La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmi 114 e 115 (Vulgata 113): In exitu Israel e Non nobis, Domine
In exitu Israël
I salmi 114 e 115 delle Bibbie moderne formano nella Vulgata un solo salmo, il 113: *In exitu Israel de Ægypto*, il canto dell'uscita dall'Egitto, seguito dal *Non nobis, Domine*, che rende a Dio solo la gloria. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega le due parti, la lettura di san Paolo e dei Padri, Dante, il posto ai Vespri della domenica nel Breviario del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 113 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 112.
1 Alleluja. In exitu Israël de Ægypto, domus Jacob de populo barbaro,
1 Alleluia: lodate il Signore. Allorchè dall'Egitto uscì Israele: e la casa di Giacobbe (si partì) da un popolo barbaro;
2 facta est Judæa sanctificatio ejus ; Israël potestas ejus.
2 La nazione Giudea venne consacrata a Dio: e dominio di lui venne ad essere Israele.
3 Mare vidit, et fugit ; Jordanis conversus est retrorsum.
3 Il mare vide, e fuggì; il Giordano si rivolse indietro.
4 Montes exsultaverunt ut arietes, et colles sicut agni ovium.
4 I monti saltellarono come arieti, e i colli come gli agnelli delle pecore.
5 Quid est tibi, mare, quod fugisti ? et tu, Jordanis, quia conversus es retrorsum ?
5 Che hai tu, o mare, che se' fuggito, e tu, o Giordano, che indietro ti se' rivolto?
6 montes, exsultastis sicut arietes ? et colles, sicut agni ovium ?
6 E voi, monti, che saltaste come gli arieti, e voi, colli, come gli agnelli delle pecore?
7 A facie Domini mota est terra, a facie Dei Jacob :
7 All'apparir del Signore si scosse la terra: all'apparir del Dio di Giacobbe.
8 qui convertit petram in stagna aquarum, et rupem in fontes aquarum.
8 Il quale in istagni di acque cangia la pietra; e la rupe in sorgive di acque.
9 Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam :
9 Non a noi, o Signore, non a noi, ma al nome tuo dà gloria.
10 super misericordia tua et veritate tua ; nequando dicant gentes : Ubi est Deus eorum ?
10 Per la tua misericordia, e per la tua verità: affinchè non dican giammai le nazioni: il Dio loro dov'è?
11 Deus autem noster in cælo ; omnia quæcumque voluit fecit.
11 Or il nostro Dio è nel cielo; egli ha fatto tutto quello, che ha voluto.
12 Simulacra gentium argentum et aurum, opera manuum hominum.
12 I simolacri delle nazioni argento, e oro, lavoro delle mani degli uomini.
13 Os habent, et non loquentur ; oculos habent, et non videbunt.
13 Hanno bocca, nè mai parleranno; hanno occhi, e mai non vedranno.
14 Aures habent, et non audient ; nares habent, et non odorabunt.
14 Hanno orecchie, ma non udiranno: hanno il naso, e son senza odorato.
15 Manus habent, et non palpabunt ; pedes habent, et non ambulabunt ; non clamabunt in gutture suo.
15 Hanno mani, e non palperanno: hanno piedi, e non si moveranno, e non darà uno strido la loro gola.
16 Similes illis fiant qui faciunt ea, et omnes qui confidunt in eis.
16 Sian simili ad essi quei, che li fanno: e chiunque in essi confida.
17 Domus Israël speravit in Domino ; adjutor eorum et protector eorum est.
17 Nel Signore ha sperato la casa d'Israele: egli è loro aiuto, e lor protettore.
18 Domus Aaron speravit in Domino ; adjutor eorum et protector eorum est.
18 Nel Signore ha sperato la casa di Aronne: egli è loro aiuto, e lor protettore.
19 Qui timent Dominum speraverunt in Domino ; adjutor eorum et protector eorum est.
19 Nel Signore hanno sperato quelli, che temono: egli è loro aiuto, e lor protettore.
20 Dominus memor fuit nostri, et benedixit nobis. Benedixit domui Israël ; benedixit domui Aaron.
20 Il Signore si è ricordato di noi, e ci ha benedetti. Ha benedetta la casa di Israele, ha benedetta la casa di Aarone.
21 Benedixit omnibus qui timent Dominum, pusillis cum majoribus.
21 Ha benedetti tutti quelli, che temono il Signore: i piccoli co' più grandi.
22 Adjiciat Dominus super vos, super vos et super filios vestros.
22 Aggiunga benedizione il Signore sopra di voi: sopra di voi, e sopra de' vostri figliuoli.
23 Benedicti vos a Domino, qui fecit cælum et terram.
23 Siate benedetti voi dal Signore, che ha fatto il cielo, e la terra.
24 Cælum cæli Domino ; terram autem dedit filiis hominum.
24 L'altissimo cielo è pel Signore: la terra poi egli la ha data a' figliuoli degli uomini.
25 Non mortui laudabunt te, Domine, neque omnes qui descendunt in infernum :
25 Non i morti daran lode a te, o Signore; né tutti quei, che scendono nel sepolcro.
26 sed nos qui vivimus, benedicimus Domino, ex hoc nunc et usque in sæculum.
