La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 58 (Vulgata 57): Si vere utique, il Dio che giudica sulla terra
Il salmo 58 delle Bibbie moderne è il salmo 57 della Vulgata, il *Si vere utique justitiam loquimini* di Davide: un atto d'accusa contro i giudici iniqui, l'«aspide sorda, che si chiude le orecchie», e la certezza finale che c'è «un Dio, che giudica costoro sopra la terra». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il modo cristiano di leggere un salmo imprecatorio e il suo posto nel Breviario del 1962.
Cercate il salmo 57 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 56.
1 In finem, ne disperdas. David in tituli inscriptionem.
1 Per la fine: non mandare in perdizione: a Davidde: iscrizione da mettersi sopra una colonna.
2 Si vere utique justitiam loquimini, recta judicate, filii hominum.
2 Se veramente voi parlate per la giustizia, siano retti i vostri giudizi, o figliuoli degli uomini.
3 Etenim in corde iniquitates operamini ; in terra injustitias manus vestræ concinnant.
3 Ma voi nel cuore operate l'iniquità: le vostre mani lavorano ingiustizie sopra la terra.
4 Alienati sunt peccatores a vulva ; erraverunt ab utero : locuti sunt falsa.
4 Si sono alienati da Dio i peccatori fino dal loro nascere, fin dal seno della madre han deviato; han parlato con falsità.
5 Furor illis secundum similitudinem serpentis, sicut aspidis surdæ et obturantis aures suas,
5 Il loro furore è simile a quello di un serpente, simile a quello di un'aspide sorda, che si chiude le orecchie;
6 quæ non exaudiet vocem incantantium, et venefici incantantis sapienter.
6 La quale non udirà la voce dell'incantatore, e del mago perito degli incantesimi.
7 Deus conteret dentes eorum in ore ipsorum ; molas leonum confringet Dominus.
7 Dio stritolerà i loro denti nella lor bocca, il Signore spezzerà le mascelle de' lioni.
8 Ad nihilum devenient tamquam aqua decurrens ; intendit arcum suum donec infirmentur.
8 Si ridurran nel niente, com' acqua, che scorre; egli tien teso il suo arco, per sino a tanto che siano abbattuti.
9 Sicut cera quæ fluit auferentur ; supercecidit ignis, et non viderunt solem.
9 Saranno strutti, come cera che si fonde: cadde il fuoco sopra di essi, e non vider più il sole.
10 Priusquam intelligerent spinæ vestræ rhamnum, sicut viventes sic in ira absorbet eos.
10 Prima che queste vostre spine si sentano fatte un roveto, così ei li divorerà nel suo sdegno, quasi ancor vivi.
11 Lætabitur justus cum viderit vindictam ; manus suas lavabit in sanguine peccatoris.
11 Si allegrerà il giusto nel veder la vendetta: laverà le mani sue nel sangue del peccatore.
12 Et dicet homo : Si utique est fructus justo, utique est Deus judicans eos in terra.
12 E uomo dirà: Certamente se v' ha frutto pel giusto, v' ha certamente un Dio, che giudica costoro sopra la terra.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 58 o salmo 57?
Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e contano questo salmo come il 58; la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia latina, lo contano come il 57, perché uniscono in uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. È lo stesso testo, il Si vere utique.
Chi cerca «salmo 58» in un libro che segue la Vulgata trova invece l'Eripe me de inimicis meis, «Salvami da' miei nemici, o mio Dio», che è il salmo 59 delle Bibbie moderne (Vulgata 58). Il salmo che precede il nostro, il Miserere mei, Deus, miserere mei, è il salmo 57 delle Bibbie moderne (Vulgata 56). La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 58?
Il titolo (v. 1). «Per la fine: non mandare in perdizione: a Davidde: iscrizione da mettersi sopra una colonna». Le parole Ne disperdas, «non mandare in perdizione», sono probabilmente l'indicazione di una melodia, e tornano nei titoli dei salmi vicini; l'«iscrizione da mettersi sopra una colonna» traduce il latino in tituli inscriptionem, come per un testo da incidere perché resti. Il senso esatto di questi titoli antichi è incerto, e i commentatori lo hanno spiegato in modi diversi.
L'interpellanza ai giudici (v. 2-3). Il salmo si rivolge ai potenti incaricati di rendere giustizia: «Se veramente voi parlate per la giustizia, siano retti i vostri giudizi, o figliuoli degli uomini» (v. 2). La risposta è già nella domanda: «Ma voi nel cuore operate l'iniquità: le vostre mani lavorano ingiustizie sopra la terra» (v. 3). Nostro Signore riprenderà la stessa esigenza: «Non giudicate secondo l'apparenza; ma giudicate con retto giudizio» (Giovanni 7, 24).
L'indurimento (v. 4-6). «Si sono alienati da Dio i peccatori fino dal loro nascere» (v. 4); il loro furore è «simile a quello di un'aspide sorda, che si chiude le orecchie» (v. 5), e che non udrà «la voce dell'incantatore» (v. 6). L'immagine dice un male voluto: l'aspide non è sorda per natura, si tura le orecchie da sé.
Le immagini del castigo (v. 7-10). Le immagini si susseguono: i denti spezzati, le mascelle dei leoni frantumate, l'acqua che scorre via, la cera che si scioglie, le spine divorate prima di diventare un roveto. Non descrivono la vendetta di un uomo, ma la fragilità del malvagio davanti a Dio: «Si ridurran nel niente, com' acqua, che scorre» (v. 8); «Saranno strutti, come cera che si fonde» (v. 9).
