua propria potenza.
Il versetto sugli amici allontanati trova il suo compimento al Calvario: «tutti i conoscenti di Gesù stavano alla lontana, come anche le donne, che l'avevano seguito dalla Galilea» (Luca 23, 49). Il salmo raggiunge così il salmo 22 (Vulgata 21), Deus, Deus meus, che Gesù prega sulla Croce: «Dio, Dio mio, volgiti a me; perché mi hai tu abbandonato?»
Il salmo 88 nella liturgia del 1962
Compieta del sabato. Nel salterio del Breviario romano del 1962, il salmo 87 apre la Compieta del sabato, seguito dal salmo 102 diviso in due parti, sotto l'antifona tratta dal versetto 3: Intret oratio mea in conspectu tuo, Domine. È l'ultima preghiera della settimana prima della domenica: vi si può sentire la veglia accanto a Cristo nel sepolcro, prima della luce del giorno del Signore. Potete pregare quest'Ora nel breviario del giorno e leggerne la storia nella guida alla Compieta.
Venerdì e Sabato santo. La Chiesa conferma la lettura dei Padri cantandolo nel Mattutino del Triduo. Il Venerdì santo, nel terzo notturno, l'antifona è presa dal versetto 9: Longe fecisti notos meos a me: traditus sum, et non egrediebar, “Hai allontanato da me i miei conoscenti: sono stato consegnato e non potevo uscire”. Il Sabato santo, nel terzo notturno, l'antifona è il versetto 5: Factus sum sicut homo sine adjutorio, inter mortuos liber. La voce del salmo diventa quella del Signore crocifisso e sepolto.
Nel Messale. I versetti 2 e 3, Domine, Deus salutis meæ, in die clamavi et nocte coram te: intret oratio mea in conspectu tuo, formano l'introito e l'offertorio del sabato delle Quattro Tempora di Quaresima, e l'offertorio dei sabati delle Quattro Tempora di Pentecoste e di settembre. Il versetto 2 è anche il versetto alleluiatico della XII domenica dopo Pentecoste.
Come pregare il salmo 88
- Nella desolazione. Quando ogni consolazione manca, dà parole a ciò che il cuore non osa più dire, e le rivolge a Dio invece di ritorcerle contro di sé. Lo si prega con il salmo 77 (Vulgata 76), che esce dalla notte con la memoria delle opere di Dio.
- Accanto ai morenti e per i defunti. Salmo della discesa nel sepolcro, conviene alla preghiera per i defunti, insieme al salmo 130 (Vulgata 129), De profundis.
- Il Venerdì e il Sabato santo, in unione con Cristo morto e sepolto.
- Per chi soffre di depressione o di solitudine. Il salmo mostra che si può pregare anche quando non si sente più nulla, e che il primo nome dato a Dio, «Dio di mia salute», resta vero anche nella notte.
Lo si conclude, come all'Ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché si dice che il salmo 88 è il più oscuro della Bibbia?
Perché è la sola supplica del Salterio che non si apre a nessuna luce prima della fine: si chiude sull'allontanamento degli amici e sull'oscurità. Mostra che si può pregare anche quando non si sente più nulla. La sua prima parola, «Dio di mia salute», resta tuttavia un atto di speranza.
Il salmo 88 parla della Passione di Cristo?
Secondo i Padri, sì. Sant'Agostino vi sente Cristo sofferente, abbandonato dai suoi e disceso nel sepolcro, il solo «libero» fra i morti. La liturgia lo canta al Mattutino del Venerdì e del Sabato santo.
Il salmo 88 è “Canterò per sempre l'amore del Signore”?
No. Quel ritornello appartiene al salmo 89 delle Bibbie moderne, che la Vulgata e molti libri liturgici numerano 88: il Misericordias Domini. Il salmo 88 delle Bibbie moderne è questo, il Domine, Deus salutis meæ.
Chi ha scritto il salmo 88?
Il titolo lo attribuisce a Heman l'Ezraita, cantore e sapiente del tempo di Davide e di Salomone, e lo collega ai figli di Core. La tradizione accoglie questa attribuzione; autore principale, come di tutta la Scrittura, è lo Spirito Santo.
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