26 Ma noi, che viviamo benediciamo il Signore da questo punto per fino a tutti i secoli.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 114, salmo 115 o salmo 113?
Qui le due numerazioni dei salmi non differiscono di un'unità: si sovrappongono. Il testo ebraico, e con esso le Bibbie moderne e la CEI, conta due salmi: il 114, sull'uscita dall'Egitto, e il 115, che comincia con “Non a noi, Signore”. La Settanta greca e la Vulgata latina li uniscono in un solo salmo, il 113, e in questa forma la Chiesa lo canta da sempre. Nel lettore:
- il salmo 114 ebraico corrisponde ai versetti 1-8;
- il salmo 115 ebraico corrisponde ai versetti 9-26: per ritrovare un versetto del 115 ebraico basta aggiungere 8 al suo numero (il versetto 16 è il nostro versetto 24).
La tavola completa è nella pagina dei Salmi. Attenzione però a tre confusioni frequenti, perché i numeri vicini indicano testi diversi:
- il salmo 113 delle Bibbie moderne è il Laudate pueri, «Fanciulli, lodate il Signore, lodate il nome del Signore» (salmo 112 della Vulgata), che precede il nostro ai Vespri della domenica;
- il “salmo 114” dei libri che usano la numerazione latina è il Dilexi, «Ho amato, perché esaudirà il Signore la voce della mia orazione» (Vulgata 114);
- il “salmo 115” di quei libri, quello del calice che i lezionari moderni propongono il Giovedì santo, è il Credidi: «Prenderò il calice di salute, e invocherò il nome del Signore» (Vulgata 115). Questi ultimi due formano insieme il salmo 116 ebraico.
Che cosa significa il salmo 114: In exitu Israel?
La prima parte, versetti 1-8, canta l'Esodo come un unico grande evento, dal Mar Rosso al Giordano, dal deserto al Sinai. Non racconta: contempla.
Il popolo consacrato (v. 1-2). «Allorchè dall'Egitto uscì Israele: e la casa di Giacobbe (si partì) da un popolo barbaro» (v. 1). Le parole tra parentesi sono un'aggiunta del Martini per rendere chiaro il latino, che dice solo domus Jacob de populo barbaro. Il «popolo barbaro» è l'Egitto, che parlava una lingua straniera. Subito il salmo dice il senso di quell'uscita: «La nazione Giudea venne consacrata a Dio: e dominio di lui venne ad essere Israele» (v. 2). Dio non ha liberato il suo popolo per lasciarlo a se stesso: lo ha liberato per farne il suo santuario e il suo regno.
La natura che fugge (v. 3-4). «Il mare vide, e fuggì; il Giordano si rivolse indietro» (v. 3). Due miracoli lontani quarant'anni sono uniti in un solo verso: il passaggio del Mar Rosso, quando il Signore «lo asciugò: e l'acqua restò scompartita» (Esodo 14, 21), e quello del Giordano sotto Giosuè, quando le acque «si fermarono» e il popolo passò all'asciutto (Giosuè 3, 16). Poi «I monti saltellarono come arieti, e i colli come gli agnelli delle pecore» (v. 4): i commentatori vi vedono il tremore del Sinai nel giorno dell'alleanza, quando «tutto il monte metteva terrore» (Esodo 19, 18).
La domanda e la risposta (v. 5-8). Il poeta interroga la creazione con un'ironia gioiosa: «Che hai tu, o mare, che se' fuggito, e tu, o Giordano, che indietro ti se' rivolto?» (v. 5). La risposta è il nome di Dio: «All'apparir del Signore si scosse la terra: all'apparir del Dio di Giacobbe» (v. 7). Ed è un Dio che dà la vita, non soltanto la potenza: egli è colui «Il quale in istagni di acque cangia la pietra; e la rupe in sorgive di acque» (v. 8). È la roccia percossa da Mosè nel deserto, da cui «scaturirono acque in grandissima copia» (Numeri 20, 11).
Che cosa significa il salmo 115: Non nobis, Domine?
La seconda parte, versetti 9-26, trae la lezione dell'Esodo. Se è Dio che ha fatto tutto, a lui solo spetta la gloria.