La gioia del giusto e il giudizio di Dio (v. 11-12). Il versetto 11 urta il lettore moderno: «Si allegrerà il giusto nel veder la vendetta: laverà le mani sue nel sangue del peccatore». L'ultimo versetto ne dà il senso: «E uomo dirà: Certamente se v' ha frutto pel giusto, v' ha certamente un Dio, che giudica costoro sopra la terra» (v. 12). La gioia del giusto non è crudeltà: è la gioia di vedere finire l'ingiustizia e Dio riconosciuto come giudice.
Come leggere un salmo imprecatorio?
Il salmo 58 è un salmo imprecatorio: invoca sui malvagi il giudizio di Dio. Il Breviario romano lo conserva ogni settimana nell'Ufficio, mentre la Liturgia delle Ore del 1971 lo ha omesso dal suo salterio. I Padri ne danno la chiave. Queste parole non sono un modello di rancore: sono una profezia del giudizio e una consegna della vendetta a Dio solo. Chi prega così rinuncia a farsi giustizia da sé, secondo la parola dell'Apostolo: «Non vendicandovi da voi stessi, o carissimi, ma date luogo all'ira; imperocché sta scritto: A me la vendetta; io farò ragione, dice il Signore» (Romani 12, 19).
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, riferisce l'antica credenza secondo cui l'aspide, per non udire l'incantatore, preme un orecchio contro la terra e chiude l'altro con la coda. Vi vede il peccatore che rifiuta di ascoltare la parola di Dio per paura di dover cambiare vita. Il giusto, al contrario, non odia il peccatore: odia il peccato, e desidera che il peccatore si converta prima del giudizio. La certezza del Giudizio universale non esclude la misericordia offerta fino all'ultimo istante.
Il Giudice dell'ultimo versetto
Letto alla luce del Vangelo, il salmo parla anche della Passione. Fra i «figliuoli degli uomini» chiamati a giudicare con rettitudine, il lettore cristiano non può non vedere i giudici del Signore, che parlarono di giustizia e condannarono l'Innocente. Il Dio «che giudica costoro sopra la terra» ha un volto: «il Padre non giudica alcuno: ma ha rimesso interamente nel Figliuolo il far giudizio» (Giovanni 5, 22). Colui che fu giudicato ingiustamente tornerà a giudicare il mondo.
L'aspide che si chiude le orecchie ricorda la parola di Gesù su chi ascolta senza voler capire: «questo popolo ha un cuore crasso, ed è duro d'orecchie, ed ha chiusi gli occhi» (Matteo 13, 15). E il grido del salmo per la giustizia risuona fino all'Apocalisse, sulle labbra dei martiri sotto l'altare: «fino a quando, Signore santo, e verace, non fai giudizio» (Apocalisse 6, 10).
Lo stesso tema percorre il salmo 82 (Vulgata 81), Deus stetit, dove Dio «in mezzo a loro degli stessi dei fa giudizio», e il salmo 94 (Vulgata 93), Deus ultionum. Il salmo 140 (Vulgata 139), Eripe me, Domine riprende l'immagine del veleno: «hanno veleno di aspidi sotto le loro lingue».
Il salmo 58 nella liturgia del 1962
Nel Breviario romano del 1962 il salmo 57 della Vulgata si dice a Sesta del mercoledì, dopo i salmi 55 e 56 (56 e 57 ebraici), sotto l'antifona In Deo speravi, non timebo quid faciat mihi homo, “In Dio ho sperato, non temerò che cosa possa farmi l'uomo”. A mezzogiorno, nel pieno della giornata di lavoro, la Chiesa rimette a Dio le ingiustizie degli uomini. Prima della riforma di san Pio X lo si cantava invece al Mattutino del mercoledì, con l'antifona Juste judicate, filii hominum. Potete pregarlo al suo posto nel breviario del giorno; sulla struttura delle Ore, vedete la guida alla Liturgia delle Ore.
Come pregare il salmo 58
- Davanti all'ingiustizia. Quando il diritto è calpestato e i potenti opprimono, il salmo insegna a rimettere la propria causa al Giudice che non si lascia corrompere.
- Come esame di coscienza. Vale per chi ha da giudicare, in famiglia, nel lavoro, nella vita pubblica: «siano retti i vostri giudizi».
- Per la conversione dei peccatori. Secondo la lettura di Agostino, si prega perché chi si è chiuso le orecchie torni ad ascoltare prima che venga il giudizio.
- Come atto di fede. Il versetto 12 si ripete per dire che nessuna ingiustizia resterà impunita e nessuna fedeltà senza frutto.
Lo si conclude, come all'Ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 58 si chiama anche salmo 57?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, sono indietro di un numero rispetto alle Bibbie moderne per quasi tutto il Salterio. Il Si vere utique è il 57 della Vulgata e il 58 delle Bibbie tradotte dall'ebraico.
Qual è il significato del salmo 58?
È un appello alla giustizia di Dio contro i giudici iniqui. Denuncia la corruzione di chi dovrebbe giudicare con rettitudine, ne annuncia la rovina e conclude che c'è un Dio che giudica sulla terra.
Che cosa vuol dire l'«aspide sorda»?
È l'immagine del peccatore che non vuole ascoltare. Gli antichi credevano che l'aspide si turasse le orecchie per non sentire l'incantatore; sant'Agostino vi vede chi rifiuta la parola di Dio per non doversi convertire.
Il salmo 58 è un salmo di maledizione?
È un salmo imprecatorio. La tradizione non lo legge come odio personale, ma come annuncio del giudizio di Dio e come consegna di ogni vendetta nelle sue mani.
Chi ha scritto il salmo 58?
Il titolo lo attribuisce a Davide, e la tradizione accoglie questa attribuzione; autore principale, come di tutta la Scrittura, è lo Spirito Santo.
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