Non a noi (v. 9-11). Si apre con il versetto più celebre del salmo: «Non a noi, o Signore, non a noi, ma al nome tuo dà gloria» (v. 9). In latino: Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam. Il popolo chiede che Dio si mostri, non per l'onore d'Israele, ma per la sua misericordia e la sua verità, «affinchè non dican giammai le nazioni: il Dio loro dov'è?» (v. 10). La risposta è una professione di fede: «Or il nostro Dio è nel cielo; egli ha fatto tutto quello, che ha voluto» (v. 11).
Gli idoli (v. 12-16). Segue una delle pagine più ironiche della Scrittura. Gli dèi delle nazioni sono argento e oro, «lavoro delle mani degli uomini» (v. 12): «Hanno bocca, nè mai parleranno; hanno occhi, e mai non vedranno» (v. 13), orecchie, naso, mani e piedi che non servono a nulla. La conclusione è terribile: «Sian simili ad essi quei, che li fanno: e chiunque in essi confida» (v. 16). Si diventa ciò che si adora. Lo stesso brano ritorna quasi parola per parola nel salmo 135 (Vulgata 134), segno che Israele lo cantava come un ritornello contro l'idolatria.
La speranza d'Israele (v. 17-23). Tre gruppi sono chiamati alla fiducia: la casa d'Israele, la casa di Aronne, cioè i sacerdoti, e «quelli, che temono» il Signore; per ciascuno il ritornello è lo stesso: «egli è loro aiuto, e lor protettore» (v. 17). Poi la benedizione scende su tutti, «i piccoli co' più grandi» (v. 21), sui figli, su chi è benedetto dal Signore «che ha fatto il cielo, e la terra» (v. 23). La stessa triplice chiamata apre il salmo 118 (Vulgata 117), Confitemini Domino.
Il cielo e la terra (v. 24-26). Il versetto 24, che le Bibbie moderne numerano 115, 16, afferma: «L'altissimo cielo è pel Signore: la terra poi egli la ha data a' figliuoli degli uomini». Dio resta il padrone del cielo e affida all'uomo la terra, perché la coltivi e ne renda grazie, come all'inizio della Genesi. Il salmo si chiude su un contrasto: «Non i morti daran lode a te, o Signore; né tutti quei, che scendono nel sepolcro» (v. 25), «Ma noi, che viviamo benediciamo il Signore da questo punto per fino a tutti i secoli» (v. 26). La vita è data per la lode.
La lettura di san Paolo e dei Padri
San Paolo ha dato la chiave cristiana dell'Esodo. Scrivendo ai Corinzi, ricorda che i padri «tutti furono battezzati per Mosè nella nube, e nel mare» e che «bevevano della pietra spirituale, che gli accompagnava: e quella pietra era Cristo» (1 Corinzi 10, 2-4). Il passaggio del mare è figura del Battesimo, la roccia che dà acqua è figura di Cristo.
Su questa linea i Padri, e sant'Agostino nelle Enarrationes in Psalmos, hanno letto l'In exitu come il canto del battezzato, uscito dalla schiavitù del peccato come Israele dall'Egitto, e della Pasqua di Cristo, passaggio dalla morte alla vita. La tradizione ha visto nell'acqua che sgorga dalla roccia anche l'immagine del costato aperto del Salvatore, da cui «subito ne uscì sangue, e acqua» (Giovanni 19, 34), i sacramenti della Chiesa. Il Non nobis diventa allora la preghiera d'umiltà di chi sa di aver ricevuto tutto: la gloria della liberazione non è sua.
In exitu Israel e Dante: il salmo dei quattro sensi
Per un lettore italiano questo salmo ha un posto unico, perché Dante lo ha scelto due volte. Nel secondo canto del Purgatorio, le anime che sbarcano dalla navicella dell'angelo sulla spiaggia del monte cantano proprio questo salmo: In exitu Israel de Aegypto / cantavan tutti insieme ad una voce / con quanto di quel salmo è poscia scripto. Le anime salvate, liberate dalla terra come Israele dall'Egitto, intonano il canto dell'esodo nel momento in cui cominciano la loro purificazione.
Nel Convivio (libro II, capitolo 1), Dante si serve dello stesso versetto per spiegare il senso più alto della Scrittura, quello che chiama anagogico: l'uscita d'Israele dall'Egitto, vera alla lettera, significa anche l'uscita dell'anima dal peccato, che la rende santa e libera. L'Epistola a Cangrande della Scala, che la tradizione attribuisce a Dante, sviluppa l'esempio nei quattro sensi della Scrittura: alla lettera, l'uscita dall'Egitto al tempo di Mosè; nel senso allegorico, la nostra redenzione operata da Cristo; nel senso morale, la conversione dell'anima dal peccato alla grazia; nel senso anagogico, il passaggio dell'anima santa dalla servitù della corruzione alla libertà della gloria eterna. È la stessa lettura dei Padri, riassunta in una pagina.
Il salmo nella liturgia del 1962
Vespri della domenica. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 113 è il quinto e ultimo salmo dei Vespri della domenica, dopo il Dixit Dominus, il Confitebor, il Beatus vir e il Laudate pueri. La sua antifona è presa dalla seconda parte: Deus autem noster in cælo: omnia quæcumque voluit, fecit, «il nostro Dio è nel cielo; egli ha fatto tutto quello, che ha voluto». Ogni domenica, giorno della Risurrezione, la Chiesa chiude così la salmodia della sera cantando la Pasqua d'Israele, figura della Pasqua di Cristo. Nei Vespri delle feste dei santi il quinto salmo cambia; nella domenica ordinaria, e anche il giorno di Pasqua, che riprende i salmi domenicali, l'In exitu resta al suo posto. Potete pregare quest'Ora nel breviario del giorno; la nostra guida ai Vespri ne spiega l'ordinamento.
Il tono pellegrino. Il canto gregoriano gli riserva da secoli una melodia propria, il tonus peregrinus, il “tono pellegrino”, diverso dagli otto toni ordinari dei salmi, che il Liber Usualis riporta per questo salmo. Il nome si addice a un canto di popolo in cammino.
Nel Messale. Due domeniche dopo Pentecoste ne prendono il versetto alleluiatico: la XXI domenica, In exitu Israel de Ægypto, domus Jacob de populo barbaro, e la XXII, con un versetto della seconda parte, Qui timent Dominum sperent in eo: adjutor et protector eorum est.
Come pregare i salmi 114 e 115
- Ogni domenica e nel tempo di Pasqua, per rendere grazie della liberazione dal peccato, come fa la Chiesa ai Vespri. Si può unire alla meditazione del Triduo pasquale.
- Nell'anniversario del proprio Battesimo, come il canto della propria uscita dall'Egitto.
- Dopo un successo, con il versetto 9: rendere a Dio la gloria che gli spetta.
- Davanti agli idoli moderni, denaro, potere, immagine di sé, meditando i versetti 12-16: chi li adora diventa come loro, cieco e muto.
- Per i defunti, con i versetti 25-26, chiedendo per loro la lode senza fine dei viventi in Dio.
Lo si conclude con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Che cosa significa il salmo 115?
È la seconda parte del salmo 113 della Vulgata. Rende a Dio solo la gloria, «Non a noi, o Signore, non a noi», deride gli idoli che hanno occhi e non vedono, chiama Israele, i sacerdoti e i fedeli alla fiducia e si chiude sulla lode dei viventi.
Che cosa dice il salmo 115, 16?
Corrisponde al nostro versetto 24: «L'altissimo cielo è pel Signore: la terra poi egli la ha data a' figliuoli degli uomini». Dio resta il padrone del cielo e affida la terra all'uomo, che deve custodirla e renderne grazie.
Di che cosa parla il salmo 114?
Canta l'uscita dall'Egitto: il mare che fugge, il Giordano che torna indietro, i monti che saltano, la roccia cambiata in sorgente. Mostra la creazione che trema davanti al Dio di Giacobbe che salva il suo popolo.
Perché i salmi 114 e 115 nella Vulgata sono uno solo?
La Vulgata segue qui la Settanta greca, che li dà come un unico salmo, cantato senza interruzione. Il testo ebraico li separa. Le due parti si rispondono: il racconto dell'Esodo, poi la lezione da trarne.
Il “salmo 115” del calice è questo salmo?
No. Il salmo del «calice di salute» (Vulgata 115, 4), che i lezionari moderni propongono il Giovedì santo, è il salmo 115 della numerazione latina, il Credidi, che corrisponde alla seconda metà del salmo 116 ebraico. Il salmo 115 ebraico, il Non nobis, è la seconda parte di questa pagina.
Chi ha scritto i salmi 114 e 115?
Il testo non porta nome d'autore; nella Vulgata comincia con l'Alleluia. Fa parte dell'Hallel, i salmi che gli Ebrei cantavano a Pasqua. Come tutto il Salterio, ha per autore principale lo Spirito Santo.
Quando si canta l'In exitu Israel?
Nel Breviario del 1962, ogni domenica ai Vespri, come quinto salmo, e anche ai Vespri di Pasqua. Il Messale ne canta il primo versetto all'alleluia della XXI domenica dopo Pentecoste.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
Salmo 113 (114–115) · con l'app
Accesso anticipato